Lettura pubblica dell’“Iliade”

Molte grandi opere della letteratura classica sono oggi quasi dimenticate. O meglio, si citano con larghezza di parole i nomi degli autori e i titoli delle loro opere, senza averne letto neanche una pagina. Pensiamo agli inarrivabili poemi omerici quali l’“Iliade” e l’“Odissea”. Credo non siano molti i giovani che, pur avendone sentito abbondantemente parlare, […]

Molte grandi opere della letteratura classica sono oggi quasi dimenticate. O meglio, si citano con larghezza di parole i nomi degli autori e i titoli delle loro opere, senza averne letto neanche una pagina. Pensiamo agli inarrivabili poemi omerici quali l’“Iliade” e l’“Odissea”. Credo non siano molti i giovani che, pur avendone sentito abbondantemente parlare, abbiano veramente preso in mano i poemi per leggerli da cima a fondo. Dal momento che questi sono documenti tra i più preziosi del mondo antico, desta entusiasmo l’iniziativa cittadina di lettura pubblica dell’“Iliade” a cura dell’associazione ex allievi del Liceo Petrarca e del Liceo Petrarca, in coorganizzazione con l’assessorato all’Educazione, Scuola, Università e Ricerca del Comune di Trieste. Il “Progetto Omero, perché leggere l”Iliade’ in piazza?” offre alla cittadinanza una lettura pubblica dell’Iliade, divisa in quattro incontri, il primo dei quali si è svolto giovedì 13 settembre in piazza Cavana. Dopo il primo incontro di giovedì 13 settembre, altri appuntamenti con la lettura dell’“Iliade” sono in programma il 14 dicembre 2018 e il 30 marzo 2019 in sala Bobi Bazlen, nonché il 14 giugno in piazza Cavana. L’intenzione degli organizzatori è quella di proseguire le letture, dopo l’ “Iliade”, con l’altro capolavoro omerico “Odissea”.
Per tale ragione ci è parso doveroso soffermarci con una certa attenzione su queste due opere, partendo proprio dall’“Iliade”. Dal momento che i due poemi omerici furono a lungo considerati nel mondo classico greco come voci vive di una visione del mondo perennemente attuale e furono dunque adoperati come testi guida su cui educare generazioni di giovani aristocratici, è oggi interessante indagarne con minuzia le pieghe anche più nascoste per sviscerarne gli universali contenuti umani ed esistenziali.
Il termine classico, adoperato per definire questa letteratura, significa che la visione del mondo e della vita rispecchiata dai testi omerici offre ad ogni epoca e generazione materiale di riflessione molto delicato e coinvolgente. Perfino il poema — l’“Iliade” — che canta la guerra sanguinaria e selvaggia la cui irragionevole passione scorre nelle vene di ogni uomo, irraggia ancora dalle sue pagine più violente e drammatiche la fosca luce dell’istinto di morte e di distruzione che da sempre inonda di sangue la storia e ne feconda la terra bramosa di corpi straziati. Ma accanto a questi temi di sconvolgente violenza, si schierano come a contrappunto di tanto orrore vasti e ariosi spazi di bellezza, di poesia e perfino di “filosofia” del vivere nell’ottica tragica del mondo antico. Ed ecco fiorire tra il fragore di armi, tra i fiumi di sangue, tra le membra squartate dell’avversario che il guerriero vittorioso computa come suo merito e trofeo regale, pause di delicato sentire, di affetto famigliare, di pietas dolente e commossa, accanto a pagine che cantano l’incantevole mondo degli dei colti — oltre che in certi aspetti umani, troppo umani che a tratti sfiorano il ridicolo — nella loro bellezza e nei fasti gloriosi e magici dei loro regni d’oro, nettare e ambrosia.
Di tutto questo parleremo nei prossimi interventi cercando di vivificare questo testo classico, faro dell’antichità, e di farlo uscire dalle biblioteche e dalle scrivanie dei filologi per riportarlo al centro delle nostre vite come pietra di paragone e specchio in cui contemplare i nostri limiti, le nostre debolezze ma anche i nostri punti forza fondati su una visione dell’universo inondato dalla luce di un nuovo Sole non più posto sotto l’egida dell’ambiguo e inquietante Apollo: il Sole della fede cristiana, che ha dissipato l’aura tragica di tanti eroi gloriosi quanto sventurati. Così leggeremo anche in controluce la straordinaria inversione dei valori operata dal Cristo, latore di uno spirito che sembra contrappuntare fedelmente gli idoli degli antichi abbattendone le basi portanti per edificare il tempio del Dio vivente, l’Unico, senza ombre e ambiguità, dal cui cuore di pace assoluta i cuori umani hanno appreso un battito e una frequenza nuovi, ritmati sulla misura rivoluzionaria dell’amore e del perdono.



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