Le primarie messe in dubbio

Oggi grande corsa tra Renzi, Cuperlo e Civati nelle primarie del Partito democratico. Qualcuno ha detto: vada come vada, comunque hanno vinto le primarie, ossia la democrazia. Devo dire che non sono molto d’accordo.

Oggi grande corsa tra Renzi, Cuperlo e Civati nelle primarie del Partito democratico. Vinca il migliore, se c’è. Qualcuno ha detto: vada come vada, comunque hanno vinto le primarie, ossia la democrazia. Devo dire che non sono molto d’accordo. Anzi, devo dire anche che sulle primarie ho un sacco di perplessità: non mi convincono.

Intanto: prima delle primarie si sono tenute le votazioni degli iscritti al partito. Quello che una volta chiamavano il congresso. Riunioni in sezione, discussioni, votazioni… Per fare cosa? Per scremare i quattro candidati e ridurli a tre. Non mi sembra una cosa seria. Tanto rumore per nulla. Tanto la parola decisiva sarebbe spettata alle primarie. Ma intanto, così, il partito e i militanti iscritti sono mortificati.

Il partito è mortificato. Facendo le primarie è come se dicesse di se stesso: non siamo più in grado di selezionare la classe dirigente, non abbiamo più una struttura democratica interna, non siamo più in grado di esprimere un segretario, una guida, un capocordata e per farlo ci rivolgiamo alla società civile. E’ una dichiarazione di impotenza.

Alla società civile … in pratica a 2 milioni di persone. Per carità, saranno anche tanti, ma chi sono? Cosa vogliono? Che programma hanno in mente? Votano Renzi per le sue idee o perché è piacione? Una volta – e non lo dico per nostalgia – i segretari uscivano da molti giorni di congresso, ora escono dai gazebo dove nessuno sa chi ci vada.

Bisognerebbe anche valutare il costo di queste primarie, ma siccome questi argomenti sono sempre in bocca ai “populisti” non tocco l’argomento, anche se ci sono momenti in cui l’unico modo per essere non-qualunquisti è essere qualunquisti.

Uno mi dirà: ma le primarie sono il sale della democrazia in America. L’Italia però non è l’America, qui non stiamo indicando un candidato alla presidenza ma un segretario di un partito, che dovrebbe rappresentare non chi è andato al gazebo ma il suo partito ed essere espressione di un serio dibattito interno e non di un talk-show all’americana consumato su Sky.



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