La stampa cattolica e la verità

[Nella foto di Francesco La Bella il novantunenne Mons. Rocco alla Festa di Vita Nuova]. Pubblichiamo l’introduzione alla tavola rotonda di giovedì 26 settembre su “La stampa cattolica dice la verità?”.

[Nella foto di Francesco La Bella il novantunenne Mons. Rocco alla Festa di Vita Nuova – Vedi le altre immagini nella Fotogallery)

Nella prima serata della Festa di Vita Nuova si è tenuta una tavola rotonda con Benedetta  Frigerio di Tempi, Riccardo Cascioli della Nuova Bussola Quotidiana, Mauro Ungaro della Voce Isontina e Andrea Tornielli de La Stampa. La tavola rotonda è stata coordinata da Stefano Fontana, direttore di Vita Nuova. Pubblichiamo qui di seguito la sua introduzione ai lavori.

 

La stampa cattolica dice la verità?

 

Cosa significa dire la verità in senso giornalistico per un settimanale, o per un quotidiano, cattolico? Vorrei provare a indicare quattro sfumature del problema.

C’è un primo significato, a mio avviso, di questo dire la verità che consiste nel non dire per forza una verità “su misura per tutti”. La stampa cattolica parla “a tutti” ma non dice cose “su misura per tutti”. Se volesse dare notizie su misura per tutti allora non direbbe più la verità. Dico questo perché c’è spesso una voglia di essere “ecumenici”, di tessere comunque i fili di un accordo, di non escludere, di fare comunione e dialogo… Su molti temi la stampa cattolica non prende posizione, anche noi puntiamo più a porre domande che ad assumerci la responsabilità di qualche risposta. Un settimanale cattolico titolava giorni fa: “Fine vita, cantiere aperto”. Ma come cantiere aperto? E’ un campo di battaglia, non un cantiere aperto.

Questo mi dà lo spunto per passare al secondo aspetto: per la verità si combatte. Mi chiedo se la stampa cattolica abbia ancora voglia di combattere delle battaglie culturali. La verità accomuna, ma anche divide. Finché viviamo su questa terra ed esiste il peccato la verità anche divide. Certo, non abbiamo nemici, ma avversari sì. Certo, non amiamo le polemiche, ma le dispute sì. Certo, non calunniamo, ma qualche denuncia la facciamo. Facciamo l’esempio della legge sull’omofobia. Alcune testate hanno fatto una battaglia, altre non hanno nemmeno affrontato l’argomento. Eppure era una questione di primaria importanza. Ci stanno soffiando la natura umana e non diciamo niente?

C’è un terzo aspetto, collegato con questo appena visto. E’ facile fare le battaglie per le questioni che sono sulla cresta dell’onda, che hanno dalla loro il vento dell’opinione pubblica laica, specialmente quella che detta legge sul piano del pensare comune. E’ più difficile fare battaglie di verità per argomenti controcorrente, di cui non si interessa nessuno oppure che vengono disprezzati dall’intelligenzia snob della stampa patinata e dei tg di moda, oppure che vengono considerati conservatori. Vogliamo batterci per la “salubrità dell’aria”, come direbbe Parini? Oppure per mettere i pannelli solari sulle chiese e produrre energia pulita? Avremo il plauso del mondo e saremo considerati up to date. Proviamo a parlare di aborto o di coppie omosessuali … le cose si fanno subito più dure.

Giungiamo così ad un quarto aspetto del dire la verità. La verità, diceva già il filosofo Eraclito, accomuna. Ciò significa anche che viene detta “in comune”, insieme. Non noto una grande capacità di dirla “insieme” da parte della stampa cattolica. Comprensibile e perfino auspicabile pluralismo? Può essere. Eccessiva divisione che assomiglia a Babele? Possibile anche questo. Anche in questo caso gli atteggiamenti delle varie testate sulla legge sull’omofobia insegnano. Con Mauro Ungaro ci diciamo spesso che a leggere gli editoriali dei settimanali diocesani del Triveneto ci si trova davanti a tutto l’arco parlamentare. Io sono direttore di Vita Nuova da tre anni: non abbiamo mai fatto una uscita insieme, concordata su un problema. La divisione è la nostra malattia e il radicamento nel territorio spesso il nostro alibi.

Concludo ponendo la domanda forse fondamentale? C’è ancora dietro di noi un popolo cattolico, che ci spinge a dire la verità, che ci legge e ci sostiene? Oppure siamo costretti a diluire il nostro servizio alla verità per non perdere lettori ed abbonati, per dire una verità, come dicevo all’inizio, “su misura per tutti”?

Stefano Fontana

 



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