L’inganno del governo tecnico: nuova puntata?

Vorrei dirlo con chiarezza: sono contrario ad un governo di questo genere. Meglio le elezioni a luglio.

Ancora un governo tecnico?! Sembra questa l’idea del Presidente Mattarella, almeno nel momento in cui chiudiamo questo numero di Vita Nuova. Egli pensa ad un “governo di servizio”. In altri tempi si sarebbe detto “governo di scopo”, oppure “governo di garanzia”. Tutte formule che dicono due cose: sarà un governo non politico che però farà cose politiche, sarà un governo del Presidente. Lo avevamo previsto: la legge elettorale non avrebbe garantito nessuna maggioranza e quindi il pallino sarebbe caduto nelle mani di Mattarella, deus ex machina della situazione. Vorrei dirlo con chiarezza: sono contrario ad un governo di questo genere. Meglio le elezioni a luglio.

Napolitano era stato un maestro nell’arte di formare governi del Presidente. Basti ricordare come aveva architettato l’incarico a Mario Monti. Il quale capeggiò un governo tecnico, ma poi si lanciò in politica, fece il suo partitino (Scelta Civica) che per fortuna si disgregò in mille pezzi ma che comunque segnò l’ambizione del presidente di un governo tecnico di diventare un presidente politico. Lo scopo del presidente di un governo tecnico è sempre di presiedere un governo direttamente politico. Non esiste il presidente di un governo tecnico che, come Cincinnato, ritorni all’aratro terminata la missione. Del resto, lo stesso concetto di un governo tecnico è un inganno. Governare non è mail solo questione tecnica. Tutte le scelte tecniche sono anche politiche. Il governo tecnico non è previsto dalla Costituzione. Ogni governo, indipendentemente da come nasce, se ha la fiducia del Parlamento è pienamente politico. E nemmeno Mattarella potrà eventualmente tirargli le orecchie per non aver superato i confini tecnici della sua azione.

Le elezioni del 3 marzo, a detta di tutti, hanno segnato una rivoluzione politica, non tecnica. Ci sono stati partiti fortemente penalizzati, altri che hanno avuto una fiammata di successo. Tra di loro ci sono forti diversità culturali e programmatiche, tanto è vero che non sono riusciti a trovare un accordo in Parlamento. Gli italiani hanno espresso, dopo tanti anni di tatticismi del Quirinale, una forte volontà di cambiamento politico ed ora dovrebbero ritrovarsi guidati da un funzionario pubblico tirato fuori da qualche ministero? Ancora una volta un governo non votato da nessuno, non espresso dal popolo?

I partiti che terranno ferma la posizione verranno premiati, quelli che si adatteranno a Mattarella subiranno una ulteriore sconfitta alla prima occasione. Forza Italia non ha certamente interesse a riandare subito alle urne. Il 3 marzo scorso non ha brillato e il partito teme di venire schiacciato nel braccio di ferro tra Salvini e Di Maio. Però potrebbe andare anche diversamente e il centro-destra questa volta potrebbe arrivare a superare il 40 per cento.

Si comprende anche i motivi della disponibilità del Partito democratico all’offerta di Mattarella. Certamente una situazione di stallo consente ad un partito tramortito di avere un po’ di tempo per riprendersi. Ciò, però, è anche la prova che l’assenso a Mattarella viene dato dai partiti del passato, per motivi di conservazione, e non da quelli sull’onda del successo.

C’è poi il partito trasversale dei nuovi eletti che temono di non essere rieletti. Sarà questo il partito più duro da convincere a dire no a Mattarella.



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