L’Evangeliario in Mostra

Cos’è l’Evangeliario della Cattedrale di San Giusto, esposto in Mostra nell’Atrio del Palazzo Vescovile dal 26 settembre al 4 ottobre 2014?

Dal 26 settembre al 4 ottobre viene esposto nell’Atrio del Palazzo Vescovile, in via Cavana 16, l’EVANGELIARIO DELLA CATTEDRALE DI SAN GIUSTO. La Mostra comprende anche le 12 PARABOLE A FUMETTI, la traduzione in linguaggio fumettistico delle principali Parabole del Vangelo su cui si è soffermata quest’anno la Lettera Pastorale del Vescovo.

Ma cos’è l’Evangeliario? La funzione rituale e il valore simbolico dell’Evangeliario sono elementi attestati sin dai primi secoli di storia della Chiesa. Durante i concili di Efeso e di Calcedonia, infatti, la professione di fede veniva proclamata in presenza dell’Evangeliario. Nei Padri la convinzione comune è che l’Evangeliario fa iconicamente presente il Cristo. Dal VI secolo, con l’apparire dei primi libri contenenti le letture bibliche per la liturgia, si distinse il libro dei Vangeli separato da quello delle altre Scritture, per sottolineare l’onore riservato alla lectio evangelica. Questa prassi poi nei secoli si perse con l’introduzione del messale plenario.
Con il Concilio Vaticano II la liturgia si apre ad una particolare valorizzazione della Parola di Dio, portando ad attingere sempre più largamente alla sapienza dei testi della Bibbia. L’annuncio del Vangelo costituisce il vertice della liturgia della Parola ed è quindi auspicato il recupero dell’antica tradizione dell’uso di un libro liturgico distinto per la proclamazione dei brani evangelici: un libro che, sia per la dignità sia il decoro esteriori, possa immediatamente esprimere la centralità del Vangelo e con esso la centralità di Cristo.
Infatti secondo quanto prevede l’Ordinamento per le letture della Messa, «è molto opportuno che nelle cattedrali (…) ci sia un Evangeliario splendidamente ornato, distinto dall’altro libro delle letture». E questa richiesta esprime in primo luogo la necessità di essere «segno e simbolo di realtà superiori», capace di «suscitare negli ascoltatori il senso della presenza di Dio che parla al suo popolo». L’indicazione in particolare delle cattedrali è significativamente legata alla presenza del Vescovo, successore degli Apostoli per i fedeli della Chiesa particolare. Infatti durante la preghiera di Ordinazione episcopale si apre sul candidato l’Evangeliario, il Libro della Parola di Dio, in quanto «il Vescovo è colui che custodisce con amore la Parola di Dio e la difende con coraggio, testimoniandone il messaggio di salvezza. In effetti, il senso del munus docendi episcopale scaturisce dalla natura stessa di ciò che dev’essere custodito, cioè il depositum fidei»(Pastores Gregis n.28).
Sono queste alcune premesse per significare la ferma volontà dell’Arcivescovo mons. Crepaldi di dotare la nostra cattedrale di un’opera unica, icona del Cristo, Verbo incarnato, che anche nel segno dell’Evangeliario è presente, sostiene e raduna in comunione ed unità la Comunità ecclesiale.
Il copri-evangeliario riproduce nel fronte il mosaico della cattedrale con il Pantocrator affiancato da San Giusto e San Servolo attorniati dalle figure dei quattro Evangelisti come raffigurati nella basilica di Muggia Vecchia. Sul retro la Theotokos con gli arcangeli Gabriele e Michele, sempre dai mosaici della cattedrale, attorniati dai rilievi della cattedrale stessa, del municipio di Trieste, del duomo di Muggia e del santuario di Monrupino Repentabor, assieme allo stemma di papa Francesco e dell’arcivescovo Crepaldi. Sulla costa sono riprodotti lo stemma della Diocesi di Trieste e l’alabarda di san Sergio.
Riportiamo infine il colophon, riportante le note di produzione rilevanti per l’edizione: «Esemplare unico finemente miniato in Gubbio con decori manuali e interventi in foglia d’oro curato in ogni sua parte per la Diocesi di Trieste dal marchio editoriale unaluna in memoria di Alessandro Sartori. Composizione con carattere cinquecentesco “Divina”, stampa tipografica al torchio pianocilindrico presso l’Officina Tipografica in Milano, su carte artigianali appositamente fabbricate con fibre di cotone naturale a pH neutro dalla Cartiera di Sicilia in Catania. Coordinamento di Anna Buoninsegni e Fausto Olivieri, interventi manuali di Roberta Giacconi e Antonella Ratto. Ruggero Rigoldi ha rilegato l’opera. La copertura è in argento 925/00 e lapislazzuli, finemente lavorato a mano, opera unica dei Maestri Claudio e Piero Savi, orafi in Roma, coadiuvati dalle allieve Barbara Marcucci e Giulia Baratta».



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