La teoria del gender è un’invenzione

Maschio e femmina li creò. Non è solo una verità religiosa ma razionale e scientifica. Lo dice la biologia. Il resto è invenzione ideologica. Parola di Massimo Gandolfini

Nel prossimo numero di Vita Nuova del 5 dicembre ampia cronaca della serata e una intervista a Massimo Gandolfini. Vedi su questo sito la fotogallery di Francesco La Bella.

 

La cosiddetta teoria del genere (o gender) è un’invenzione, non ha basi naturali e genetiche. E’ una pericolosa ideologia, che oggi si tenta di imporre e che va per questo combattuta. Il dottor Massimo Gandolfini, che lunedì scorso ha parlato per il secondo appuntamento della Cattedra di San Giusto in una salta della Camera di Commercio stracolma (moltissimi in piedi o seduti per terra), vede in questa “invenzione” un grande pericolo. In Australia la carta di identità prevede tre sessi: maschile, femminile e “not specified” per tutti gli orientamenti sessuali che non rientrano nei primi due. Il Comune di Milano fa circolare nelle scuole il libretto di Francesca Pardi “Il Piccolo Uovo” che educa alla varietà dei generi sessuali. In Germania si somministrano farmaci per ritardare il menarca in modo che la ragazzina possa decidere in seguito da sé se essere maschio o femmina.

Gandolfini ha invece dimostrato che il sesso è radicato nella realtà. La biologia lo dimostra. In un individuo i cromosomi sono 46: 44 sono somatici e due sono sessuali. Nel maschio questi due sono X e Y e nella donna XX: la differenza è inequivocabile. Il cromosoma Y è il determinante biologico della mascolinizzazione. La sessuazione avviene tra la settima e l’ottava settimana di gestazione.

Anche il cervello – ha spiegato Gandolfini – è sessuato. E’ questa una scoperta chiara degli ultimi vent’anni. La cosa è del resto logica: tutti i tessuti risentono dell’azione degli ormoni (estrogeni per le donne e androgeni per gli uomini) e quindi anche i tessuti cerebrali. Sono appunto gli ormoni a fornire le caratteristiche anatomiche e funzionali al cervello maschile e a quello femminile.

La biologia è chiara: o maschio o femmina. Ci sono però le cosiddette zone grigie o di disordine circa l’identità sessuale. Si parla in questi casi di transessualismo. La difficoltà identitaria non è genetica. Gandolfini è stato chiaro nel dire, per esempio, che l’omosessualità non è determinata dai geni. Non si nega che la genetica sia un elemento che influisce o predispone, ma non c’è alcuna evidenza che ci sia un determinismo. Geneticamente noi siamo predisposti al cancro, in quanto abbiamo alcuni geni oncogeni. Ma questo non vuol dire che necessariamente ci ammaleremo di cancro. Si può parlare al massimo di maggiore vulnerabilità. L’uomo è infatti all’interno di tre poli: il polo biologico, il polo psichico e quello sociale. Le difficoltà identitarie sessuali hanno cause che appartengono a tutti e tre i poli. Ed infatti l’omosessualità è maggiore dove già ci sono grandi comunità gay come a San Francisco o a Los Angeles.

 



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