Lo Stato islamico non è sconfitto. E i cristiani sono ancora nel mirino

Cari amici, cari lettori, la sconfitta dell’Isis a Mosul e a Raqqa sta regalando all’Europa e all’Occidente due false illusioni. La prima è quella d’aver definitivamente debellato il terrore islamista. La seconda è quella d’aver messo fine alla persecuzione dei cristiani e ai problemi sofferti dalle loro comunità in Medio Oriente. Non è così. Lo […]

Cari amici, cari lettori, la sconfitta dell’Isis a Mosul e a Raqqa sta regalando all’Europa e all’Occidente due false illusioni. La prima è quella d’aver definitivamente debellato il terrore islamista. La seconda è quella d’aver messo fine alla persecuzione dei cristiani e ai problemi sofferti dalle loro comunità in Medio Oriente. Non è così. Lo Stato islamico non è stato sconfitto. Cancellando la sua presenza a Raqqa e Moul abbiamo semplicemente arginato il suo tentativo di trasformarsi in uno Stato modellato sul terribile esempio dell’antico Califfato. Lo Stato islamico, però, sopravvive ancora. Esattamente come Al Qaida sopravvisse, in Iraq, alle offensive lanciate dagli americani tra il 2006 e il 2009. Anche allora il terrore islamista sembrava sconfitto, ma bastarono pochi anni e l’occasione della guerra in Siria per farlo risorgere in quella forma ancor più violenta e virulenta conosciuta con il nome di Stato islamico.
Il terrore islamista è, inoltre, ancora ben radicato e presente in Siria. Lì – tanto per citare un nome e una località – la locale costola di Al Qaida, conosciuta un tempo come Jabhat Al Nusra e oggi con il nome di Tahrir al-Sham, controlla vasti territori della provincia di Idlib.
In Egitto – da cui è appena tornato l’amico e collega Fausto Biloslavo – controlla ampi territori di quella penisola del Sinai considerata fino a pochi anni fa un paradiso delle vacanze.
In Libia, e più in generale in tutto il Nord Africa, la presenza dello Stato islamico e di Al Qaida è ancora capillare e insidiosa. Senza dimenticare la minaccia più vicina a noi ovvero quell’islam violento e intollerante cresciuto e sviluppatosi all’interno delle più importanti città europee, Italia compresa.
Dunque non illudiamoci. La sconfitta dell’Isis a Raqqa e Mosul è stata solo la tappa di una guerra che durerà ancora a lungo. Come ancora a lungo sono destinati a durare gli attacchi alla presenza cristiana in Medio Oriente. L’estremismo islamista, fenomeno ben più ampia e vasto del terrorismo dell’Isis, punta a sradicare le comunità cristiane mediorientali.
Le colpe dei cristiani, come racconto nel mio ultimo libro “Fratelli Traditi” dedicato alla persecuzione dei Cristiani in Siria, sono molto semplici. Con la loro predicazione, antecedente di almeno sei secoli quella di Maometto, testimoniano la presenza di un credo più antico dell’islam. Ma la loro colpa più grave è quella di predicare pace e tolleranza in una regione dove i sostenitori dell’Islam più integralista istigano all’odio e alla violenza. Eppure di fronte a tutto questo l’Europa e l’Occidente continuano a voltare la testa dall’altra parte ignorando la persecuzione dei Cristiani e arrivando, come successo, in Siria ad appoggiare le formazioni jihadiste.
Di Gian Micalessin
Fonte: http://www.occhidellaguerra.it



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