L’attuale cultura totalitaria è vuota

“Ogni gesto che contraddice gli schemi del pensiero dominante in fatto di amore, famiglia, vita, cristianesimo, identità e storia, giustizia e pace…, trascende ogni singola persona e fa luce attorno”

Riportiamo il paragrafo 10 della Prolusione del Cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio permanente della CEI del 22 settembre scorso.

 

10. Il totalitarismo del pensiero unico decide che cosa esiste e che cosa no, di che cosa si può parlare e di che cosa è proibito, pena la pubblica gogna. È un “totalitarismo culturale” che si mostra tanto più arrogante quanto più è vuoto; tanto più pauroso e sospettoso quanto più è nudo. Dall’individualismo libertario l’uomo concreto – paradossalmente – è estromesso e sostituito da poteri anonimi, da burocrazie impersonali, da meccanismi artificiali, da logiche di produzione e di profitto. È “scaricato” dalla società in nome di una libertà senza legami: essa, ponendo l’individuo al centro di se stesso, lo isola dagli altri, e soprattutto si manleva dal dovere di prenderlo in cura con impegno di organizzazione e di costi. È più facile dirgli: “sei libero, decidi di vivere o di morire; di accogliere la vita fragile o di sopprimerla; di essere fecondo nel dono di te stesso, oppure di produrre un bambino…”; anziché dirgli: “in qualunque situazione ti trovi, non sei solo, la comunità sociale è con te e ti accompagna con ogni risorsa, poiché la tua vita è anche un nostro bene”.
Esiste una via d’uscita? La Chiesa la conosce per grazia e la propone a ogni uomo di buona volontà; non può essere gelosa della gioia. Gesù Cristo – il Figlio unigenito di Dio – ha portato nel mondo il “noi” di Dio-Trinità e Comunione. È questo il grembo da cui veniamo, noi e questo splendido universo, e verso questo destino siamo incamminati. Dall’esperienza dell’io nel noi nascono luoghi, comunità, gruppi che formano un tessuto pre-politico; ma a condizione che l’io e il noi siano emancipati dalla omologazione, dall’appiattimento verso il quale siamo spinti, come se tutti dovessimo vivere con la testa sott’acqua. Le nostre parrocchie, comunità, associazioni, sono questi luoghi, ma auspichiamo che ce ne siano anche altri dove si possa dire, senza complessi di minorità, che questa cultura è totalitaria e vuota, “il re è nudo!”. E quante più persone e comunità lo diranno senza rancori ma con chiarezza, tanto più il giorno della libertà sarà vicino. Di solito, saranno gesti piccoli e quotidiani, come quelli dei poveri e dei semplici del Vangelo; in certi momenti saranno gesti pubblici e sonori come quello di San Giovanni Battista che, senza occuparsi del consenso e della propria vita, afferma la verità davanti a Erode e viene sacrificato. Ogni parola che ha il coraggio di andare contro corrente, ogni gesto che contraddice gli schemi del pensiero dominante in fatto di amore, famiglia, vita, cristianesimo, identità e storia, giustizia e pace…, trascende ogni singola persona e fa luce attorno. Interpella il mondo e pone la premessa che altre luci si accendano nella libertà di pensiero e di parola. È necessario il risveglio delle coscienze. Il Vangelo è il libro della libertà perché Cristo è la libertà di Dio apparsa nel mondo.



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