L’Italia ha voluto il fardello migratorio. Di cui si lamenta

L’Europa ci prenda ufficialmente a calci sulla questione dei migranti illegali in arrivo dalla Libia. Al vertice Ue di Tallin, Roma ha incassato un sostegno formale ma non c’è stata nessuna apertura sulla ripartizione degli arrivi o sull’apertura dei porti dei nostri partner sul Mediterraneo. Del resto la Ue non accetta migranti illegali da quando […]

L’Europa ci prenda ufficialmente a calci sulla questione dei migranti illegali in arrivo dalla Libia. Al vertice Ue di Tallin, Roma ha incassato un sostegno formale ma non c’è stata nessuna apertura sulla ripartizione degli arrivi o sull’apertura dei porti dei nostri partner sul Mediterraneo.
Del resto la Ue non accetta migranti illegali da quando ha chiuso la rotta balcanica dalla Turchia e considera il diritto di asilo limitato a siriani, iracheni ed eritrei. Nazionalità praticamente assenti tra coloro che vengono fatti sbarcare in Italia provenienti dal Bangladesh e dall’Africa Occidentale. Inutile lo sforzo del ministro Marco Minniti di attutire lo smacco affermando che “le questioni poste dall’Italia hanno avuto un rilievo” poiché al di là delle dichiarazioni della Commissione sono i singoli partner a sottrarsi da qualunque aiuto che non sia limitato a qualche soldo in più per l’emergenza. Minniti nel suo intervento ha particolarmente insistito sulla necessità di aumentare l’impegno Ue e dei singoli paesi in Libia, sottolineando l’ampio divario con l’investimento (3 miliardi che raddoppieranno l’anno prossimo) fatto l’anno scorso per bloccare la rotta balcanica dalla Turchia. Con la duplice differenza che la Turchia ha un governo forte con cui negoziare, la Libia no mentre la rotta balcanica riempiva di immigrati illegali la grande Germania, quella libica solo l’Italia. Non a caso quell’intesa è stata negoziata da Angela Merkel, ma pagata da tutta la Ue. La Ue è d’accordo a investire più soldi in Libia e in Africa ma si tratta di soldi che non daranno frutti o se li daranno non sarà certo in tempi brevi mentre occorre fermare subito i flussi migratori.
La prossima settimana al vertice di Frontex, l’Agenzia per i confini e la guardia costiera europea, l’Italia proporrà di regionalizzare l‘operazione Triton per ridistribuire i migranti raccolti presso altri partner. Ipotesi bocciata da tutti i governi Ue e soprattutto dal ministro tedesco Thomas de Maiziere, che ha detto di non sostenere l’idea di regionalizzare le operazioni di salvataggio per non attirare più migranti e di creare divisioni fra i Paesi. Una valutazione pragmatica e corretta. L’apertura dei porti europei aumenterebbe i flussi di immigrati illegali, ma di fatto il problema non è che i Paesi europei chiudono le frontiere ai clandestini ma che l’Italia le mantiene aperte, anzi spalancate a chiunque paghi i criminali per venire in Italia. Sul tavolo anche la riforma delle regole di Dublino del diritto di asilo che al momento penalizza l’Italia affidando l’esame delle domande solo al Paese di primo ingresso.
Del resto è stata proprio l’Italia a voler il fardello migratorio di cui oggi si lamenta quando, nel 2014 chiese denaro e navi europee per non far ricadere l’onere dei soccorsi dell’Operazione Mare Nostrum sulla sola Marina Italiana. Un dato noto ma confermato recentemente dall’allora ministro degli Esteri del governo Letta, Emma Bonino. “Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino”. Nel 2014-2016 il governo Renzi pretese che “il coordinatore fosse a Roma, la Guardia Costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia: lo abbiamo chiesto noi, l’accordo l’abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino”, ha detto nei giorni scorsi la Bonino, intervistata dal Giornale di Brescia.
L’operazione europea Triton, varata da Frontex per pattugliare le frontiere nel 2014 dopo la fine di quella italiana Mare Nostrum, prevede che le navi dei Paesi europei sbarchino in Italia i migranti illegali soccorsi. Stesse regole per la seconda missione navale europea, Eunavfor Med varata l’anno successivo e guidata da ammiragli italiani. “All’inizio”, secondo la Bonino, “non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Un po’ ci siamo legati i piedi e un po’ francamente abbiamo sottovalutato la situazione”. Ora che è chiaro che l‘emergenza è senza fine per Emma Bonino “disfare questo accordo è adesso piuttosto complicato”. L’ex ministro fu la prima politica italiana ad evidenziare i nessi tra immigrazione illegale dalla Libia e terrorismo islamico pur opponendosi sempre a respingimenti e arrivando ad affermare che l’Italia “ha bisogno” di 300 mila immigrati l’anno”. La Bonino aveva già espresso nei giorni scorsi il suo scetticismo circa le speranze di Roma di ottenere qualche aiuto concreto a Tallinn.
A questo punto l’unica via d’uscita per Roma è attuare subito i respingimenti assistiti in Libia dei migranti cooperando con la Guardia costiera libica equipaggiata e addestrata dagli italiani. Non vi sarebbero più morti in mare e i flussi cesserebbero in pochi giorni poiché nessun pagherebbe né rischierebbe la vita sapendo che alla fine del viaggio si ritroverebbe in Africa invece che in Europa.
di Gianandrea Gaiani
Fonte: http://www.lanuovabq.it



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