Le memorie di un Vescovo operaio, vero

Quando in Occidente si leggono storie come quelle raccontate dal bravo Marián Gavenda nel suo ritratto inedito del cardinale Ján Korec (Il Vescovo clandestino in tuta da operaio. La storia del gesuita Ján Korec nella Slovacchia comunista. A cura di Francesco Strazzari. Prefazione del card. Giovanni Coppa, Edb, Bologna 2015, Pp. 168, Euro, 15,00) si […]

Quando in Occidente si leggono storie come quelle raccontate dal bravo Marián Gavenda nel suo ritratto inedito del cardinale Ján Korec (Il Vescovo clandestino in tuta da operaio. La storia del gesuita Ján Korec nella Slovacchia comunista. A cura di Francesco Strazzari. Prefazione del card. Giovanni Coppa, Edb, Bologna 2015, Pp. 168, Euro, 15,00) si può reagire in due modi: la prima è quella di rubricare tutto sbrigativamente sotto la storia generale del secolo passato, da spettatori esterni, con un’alzata di spallucce visto che tanto ‘oramai’ i drammi di cui si parla non esistono più in quel Paese, la seconda è quella di interessarsene, prendersene cura e farne memoria affinché non solo – come vuole un vecchio adagio – non si ripetano più ma anche perché si diffonda finalmente la consapevolezza della propria identità cristiana e delle proprie radici continentali come europei figli di una lunga storia di Grazia fatta certamente di testimonianza, di preghiera e di carità ma anche di martirio e di sofferenza. Per chi non lo conosce, Korec – che fu creato cardinale da Giovanni Paolo II nel lontano 1991 e oggi ha superato i 90 anni – per molto tempo (nelle carceri comuniste slovacche passò in totale 12 anni) ha rappresentato uno dei simboli più indomiti della resistenza della Chiesa clandestina a Est del Muro di Berlino. Quando nel 1948 i comunisti arrivarono al potere a Praga e in breve si instaurò la dittatura del partito unico, l’ateismo divenne una divisa ufficiale della ‘nuova’ Cecoslovacchia fino ad essere insegnato nelle scuole dell’obbligo come una materia fondamentale mentre tutti gli ordini religiosi – compreso quello di Korec, che era gesuita – vennero soppressi dall’oggi al domani (con la gran parte di preti e frati mandati ai lavori forzati, mentre altri vennero ridotti allo stato civile) e i seminari chiusi. Il giovane Korec diventò così sacerdote con un’ordinazione in gran segreto, nel 1950, e l’anno dopo venne consacrato Vescovo da un altro Vescovo che pure era stato ordinato in segreto poco prima: storie incredibili che si farebbe fatica a credere se di questa realtà spaventosa (il sistema ateistico a Praga arrivò a vertici che non avevano nulla da invidiare a quello sovietico di staliniana memoria) non ne conoscessimo anche altre di analogo tenore.

Nel giro di qualche anno la Chiesa nazionale di fatto scomparve, con 450 sacerdoti in prigione e 13 Vescovi su 17 che si trovavano pure in carcere o agli arresti domiciliari. Dapprima Korec sfuggì alla persecuzione come potè: per anni e anni indossando la tuta da operaio lavorò nelle aziende chimiche di Stato svolgendo in incognito il ministero episcopale nelle circostanze più difficili e assurde, poi come netturbino a Bratislava, quindi nelle fabbriche di catrame ancora con la tuta blu del regime. Di notte catechizzava, pregava, scriveva le pubblicazioni clandestine della ‘Chiesa del silenzio’, passate poi alla storia con il nome di Samizdat e diceva Messa, di giorno riparava ascensori e tornava al suo posto di operaio di bassa manovalanza. Alla fine la polizia lo scoprì e lo arrestò a Valdice, nel 1960, dove iniziò la seconda parte della sua vita di cristiano perseguitato: ancora sofferenze, ancora umiliazioni, ancora malattie, che lo provarono duramente nel corpo ma non nello spirito dove coltivò invece sempre le virtù della speranza e della fortezza. In questo lungo periodo vide e sperimentò praticamente di tutto: tradimenti e complotti, violenze e resistenze, fino all’anno fatidico che cambiò improvvisamente il corso della storia, non solo nella sua Patria, il 1989. Allora la battaglia sembrava finita una volta per tutte, ma non è stato così, e dopo il materialismo marxista è venuto quello pratico del relativismo etico e la secolarizzazione ha fatto nuovi passi in avanti, come temeva – purtroppo – lo stesso Papa venuto dall’Est che di quei cambiamenti epocali fu uno dei grandi protagonisti: Giovanni Paolo II. Insomma una testimonianza a nostro avviso da non perdere con i tempi che corrono che va oltre la mera documentaristica ufficiale e non si ferma alla semplice aneddotica, per quanto interessante. Da leggere, e far leggere, anche e soprattutto in previsione del centenario della Rivoluzione bolscevica del 1917 che poi – per quel che a noi più interessa – in realtà è il centenario delle apparizioni di Nostra Signora a Fatima. Ne riparleremo ancora nei prossimi mesi.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *