Le tasse sul lavoro e la ripresa

Le tasse sul lavoro, i tagli del governo, l’impegno del cattolico nel sindacato. Questi ed altri i temi di una nostra intervista a Maurizio Petruccioli della CISL a margine della Cattedra di San Giusto.

Il Segretario confederale della Cisl  Maurizio Petriccioli è intervenuto  lunedì 2 dicembre alla Cattedra di San Giusto, con una sua riflessione sul tema “Lavoro che manca, Lavoro che cambia”. Lo abbiamo intervistato nel merito, per alcuni approfondimenti.

Recentemente il Segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ha affermato che “le tasse sono la tomba della nostra economia” (Audizione parlamentare, 28 ottobre 2013). È più saggio trovare le risorse nei tagli o spingere l’Europa ad allentare i vincoli economici?

È opinione comune che nel nostro Paese il livello della imposizione fiscale sul lavoro e sulle imprese sia troppo alto e che questo rappresenti  un disincentivo per la attrattività degli investimenti  ed  un limite alla crescita economica.

L’Italia, considerato l’elevato livello del suo debito pubblico, non può certo permettersi di allentare la linea rigorista ma deve cercare di trovare al proprio interno le risorse necessarie a sostenere la domanda aggregata per consumi ed investimenti, per  realizzare una maggiore equità sociale ed un più elevato livello di efficienza economica.

Ciò implica un atteggiamento rigoroso sulla spesa pubblica, che deve offrire il proprio contributo al risanamento, liberando risorse utili per sostenere l’economia reale.

Al tempo stesso è ormai da tanto avviata in sede europea una discussione sulla necessità di liberare risorse per nuovi investimenti produttivi, a sostegno della disoccupazione, della formazione professionale, dell’innovazione e riorganizzazione produttiva.

I disastri dei giorni scorsi causati dalla situazione metereologica e il grave stato di dissesto idrogeologico in cui versa il nostro Paese rendono evidente l’esigenza di un intervento di messa in sicurezza del nostro territorio che richiede enormi investimenti di riqualificazione infrastrutturale ed edilizia.

Quindi, per rispondere alla sua domanda, direi che dobbiamo muoverci su entrambe le direzioni, affrontando le piaghe dell’illegalità diffusa, sia all’interno della spesa pubblica (il costo della corruzione viene valutato, ogni anno, dalla Corte dei Conti in oltre 65 miliardi di Euro), sia  dell’evasione fiscale che sottrae all’Erario una base imponibile di oltre 300 miliardi di euro annui, considerando sia le imposte dirette che indirette. Affrontare anche solo in parte questi problemi renderebbe più marginale l’impatto del debito pubblico sulla nostra economia e consentirebbe di recuperare gettito per realizzare una più equa distribuzione del prelievo fiscale.

Quali sono i limiti della “Legge di stabilità 2014?”

La Cisl aveva chiesto che la manovra di stabilità per il 2014 contenesse un significativo intervento  fiscale di sostegno ai redditi da lavoro dipendente e da pensione per rilanciare la domanda interna, come condizione necessaria per far tornare a crescere la nostra economia.  La valutazione sulle misure adottate nel disegno di legge sulla stabilità risente, dunque, dell’insufficiente intervento operato a beneficio del mondo del lavoro e del mancato aumento delle detrazioni per i pensionati.

C’è stato un intervento importante ma ancora insufficiente nella direzione del taglio del cuneo fiscale, attraverso gli sgravi Irap collegati all’assunzione di nuovi lavoratori a tempo indeterminato.

Inoltre, la legge di stabilità doveva costituire l’occasione per risolvere alcune questioni aperte che rischiano di allargare l’area del disagio economico e sociale. Mi riferisco alla necessità, più volte richiamata dalla Cisl, di individuare una soluzione strutturale e definitiva  per tutti i “lavoratori esodati” coinvolti in situazioni di crisi aziendale o rimasti inoccupati che a seguito degli effetti della riforma pensionistica rischiano di rimanere senza alcun reddito o in una situazione di incertezza che ancora permane rispetto al momento e alla possibilità di accesso ai benefici.

Su cosa è opportuno tagliare?

La definizione degli obiettivi di razionalizzazione e revisione della spesa pubblica è affidata ad un nuovo super-commissario ma l’atteggiamento prudente del  Governo sui risparmi conseguibili che vengono previsti  solo a partire dal 2015 riduce l’ammontare complessivo delle risorse utili per agire sulla pressione fiscale e sembra evidenziare uno scetticismo di fondo da parte dello stesso sugli obiettivi concreti da realizzare.

Noi crediamo che sia possibile generare nuove fonti di entrata per lo Stato attraverso la revisione dei livelli istituzionali, la riduzione dei centri di costo, l’assunzione dei costi standard in tutti i settori della spesa pubblica.

Che contributo può portare il cattolico alla politica o, nel suo caso, al sindacato?

Il Cardinale Carlo Maria Martini diceva che il sindacalista è «colui che si mette in leale rapporto con gli altri, responsabile dei diritti umani, capace di reggere l’utopia  e di contagiare anche coloro con cui opera  agli stessi suoi entusiasmi».

Io credo che se c’è una missione, oggi, che i cattolici impegnati in politica o nel sindacato hanno, sia quella di essere portatori di fiducia e di speranza nel futuro. Viviamo una crisi economica e sociale profonda che è anche crisi di valori e di identità. Certo, il lavoro che manca, le tasse troppo alte, le grandi tragedie materiali che si abbattono sui nostri territori evidenziano una situazione di difficoltà straordinaria forse maggiore che nel passato ma, comunque, al fondo del malessere che tutti avvertiamo e di questa grande “depressione” che è psicologica oltre che economica, c’è un sentimento di insicurezza e di precarietà cosi diffuso dal quale possiamo uscire soltanto rimettendo l’uomo, la persona, al centro di tutte le cose, con quell’utopia dei deboli che, come diceva Ezio Tarantelli, «è la paura dei forti».



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