L’eredità di Ratzinger in Germania

Già da cardinale Joseph Ratzinger lo aveva detto: buona parte della Chiesa tedesca si trova vicina a una situazione di scisma di fatto. Sarà per questo giudizio, per altri analoghi, o per alcune decisioni del suo pontificato, ma nella sua terra natale il nome di Joseph Ratzinger continua a essere segno di contraddizione e, pur […]

Già da cardinale Joseph Ratzinger lo aveva detto: buona parte della Chiesa tedesca si trova vicina a una situazione di scisma di fatto. Sarà per questo giudizio, per altri analoghi, o per alcune decisioni del suo pontificato, ma nella sua terra natale il nome di Joseph Ratzinger continua a essere segno di contraddizione e, pur a distanza di tempo, anche con Papa Francesco parecchie questioni centrali della sua visione del mondo – e del rapporto dei cattolici col mondo – restano ancora aperte. D’altra parte, è difficile trovare un tema teologico, morale, dottrinale e persino storico con cui l’ex Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede non si sia pubblicamente confrontato. Sarà forse per questo che da più parti si ha l’impressione che sia in corso una gara per mettere quasi definitivamente tra parentesi il suo magistero. Beninteso, non è solo la versione locale della vecchia storia per cui terminato un pontificato ne inzia un altro e, nell’ordine delle cose, si volta pagina come nulla fosse. Questo, dopotutto, sarebbe normale. No, quello che accade qui é piuttosto una dimostrazione pratica del fatto che realmente la battaglia contro lo spirito del mondo riguarda la Chiesa a ogni livello e ciascun fedele. Si comincia col dire che quello che conta è la predicazione del Papa attuale, e questo va bene, ci mancherebbe altro, ma poi si continua dicendo che certe cose ormai sono belle che andate, altre hanno fatto il loro tempo e, in ogni caso, non è necessario concordare con tutti i giudizi espressi dal predecessore. Anche qui se si trattasse di interviste a braccio non ci sarebbe nulla da dire, essendo il genere giornalistico per sua natura pressoché allergico alle sistematizzazioni dottrinali, ma scava scava in fondo si vede che in realtà si sta parlando della Dominus Iesus, poi della Spe Salvi, quindi dei discorsi sui princìpi non negoziabili e le radici cristiane, insomma, in una parola: praticamente di tutto quanto è stato detto o fatto negli ultimi dieci anni e anche oltre. Ora, su questo occorre invece essere chiari: la divergenza d’idee coi Pastori – e col capo dei Pastori – può essere lecita appunto nel campo delle opinioni personali o delle questioni marginali a livello di applicazione pastorale, ma mai sul magistero autentico espresso e reiterato. Se questo avviene, il problema non è – evidentemente – con la persona di questo o quel Papa, ma con la fede cattolica nel suo complesso. Già, proprio con Gesù Cristo insomma, poiché l’interpretazione autentica della Rivelazione qui e ora la offre solo la Chiesa docente sotto l’assistenza dello Spirito Santo. E infatti se si leggono certe singolari prese di posizione alla fine si vede che il riferimento ultimo si trova ovunque (nel mondo circostante dei media, in Lutero, in Marx, in questo o quel teologo  dissidente, magari nel frattempo già sospeso) ma mai nella Chiesa ufficiale, guarda un po’. Al che uno potrebbe dire: ma se non ti piace perchè non te ne vai da un’altra parte? L’offerta non manca di certo. E invece no. Come vuole la mentalità corrente, sono sempre gli altri che devono adattarsi a noi e ai nostri gusti perchè noi – si sa – siamo a posto, il problema è da un’altra parte.

Il pontificato di Benedetto XVI da questo punto di vista in Germania (per la verità non solo da quelle parti, ma qui parliamo di Mitteleuropa) è stato una vera e propria cartina di tornasole: chi ha avuto da ridire su determinati passaggi fondamentali della sua predicazione ora esce definitivamente allo scoperto per dire che il problema vero non era quella formula o quell’espressione a suo dire inopportuna all’interno di un discorso o di una lettera ma proprio la verità di fede, o morale, che quel discorso ultimamente richiamava. Se andate in rete e vi fate un giro vedrete che gli esempi non mancheranno. Dal che si vede che non si conosce più nemmeno la Scrittura (con cui spesso superficialmente lassù ci si fa scudo per contrastare strumentalmente la Tradizione, il Magistero, o tutte e due le cose insieme) e tutti i richiami di San Paolo – piuttosto che lo stesso San Giovanni – sulla necessità improrogabile di conservare il deposito della fede così come lo si è ricevuto alla fine diventano alla stregua di chiacchiere come quelle che si fanno tra gli amici al bar…Naturalmente, rebus sic stantibus, e poiché la realtà resiste sempre all’idea, i problemi sollevati rimangono tutti sul tappeto e la prova che dovrà superare la cristianità tedesca (o quel che ancora ne rimane), insidiata da nuove divisioni, questa volta sarà veramente delicata anche perchè nel frattempo alcune delle questioni più sensibili hanno subito un’accellerazione notevole: dalla secolarizzazione interna per via legislativa (soprattutto nel campo bioetico), alla pressione sociale di un certo protestantesimo culturale, alla sfida dell’integrazione e del radicalismo para-religioso di comunità straniere sempre più cospicue nel numero. Se guardiamo alla storia della Chiesa però vediamo che di solito sfide di questo genere si sono superate sempre facendo un ricorso massiccio non a tavoli tecnici di riforma (quasi che la Catholica fosse un partito come un altro) ma anzitutto alle armi soprannaturali che hanno rafforzato l’identità dei credenti e al tempo stesso il loro legame con Dio, a partire dalla preghiera (che d’altronde Papa Francesco in primis non manca, come noto, di richiamare un giorno sì e l’altro pure), dal ritorno ai sacramenti e dalla penitenza, digiuno o di altro tipo. Certo, bisogna crederci veramente, ma lo dice testualmente proprio il Vangelo: niente è impossibile nella fede per chi crede. Alla fine, sondaggi o non sondaggi, questionari o non questionari, dibattiti o non dibattiti, checchè ne pensino sociologi e teologastri teutonici il destino prossimo del Cristianesimo in Germania secondo noi dipenderà semplicemente e in buona parte dalla pratica (e sottolineiamo qui pratica, cioè messa in opera) – a livello di singoli come di comunità – delle buone, vecchie, ‘dimenticate’ tanto quanto bistrattate – ancorché fondamentali – virtù teologali. Come da Catechismo: Fede, Speranza e Carità. Né più né meno. Se poi non ci credete, beh pazientate e ne riparliamo tra qualche anno.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *