“Leggendo” il Sud America

Il Nord e il Sud sono due punti cardinali non solo della geografia fisica, ma anche della geografia culturale e spirituale. Il Nord dominato da un clima più freddo, brumoso e intellettuale; il Sud da un clima più caldo, luminoso ed emotivo. L’iniziativa “Sud America”, che propone nella sala della libreria Minerva un percorso di […]

Il Nord e il Sud sono due punti cardinali non solo della geografia fisica, ma anche della geografia culturale e spirituale. Il Nord dominato da un clima più freddo, brumoso e intellettuale; il Sud da un clima più caldo, luminoso ed emotivo. L’iniziativa “Sud America”, che propone nella sala della libreria Minerva un percorso di lettura di alcuni grandi scrittori dell’America Latina (Borges, Juan Rulfo, Byoi-Casares, Vargas Llosa, tra gli altri), salda questi due punti così lontani e diversi. L’aria infuocata del Sud viene così sospinta dentro una città come la nostra, legata per tradizione all’aura culturale e letteraria del Nord e disposta per prima a dare ospitalità letteraria ai fantasmi della psicoanalisi delle origini. Ci possiamo aspettare una salutare ventata di sole, immaginazione e passionalità?

Il percorso di lettura, che si snoderà con un incontro al mese fino a maggio, è stato organizzato dal Pen Lettori e sarà condotto dallo scrittore argentino Juan Octavio Prenz. Riservandoci di presentare l’originale iniziativa in modo più accurato sulla versione cartacea di Vita Nuova, possiamo intanto inanellare qualche sparsa riflessione su questo viaggio letterario che congiunge due mondi tanto lontani.

Per chi abbia un po’ di famigliarità con gli autori più rappresentativi del Sud America, in particolare con coloro che hanno esplorato il fascinoso mondo del realismo magico — ricordiamo, tra i più noti in Europa, Gabriel Garcia Marquez e Isabelle Allende —, riesce facile e immediato tracciare una netta linea di demarcazione tra tanta nostra letteratura novecentesca, così inquieta, cerebrale, nervosa e algida, e la letteratura del Sud America. La questione in realtà non è esclusivamente letteraria, ma, ancor prima e di più, esistenziale e concreta. Pensiamo ai libri più noti di Marquez, che prenderemo a modello di questa nostra piccola escursione, in particolare “Cent’anni di solitudine” e “L’amore ai tempi del colera”: scorrendo le mirabolanti avventure che si srotolano, pagina dopo pagina, roride di colori incendiati e di incontenibili passioni, si ha l’immediata impressione che in quelle plaghe non esista un confine tra il visibile e l’invisibile, il reale e il fantastico, l’umano e il divino. Queste dimensioni dell’essere e dell’esistere, che per noi appartengono a due versanti distinti, nel mondo latino-americano sono soffiate insieme in una sorta di pasta di vetro dai colori cangianti, morbida e malleabile. Ne escono figure letterarie carnose, palpabili, che afferrano i sensi e li inebriano.

Mentre nella nostra letteratura, in particolare quella novecentesca più sperimentale e colta che sopravvive esasperata fino ad oggi, l’invisibile e il fantastico si sono estenuati e svuotati in pallidi spettri della coscienza o in insidiosi demoni dell’inconscio e il divino si è quasi del tutto eclissato, nella letteratura Sud americana della stagione “magica” tutto è connesso con tutto. Gli uomini vivono tranquillamente in compagnia dei fantasmi, conversano con le anime — i defunti nella notte a loro consacrata tornano a visitare i loro cari che li attendono come se non se ne fossero mai andati —, parlano con il divino che palpita nella lussureggiante natura, profetizzano, muoiono e risorgono, possiedono la chiave di reconditi misteri, capiscono il linguaggio delle piante e degli animali. E la rutilante fantasia, che si dispiega in tante opere letterarie, prima che un talento individuale di un determinato scrittore è il frutto naturale di un modo di essere e di stare al mondo, di ascoltarlo e di viverlo, di comprenderlo e conoscerlo. Un’eredità magnifica che le persone ricevono fin dalla nascita e che, incontrandosi con il genio e l’ispirazione personali, fiorisce poi in collane e collane di meravigliosi manufatti di oreficeria letteraria.

Pensiamo ai pallidi spettri che contraddistinguono tante regioni della nostra patria letteraria, alle dissanguanti analisi del soggetto inquieto che non crede più neanche alle proprie esperienze sensibili. Passiamo in rassegna le ossessioni, le manie che sfiancano anche il lettore più colto e avvertito di tante raffinate ma inconcludenti e spesso logoranti pagine nordiche, contempliamo lo svuotamento crudelmente perseguito da molti scrittori-intellettuali alla ricerca del nulla e del non-senso a tutti i costi. E proviamo a misurare la distanza dalle pagine dense del Sud, così piene, immaginifiche, inondate di sole, di prodigi, di presagi, di angeli e numi che passeggiano tra gli uomini. Qui almeno si avverte ancora la presenza di un mistero ammaliante che esiste fuori dall’uomo e che lo attrae con i suoi echi seducenti. Non si sente solo la voce dell’individuo isolato e avvitato su se stesso che monologa tra sé e sé, convinto che intorno a lui non ci sia nulla da scoprire e da vedere, a parte la nuda e brutale evidenza delle cose materiali.

Che cosa potrebbe nascere dall’incontro tra questo Nord e questo Sud, entrambi a loro modo affascinanti e profondi? E la letteratura, la cultura, la spiritualità che cosa ne potrebbero trarre di nuovo?

Queste domande possono diventare l’inizio di un’avventura insolita, di un viaggio inusuale, di un esperimento curioso e, chissà, forse anche rivoluzionario, di certo vivificante. E forse potrebbe accadere che un po’ del colore, dell’ebbrezza e del fuoco spirituale di quel Sud ancora disposto a sognare, a immaginare e a scommettere sull’esistenza di un oltre misterioso, ridia smalto, tono e calore ai nostri amati, troppo amati fantasmi dell’anima.



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