La verità è inaudita

Già ai tempi di Lenin circolava il motto “la verità è rivoluzionaria”, simbolo marxiano di un impianto filosofico che negava qualsiasi accesso alla realtà, se non per modificarla, mediante un processo sistematico di sovversione. Lo stesso organo mediatico del Partito comunista sovietico era stato fondato da Lev Trockij nel 1908 e da lui battezzato con […]

Già ai tempi di Lenin circolava il motto “la verità è rivoluzionaria”, simbolo marxiano di un impianto filosofico che negava qualsiasi accesso alla realtà, se non per modificarla, mediante un processo sistematico di sovversione. Lo stesso organo mediatico del Partito comunista sovietico era stato fondato da Lev Trockij nel 1908 e da lui battezzato con il nome di “Pravda”, che in russo significa “verità”. Nel 1917, a San Pietroburgo, venne fondato il menscevico “Izvestija” – “Notizie” – del tutto intenzionato, anch’esso, ad occuparsi di verità.

Se i due periodici siano riusciti o meno nell’impresa, lo si può evincere da un celebre detto popolare dell’epoca: «Nella Pravda non ci sono notizie e nell’Izvestija non c’è verità», che ai russi suona ironicamente come «Nella Verità non ci sono notizie e nelle Notizie non c’è verità».
A cominciare da Lenin, la convinzione circa la verità di natura rivoluzionaria sembra sia stato ripreso da un po’ tutti gli inquieti del Novecento. Gramsci, Che Guevara, Orwell e altri hanno contribuito a farne un aforisma sessantottino.

“La verità è rivoluzionaria” è approdata anche a Trieste, ad opera dell’artista Ugo Guarino, che la pennellò a caratteri cubitali, negli anni Settanta del secolo scorso, su una palazzina dell’allora Ospedale psichiatrico cittadino. Slogan simbolo anche della rivoluzione psichiatrica di Franco Basaglia, il graffito guariniano ha ottenuto qualche giorno fa il vincolo dalla Soprintendenza ai Beni culturali. E dunque… è un bene culturale, vincolato, inamovibile.

Ma “la verità è rivoluzionaria”? Se la rivoluzione è sovversione della realtà – e lo è – la verità non è sovversiva, poiché coincide con la realtà e non può, per questo motivo, sovvertire se stessa. Gesù Cristo, “via, verità e vita”, si rivela però come lo sconosciuto da conoscere e viene a dire cose inaudite; cose cioè mai udite dall’uomo, non soltanto prima di Lui, ma anche dopo, a motivo della predicazione. La verità è allora inaudita, sconvolge il cuore e la mente, cambia il corso della storia, apporta contenuti inattesi.

La verità è bella: «Nulla è bello tranne il vero; soltanto il vero è amabile» (Nicolas Boileau).
È brutta: «La realtà è già abbastanza brutta. Perché dovrei dire la verità?» (Patrick Sky).
È potente: «La verità viene da così lontano per raggiungerci che, quando arriva vicino a noi, è sfinita e non ha quasi più nulla da dirci. Questo quasi nulla è un tesoro» (Christian Bobin).
È sfuggente: «La verità è un quadro astratto. Prendi una bugia invece, ha dettagli talmente nitidi che la scambi per una fotografia» (Lila Schon).
È nuda: «Si mente, sì, con la bocca, ma con il ghigno che si fa in quel momento si dice pur sempre la verità» (Friedrich Nietzsche).



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