Libri messi a nuovo

Restauratrici en plein air. Lungo l’arco di un mese sarà possibile — se non proprio all’aria aperta, per ovvi motivi di protezione dagli agenti esterni nonché per la fredda stagione, ma comunque a disposizione del pubblico — seguire da vicino i lavori di spolveratura della Biblioteca del barone Pasquale Revoltella per mano di un gruppo […]

Restauratrici en plein air. Lungo l’arco di un mese sarà possibile — se non proprio all’aria aperta, per ovvi motivi di protezione dagli agenti esterni nonché per la fredda stagione, ma comunque a disposizione del pubblico — seguire da vicino i lavori di spolveratura della Biblioteca del barone Pasquale Revoltella per mano di un gruppo di restauratrici al pianoterra del Museo Revoltella. 1600 volumi, in prevalenza del 1800, saranno liberati dalla polvere e dalla patina del tempo. Un lavoro paziente e minuzioso, che i curiosi e gli appassionati del libro potranno vedere dalle due porte di accesso al locale. Si dice che oggi, nell’era digitale, i libri cartacei, come i giornali, stiano perdendo significato e valore. Una posizione estrema e molto parziale: chi non ha mai amato leggere, non diventerà all’improvviso un appassionato della lettura solo perché ha a disposizione i libri in versione digitale, variante scomoda e poco gradevole del modo tradizionale di leggere. Chi invece ama davvero la lettura non abbandonerà mai, perlomeno non del tutto, il vecchio buon libro con le sue pagine, la sua rilegatura e la sua copertina. Niente infatti può sostituire l’atmosfera che si crea quando ci si immerge in una buona lettura, seduti comodamente, raccolti in se stessi, non disturbati dalla luce artificiale dello schermo e dai suoi riflessi fastidiosi per gli occhi. Si tratta anche di una sensazione fisica, generata dalla gratificazione che un volume solido e compatto dona a chi lo tiene e lo sfoglia, passando da una pagina all’altra, muovendosi liberamente tra i capitoli, assaggiando poco a poco la consistenza delle storie narrate o dei pensieri espressi, delle emozioni evocate e dei sogni risvegliati. Del resto, che ci si prenda cura di tenere bene in ordine e di preservare dall’usura del tempo i libri del passato è un segno che il digitale non ha avuto e non avrà l’ultima parola. I libri — quelli veri — i buoni libri, naturalmente, che ci rendono liberi e pensanti e ci sollecitano a coltivare la saggezza — sono insostituibili e non tanto in nome di un omaggio puramente formale alla tradizione, ma perché sono in grado di donare un piacere e di creare un’atmosfera e uno stato fisico e psicologico che lo schermo di un e-book non può dare.
La possibilità di seguire da vicino i lavori delle restauratrici al Revoltella è un’occasione per sentire in modo più vivo il valore che il libro ha rivestito per millenni nella nostra cultura. Quanta fatica, studio, impegno, cura e sapienza anche tecnica e artigianale si celano dietro il volume bello pronto che acquistiamo in libreria o che sfogliamo, magari in un’edizione antica, in qualche biblioteca. Se l’uomo ha avvertito il bisogno di investire tanta energia e tempo nella realizzazione e nella conservazione dei libri, se l’incanto nello sfogliare le pagine di un testo antico è ancora qualcosa di pressoché irresistibile anche per chi non è propriamente un appassionato della lettura, vuol dire che la civiltà umana ha trovato nel libro una possibilità eccezionale, non sostituibile da alcun altro mezzo di comunicazione. Senza documenti scritti e libri non esisterebbe nulla, non sapremmo alcunché del passato, non sapremmo dunque orientarci nello spazio e nel tempo, ma saremmo ogni giorno come bambini sprovveduti, appena venuti al mondo. Ogni mattina bisognerebbe ricominciare fa capo, non ci sarebbe un percorso da seguire per migliorare e cambiare: nei libri è custodita la memoria della storia dell’uomo, dei suoi sforzi per uscire dall’ignoranza e dalla povertà, dal pericolo e dalla paura, ma soprattutto per darsi un risposta di senso. I libri sacri sono lo scrigno della rivelazione e se l’uomo ha avvertito l’urgenza di mettere per iscritto e di conservare quanto prima era tramandato oralmente significa che ciò che è scritto e racchiuso in un volume — sia esso una tavoletta di cera, un papiro, una pergamena o semplicemente della carta — ha un’autorità incommensurabilmente superiore alla parola solo detta: “Verba volant, scripta manent”, recita un antico proverbio. La Parola e le parole, la prima sacra e inviolabile, le seconde contingenti e labili ma comunque degne di continuità per quanto di scienza umana ed esistenziale e di sapere universale esse contengono e tramandano di generazione in generazione. Il Libro custodisce il nostro destino rivelato dalla Parola di Dio, i libri sono come vascelli carichi di merci di ogni genere, fatte di cibi e provviste materiali — sempre necessari alla vita terrena dell’uomo — o di ori e gemme venuti dai luoghi più favolosi, simbolo di un nutrimento superiore e intangibile. Nelle loro stive viaggiano i saperi accumulati dall’uomo nel corso del tempo. Non tutti i libri sono degni di questa navigazione tra le onde del tempo. Solo quelli che difendono dai marosi e dalle tempeste della storia la vera conoscenza dell’uomo e del suo destino, la sapienza che non cambia e non tramonta. Un libro, scriveva Kafka, ha valore solo se ti colpisce come una martellata sulla testa e ti fa invertire all’improvviso il senso di marcia, rinnovando tutto il tuo essere e illuminando gli anfratti bui dell’esistenza. Questi libri, i libri folgoranti come fulmini nella notte, continueranno a viaggiare nel mare della nostra intelligenza e della nostra vita, a sostegno del nostro agire come del nostro pensare, nonché del nostro credere e sperare. A patto che essi, quelli veri, che ti squarciano come una folgore, non vadano perduti o trascurati, ma mantenuti nel loro intatto splendore da chi ancora ama intrattenersi con loro come con un amico sempre presente, nei giorni lieti come nei giorni tristi.



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