La solenne bocciatura

Bruttissima figura del Consiglio regionale del FVG: bocciata dal governo la legge regionale sul “fine vita”. Lo si sapeva già all’inizio. Ma allora perché l’hanno votata?

Dunque il governo ha bocciato la legge regionale sulle DAT (Dichiarazioni anticipate di trattamento). Il motivo è molto semplice e tutti lo conoscevano già quando fu presa la decisione consigliare: non è competenza delle regioni legiferare su questi temi, ma del Parlamento. Brutta figura del Consiglio regionale FVG, anzi figuraccia. Quando le istituzioni non rispettano le leggi la cosa è grave e pericolosa. Il cittadino pensa subito che se non le rispettano in quel punto possono non rispettarle anche in tanti altri. All’arbitrio, per definizione, non c’è limite.

Chi fa la figuraccia? La presidente, prima di tutto, e poi tutti i consiglieri che hanno votato a favore, che adesso dovrebbero spiegare agli elettori i motivi di un voto non rispettoso delle leggi vigenti. Onore al merito, invece, ai pochi che non hanno ceduto.

Politicamente parlando, la doccia è ancora più fredda. Il governo che ha bocciato la regione è dello stesso colore politico della maggioranza in FVG. In soldoni: il governo presieduto da Renzi ha bocciato una disposizione voluta da Debora Serracchiani che è la Vice di Renzi nel partito democratico, principale sostegno politico del governo stesso.

Ricordiamo che nella nostra regione c’era stata una raccolta di firme organizzata dall’associazione Luca Coscioni. Poche migliaia in tutto. Nulla a fronte di una popolazione regionale di oltre un milione di persone. Eppure nacque lo slogan “I cittadini lo vogliono”. E’ lo slogan del giacobinismo di sempre: ci si fonda sulla (presunta) volontà popolare per imporre leggi ideologiche volute da una minoranza. Questa era la logica non solo della legge regionale sulle DAT ma poi anche di quella comunale. Su questi temi, ormai, regione e comune procedono in combinata. Vita Nuova ha quindi avuto ragione a combatterle entrambe.

Però non bisogna fermarsi alla superfice. La bocciatura arrivata dal governo mette in luce il pressapochismo di questa legge e della volontà politica della maggioranza in consiglio regionale sui temi delicati della vita. Hanno fatto una cosa che non potevano fare. Però quella cosa sarebbe stata sbagliata anche se, paradossalmente, il governo non vi si fosse opposto. E’ per questo che plaudiamo all’intervento governativo ma non cantiamo vittoria. Le questioni procedurali non sono mai decisive, anche quando sono dalla nostra parte.

La vera vittoria sarebbe di avere un consiglio regionale che la pensasse diversamente su questi temi di grande importanza. Altrimenti, alla prossima volta, la legge riapparirà in altra forma. Fatta la legge trovato l’inganno. Il lavoro decisivo si svolge nel cuore dell’uomo. E’ nella sua mente che si elaborano le idee e se queste sono sbagliate, prima o dopo emergono.

E come fare per avere un consiglio regionale che difenda la vita anziché promuovere forme più o meno larvate di eutanasia? Molto c’è da fare nella società, tra la gente, nella cultura, per creare mentalità e sana informazione. I giochi veri si fanno nella società, poi la politica segue. Solo così si pongono le basi vere per una politica nuova. I difetti di procedura segnalati dal governo sono un piccolo sollievo, ma la battaglia è ancora lunga.

 



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