L’IMU divide le famiglie

In Italia, si sa, le tasse favoriscono i single e danneggiano le famiglie. E’ purtroppo così anche per l’IMU. Nonostante per ora la tassa sia congelata, è bene comunque saperlo.

(articolo di Giuseppe Brienza e Giovanni Cipriani)

Si cerca da anni, nel nostro Paese, di equiparare le coppie di fatto, siano esse omosessuali o meno, alla famiglia fondata sul matrimonio. A questi tentativi assistiamo (ancora) a levate di scudi in favore del matrimonio e della “cellula fondamentale della società”. Alla fine, però, il Fisco continua a tassare pesantemente le famiglie e, nel contempo, ad agevolare le coppie di separati o di conviventi.

Fatta la legge trovato l’inganno

Il miglior argomento per giustificare la veridicità di questa affermazione, ad esempio, consiste nel fenomeno tipicamente italiano delle “separazioni simulate”. Si tratta di coniugi che, pur continuando a vivere insieme, sono indotti a dividersi “per legge” per risparmiare sulle tasse. Coinvolgono nel nostro Paese annualmente circa il 5% tra le coppie che rompono il loro legame, soprattutto al Centro-Nord. Queste loro separazioni sono consensuali e, quindi, rapide e poco costose: 5-6 mesi nelle grandi città per 1.500-2.000 euro in media di “spesa”.

Rilevo, ma solo per inciso, che, essendo quello della “consensualità” delle separazioni e dei divorzi un argomento spesso addotto per dimostrare il buon funzionamento della legge n. 898 del 1970 (cioè quella che ha introdotto il divorzio in Italia), andrebbe finalmente detto che per buona parte dei casi, come vediamo, si tratta appunto di una bufala.

Ritornando a quella che l’art. 29 della Costituzione riconosce come l’unica famiglia legittima, cioè quella «naturale fondata sul matrimonio», bisogna dire che nel nostro ordinamento fiscale sconti ed esenzioni sono accordate quasi esclusivamente all’individuo come tale: quindi risultano facili e consistenti solo se il reddito non si cumula con quello del coniuge. Laddove invece i due coniugi continuano ad essere felicemente e pubblicamente sposati, il sistema fiscale non trova di meglio che penalizzarli.

L’IMU che scoppia le coppie

 Quella dei “separati simulati” è una finzione giuridico-formale pura, perché il tetto e il rapporto coniugale rimangono gli stessi, ma i due diventati “ex” per necessità: cambiano sulla carta il loro domicilio e residenza per risparmiare sull’Imu (lo stesso valeva prima per l’Ici) su bollette energetiche, tasse scolastiche, medicine, posti macchina, assegni familiari, etc.

Volendo fare un esempio: si consideri una famiglia di una città medio-grande come Salerno, con figli e due abitazioni, di cui la principale in zona semi-centrale con 5 vani. Dopo la “separazione simulata”, uno dei coniugi va a vivere, per finzione giuridica, nella seconda casa che diventa prima, risparmiando così circa 600 euro di Imu. Il risparmio si ha poi sull’Iva praticata sulle bollette, in termini di ottenimento del permesso Ztl e parcheggio in zona residenti a tariffe vantaggiose per l’automobile intestata. L’altro coniuge diventato separato, con reddito di 25 mila euro, ottiene l’esenzione dal ticket sanitario per sé e i figli con sé conviventi. Se la coppia non ha una seconda casa e decide di comprarla, l’imposta di registro si riduce con un risparmio del 5%: con un immobile da 400 mila euro, si pagano 12 mila euro anziché 32 mila. E poi ci sono le tasse universitarie dei figli che diminuiscono perché si cambia fascia di reddito.

Con la riforma del Governo Monti che ha introdotto l’Imu, l’agevolazione prima casa, in una famiglia di moglie, marito e figli, è riconosciuta per una sola abitazione: quindi non solo sale la tassazione ma, rimanendo unita, per la famiglia si restringe l’esenzione. Infatti la detrazione per abitazione principale spetterebbe solo per un immobile. Se invece i coniugi avessero deciso di non sposarsi ma di convivere e avessero mantenuto la residenza in immobili diversi spetterebbe per due. Si tratta di una situazione illogica, che ribalta non solo il dettato costituzionale, ma anche il buon senso.

Matrimoni, convivenze  e separazioni di fatto

Per quanto riguarda la convivenza tra coniugi, è solo il caso di ricordare che la legge impone loro l’obbligo di coabitazione. Esistono però delle eccezioni previste dalla normativa in materia: oltre al caso di separazione di diritto o divorzio, i coniugi possono avere residenze diverse per motivi contingenti che li costringono a vivere in due luoghi distinti. Si parla a tal proposito di separazione di fatto: una delle cause è il lavoro.

Per legge quindi non è del tutto esclusa la possibilità di coniugi che sono proprietari di due immobili distinti, nei quali hanno anche la residenza, comportando questo agevolazioni per la prima casa, cioè esenzione dell’Ici fino a quando non è stata introdotta l’Imu (31 marzo 2012) e Imu agevolata da quando quest’ultima imposta è entrata in vigore.

Con la riforma dell’Imu si è avuto poi un ulteriore effetto anti-familiare, diretto cioè a penalizzare i casi nei quali le famiglie d’origine, per aiutare i giovani sposi, concedevano loro di abitare in case di proprietà. Fino al 2012, infatti, era possibile fruire delle agevolazioni per abitazione principale anche per gli immobili concessi in uso gratuito ai familiari, consentendo così dal 2008 l’esenzione dall’Ici. È vero che questo aveva agevolato una parziale attività elusiva dell’imposta. È altrettanto vero però che la situazione rispecchiava maggiormente la realtà.

Nella situazione attuale, di fatto, l’Imu è l’unica imposta che colpisce il “reddito familiare” come tale (in riferimento al patrimonio immobiliare). Infatti, nella dichiarazione annuale il reddito dei coniugi non si somma mai. Nel calcolo dell’Imu, invece, se entrambi i coniugi possiedono un immobile, soltanto uno potrà essere considerato abitazione principale, beneficiando delle relative agevolazioni. Al contrario, come detto, se i due avessero deciso di non sposarsi, avrebbero potuto godere entrambi di aliquote ridotte e detrazioni.

Nel suo discorso d’insediamento alla Camera del 29 aprile 2013, il Presidente del Consiglio Enrico Letta si è espresso sull’Imu nel senso di “congelarne” il pagamento di giugno, e generando così aspettative e commenti positivi, fra gli altri, del presidente del Forum delle famiglie Francesco Belletti. Il quale si è augurato che tale provvedimento «[…] possa diventare una cancellazione definitiva o almeno una correzione che tenga conto del reddito e della composizione del nucleo familiare». Il Consiglio dei Ministri del successivo 9 maggio ha quindi formalizzato la decisione di «[…] sospendere il pagamento dell’Imu» con le modalità tecniche deliberate, da ultimo, con l’apposito decreto legge approvato il 17 maggio 2013.

Detta così, nel momento in cui scriviamo risulterebbe che l’Imu sulla prima non sia stata abolita bensì “sospesa” in attesa di essere ripensata. Le considerazioni sopra esposte, pertanto, non sembrano purtroppo aver perso la loro attualità.



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