“Le mie Madonnine” di Clara Cvitko

L’arte del ricamo da sempre appartiene al mondo femminile. In essa la donna può esprimere intensamente tutta la grazia, la bellezza e la profondità misteriosa della sua natura. Contemplando la galleria di arazzi “Le mie Madonnine” di Clara Cvitko — in mostra per tutto il periodo di Avvento presso la Sala espositiva di Via della Tesa […]

L’arte del ricamo da sempre appartiene al mondo femminile. In essa la donna può esprimere intensamente tutta la grazia, la bellezza e la profondità misteriosa della sua natura. Contemplando la galleria di arazzi “Le mie Madonnine” di Clara Cvitko — in mostra per tutto il periodo di Avvento presso la Sala espositiva di Via della Tesa 20 — la spiritualità del ricamo inonda letteralmente le immagini scelte, la trama dei fili e soprattutto le molteplici cangianti sfumature dei colori.

La figura della Vergine è il soggetto principe degli arazzi: immagini tratte da dipinti più o meno noti, diverse nell’espressione e nella forma, ma tutte accomunate da un unico palpito di vita soffusa, tenera ed infinitamente amorosa. Attraverso la tecnica del mezzo punto e una speciale sapienza nell’avvalersi contemporaneamente di ben sei fili, ciascuno di una sfumatura diversa rispetto al colore dominante, Clara evoca dal grembo profondo della maternità umana e divina di Maria tutte le gradazioni della sua umanità, santità e regalità. L’arte del ricamo trova nell’icona della Madonna il regno ideale in cui esprimere le sottili vibrazioni del femminile, colto e raccontato nella sua forma più alta: la dolcezza, la compassione, la trepidante cura materna verso tutti gli esseri. Ogni filo intessuto è una rarefatta vibrazione cromatica che a sua volta è specchio delle infinite vibrazioni spirituali dell’icona mariana. La vicenda terrena, la glorificazione, la devozione millenaria, l’intera teologia e dottrina fiorite intorno alla Madre di Dio si condensano in queste immagini. I loro colori sono in ogni arazzo la rappresentazione palpabile di uno degli innumerevoli volti della Vergine, da quello gioioso e doloroso a quello amorevole, da quello teneramente avvinto dal fuoco d’amore a quello glorioso della Regina dei Cieli.

Nell’uso sfumato dell’azzurro limpido e dei toni rosati e d’oro pulsa la profondità del raccoglimento spirituale; nei delicati passaggi da un azzurro pallido a un blu vellutato, cui fa da contrappunto un’intensa tinta rosso granata, si dipana una storia interiore di mitezza, umiltà e accettazione della volontà divina. Sono colori che coprono e proteggono un gioioso segreto. Il dolore, immediatamente evocato dal cuore in fiamme adagiato nelle mani di Maria come in una calice di fiori, si esprime in una serie di arazzi dai colori terrosi, gli stessi della natura in autunno e in inverno: il blu plumbeo delle vesti ricorda il cielo prima di un temporale, mentre le sfumature di un azzurro fiordaliso accostato ad un verde brillante e profondo lasciano intuire la promessa di una schiarita. Questo dolore non è mai tenebra, offuscamento, desolazione: le sfumature, simili a un fluttuante pulviscolo d’oro, imprimono all’aureola e al cuore di Maria l’impronta di una gioia che sta arrivando. Il fuoco del cuore, in cui il rosso sanguigno del sacrificio si stempera nell’oro ramato di un chiarore che piano si espande, è lo stesso fuoco del sole che sorge irradiando il cielo di tutto lo spettro di tinte rosso-dorate che ammantano l’alba.

Nelle icone della Madonna con il Bambino ritornano gli stessi colori di fondo, ma con sempre nuove sfumature che, dalla tastiera cromatica del rosso, del blu, dell’azzurro, del verde e dell’ocra smaltato d’oro antico e porporino, evocano in perfetta armonia l’umanità e la divinità del Figlio, l’elezione, il dolore e poi la gioia gaudiosa della Madre, fino all’incoronazione celeste. L’ultimo arazzo è Maria incoronata, una splendida fanciulla dai tratti nobili e delicati. Pur nel fasto regale delle vesti trapunte di pietre preziose e oro e della fiammeggiante corona — un diadema che, nella grazia delle sue volute, sembra una ghirlanda di fiamme e nel maestoso slancio verso l’alto ricorda una torre antica e la guglia bronzea di una cattedrale gotica —, la Regina del cielo tiene gli occhi, atteggiati a solenne mitezza, volti umilmente verso il basso. Ella è Regina, ma è anche eternamente Madre, traboccante di amore, tenerezza e dolcezza dall’eternità e per l’eternità. Che il suo volto ci accompagni per tutti i giorni di questo Natale e dell’anno a venire e che i colori cangianti della sua meravigliosa figura, impressa in questi ricami intessuti con amorevole e paziente cura, splendano a lungo nei nostri cuori, rendendoli una dimora degna di ospitare il Signore.



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