«L’integralismo laico è il miglior alleato degli integralisti islamici»

Intervista a padre Pierre-Hervé Grosjean: «La Francia è stata attaccata per la sua storia e le sue radici. Il nichilismo non ha mai unito nessuno»

Pierre-Hervé Grosjean è un sacerdote di 37 anni, responsabile per i temi politici, bioetici e di etica economica della diocesi di Versailles. Molto presente nel dibattito pubblico francese con il suo Padreblog, ha scritto una tribuna su Le Figaro per criticare la debolezza del paese davanti all’assalto dei terroristi islamici e le recenti proposte laiciste dei sindaci francesi che in un vademecum sono tornati a proporre di eliminare dalla scena pubblica ogni traccia di religione, presepi compresi. A tempi.it spiega perché «l’integralismo laico è il miglior alleato degli integralisti islamici».

Padre Grosjean, perché ha criticato così duramente il Vademecum dell’Associazione dei sindaci francesi?

L’integralismo laico nega la dimensione spirituale della persona umana e vuole far sparire la dimensione religiosa dalla società. Vuole soffocare le religioni. Ma una nazione che dimentica le sue radici e la sua eredità spirituale è fragile davanti alla forza delle convinzioni degli integralisti islamici.

Perché collega le proposte laiciste dei sindaci alla strage di Parigi?

La forza di una nazione è rappresentata dalla sua anima, se un paese rinnega la sua identità cristiana, la sua cultura e la sua storia, si ritroverà impotente davanti a questa violenza islamista.

Charlie Hebdo se l’è presa con l’hashtag #prayforparis.

Appunto. I media si domandano come dei giovani francesi possano partire per la Siria, rischiando la loro vita, a combattere per lo Stato islamico. E non si accorgono che parte della risposta è in questo vuoto spirituale nel quale facciamo crescere i nostri giovani. Chi risponderà alla loro sete di assoluto, al loro bisogno spirituale?

Ha una risposta?

Di certo non il nichilismo, la denigrazione permanente delle religioni o l’odio verso la propria cultura e identità. Queste cose, insieme al relativismo morale, non hanno mai portato felicità né costruito una civiltà né tantomeno unificato un paese.

I giornali francesi la pensano diversamente. Libération ha scritto: «Siamo stati attaccati per la nostra festosa miscredenza, perché abbiamo deciso di stare dalla parte di Sodoma e Gomorra, per la nostra tolleranza senza dubbio da idioti ma davvero onorevole verso tutte le fedi fino a quando restano inginocchiate nel loculo dell’intimità».

La Francia è stata attaccata perché è la Francia. Punto. Questa frase di Libération è ignobile, offensiva per i cristiani che sono tra le vittime e che hanno fede. Nessuno ha il diritto di appropriarsi delle vittime. Allo Stade de France, nei caffè o al Bataclan è tutta la Francia che è stata colpita. Inoltre, rivendicando gli attentati, i barbari dello Stato islamico hanno scritto che loro hanno attaccato Parigi “che porta la bandiera della Croce in Europa”. Loro hanno colpito ciò che siamo: la nostra cultura, storia, libertà, gioia di vivere, ma anche la nostra fede. È rimanendo fedeli a tutto questo che noi vinceremo.

Vietare di allestire presepi sul suolo pubblico non è quindi la risposta giusta ai terroristi.

La laicità normalmente dovrebbe essere l’organizzazione giuridica e politica della società che permette a ciascuno di vivere la propria fede o non fede in pace, tutti insieme. Ma alcuni vogliono strumentalizzare questi attentati per denunciare le religioni come causa della violenza e quindi farle sparire. Vedono l’occasione di sbarazzarsi del cristianesimo e dell’influenza della Chiesa nella società.

Se il divertissement non basta, che cosa dovrebbe fare allora la Francia?

Visto che ci attaccano, dobbiamo ritornare a essere fedeli a ciò che siamo. Solo questo ci può unire. La Francia troverà la forza di risvegliarsi nella sua cultura, nella sua storia, nelle sue radici, nella sua eredità spirituale, nella sua grandezza e generosità.

E i musulmani francesi? Loro fanno parte di questa storia?

La nostra cultura francese e cristiana protegge la libertà di coscienza e la libertà religiosa. Il cammino spirituale dei musulmani deve essere rispettato e devono poter esercitare la loro libertà di culto. Ma questo non impedisce a ciascun paese di definire ciò che è compatibile o meno con la propria cultura e identità. Alcune pratiche di un islam radicale non sono compatibili con le leggi della République, né con la cultura del nostro paese. Questo deve essere chiaramente detto e rispettato, perché si possa convivere in pace.

di Leone Grotti

Fonte: http://www.tempi.it



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