La Settimana Santa secondo la Beata Emmerick

L’obiettivo (modesto, per carità) di questa rubrica settimanale sarebbe, in questo spazio gentilmente concessoci, quello di contribuire ad aumentare, almeno un po’, nel nostro piccolo, la consapevolezza – a livello popolare – dell’esistenza delle radici cattoliche della Mitteleuropa. Qualcosa che col passare del tempo, purtroppo, è progressivamente scomparso dalla coscienza collettiva dei nostri popoli. Nella […]

L’obiettivo (modesto, per carità) di questa rubrica settimanale sarebbe, in questo spazio gentilmente concessoci, quello di contribuire ad aumentare, almeno un po’, nel nostro piccolo, la consapevolezza – a livello popolare – dell’esistenza delle radici cattoliche della Mitteleuropa. Qualcosa che col passare del tempo, purtroppo, è progressivamente scomparso dalla coscienza collettiva dei nostri popoli. Nella mentalità comune la parola Mitteleuropa è in effetti ormai associata a termini come ‘eresie’, ‘protestantesimo’, ‘secolarizzazione’, al massimo ‘ecumenismo’, bene che vada. Ma non è stato sempre così. La settimana scorsa ricordavamo, soccorsi dalla ricorrenza della memoria liturgica della sua nascita al Cielo (il 15 marzo 1820), la grandiosa figura di San Clemens Maria Hofbauer, l’intrepido sacerdote missionario che in pieno illuminismo riconquistò alla fede – combattendo contro tutto e tutti – intere regioni dell’Europa centrale date per perse, oggi venerato come amatissimo Patrono di Vienna. Restando nei territori di lingua tedesca, in coincidenza con la Settimana Santa non si può fare a meno di ricordare un’altra testimone eccellente, già beatificata, la suora agostiniana di Münster Anna Katharina Emmerick (1874-1924). Per una serie di motivi, purtroppo, dalle nostre parti la sua fama è tutt’altro che nota ma, come vedremo ora, in realtà abbiamo di fronte una stella di prima grandezza della storia spirituale della Cristianità. Di famiglia povera e umilissima, fin da piccola avvertì chiaramente la chiamata alla vita religiosa, ma una serie d’imprevisti la ritardarono di qualche anno. Girò per vari conventi finché alla fine venne accolta nel monastero agostiniano di Agnetenberg. Aveva 28 anni. Anche questa sede, però, si rivelò provvisoria. Lo stesso movimento radicale di secolarizzazione che perseguitò Hofbauer provò duramente anche lei: in breve, il monastero venne soppresso dall’oggi al domani e l’agostiniana dovette riparare a Dülmen presso un prete, fuggito pure lui di corsa (guarda un po’) dalla solita Francia dei lumi.

E fu proprio qui che la sua vita ebbe una svolta: si ammalò gravemente e fu costretta a letto. Prima per mesi, poi per anni. Perché in effetti da quel letto non si rialzerà praticamente più per tutti i successivi tredici anni, fino alla morte. In questo periodo, ancora più lontana e nascosta dagli occhi del mondo, le accadde di tutto, letteralmente: andava frequentemente in estasi, iniziò a predire il futuro, a rivedere e rivivere nei minimi dettagli, davanti a sé, numerosi episodi del Vangelo. Infine, come San Francesco e i più grandi testimoni di sempre, ricevette il dono incomparabile delle stimmate. La fama di santità di questa povera suora si diffuse allora nei villaggi vicini e accorse anche un personaggio come Clemens Brentano, il celebre poeta del movimento romantico tedesco. Avvicinatola da scettico, finirà poi per cambiare vita e convertirsi clamorosamente, pendendo dalle sue labbra. Così, sarà lo stesso Brentano a raccogliere circa 16.000 pagine di rivelazioni, visioni e predizioni che la futura Beata gli confiderà poco prima di morire. Un lavoro enorme e, come spesso accade, finito per decenni nel dimenticatoio finché un grande Papa – profondo conoscitore della religiosità tedesca, peraltro, Pio XI – diede ordine di tradurle in italiano, autorizzandone la diffusione tra il popolo di Dio. Di questo prezioso lascito (riproposto ultimamente anche dall’editore Cantagalli di Siena) quelle che più hanno avuto eco, comunque, sono le pagine dedicate alla Passione di Nostro Signore, che la Emmerick rivisse ogni anno durante la Settimana Santa, giorno per giorno, sulla sua stesse pelle. Sanguinando, urlando, soffrendo visibilmente fino a delirare. Come i grandi stimmatizzati della Cristianità, d’altronde. Sarà forse però anche per questo che la mistica tedesca (beatificata da Giovanni Paolo II nel 2004) non ha mai conosciuto troppa fortuna, né eccessivi estimatori. Le pagine della Passione come lei le racconta ci portano dritti dritti sul Golgota tra i sassi erti bagnati dal sangue versato dal Redentore, i ghigni degli assassini, gli sputi della folla e lo straziante calvario interiore della Vergine che della via dolorosa fu testimone partecipe dall’inizio alla fine, vedendosi mancare più volte. Non ci sono consolazioni immediate, non ci sono teli pietosi, e neanche quegli effetti speciali che risolvono tutto come nei bei film di una volta. Tutto è drammaticamente reale in questa mistica. La Passione e la Croce sono lì, davanti al lettore, chiarissimamente, nella loro brutale nudità, se così possiamo esprimerci, senza alcuna edulcorazione. Perché sul Golgota non c’era. Non è forse un caso che lo stesso film The Passion di Mel Gibson, nato per ammissione del regista proprio sulle pagine della Emmerick, sia stato accusato (a volte perfino da credenti) di essere troppo duro, troppo crudo. Ma, a ben pensarci, è la solita vecchia storia: molti vogliono dirsi cristiani, almeno in qualche modo, perché la personalità di Gesù è bella, buona, radiosa e non smette di affascinare, oggi come ieri, a ogni latitudine del globo. Però, senza croce, grazie. Ecco, la croce proprio no. Quella prendetevela voi. Forse allora, anche per questo, per una volta, non sarebbe male accostarsi alla Passione senza fronzoli, così com’è stata, andando dritti al cuore del sacrificio del Figlio di Dio. Che è morto per tutti, espiando (anche) i nostri peccati personali, miei e vostri, di oggi e di domani. E’ per questo, ormai l’avrete capito, che la lettura che osiamo proporvi quest’anno per la Settimana Santa, sempre sotto voce, è proprio La dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Secondo le visioni della beata Anna Katharina Emmerick. Provare per credere. In ogni caso, tenendo bene a mente che dopo la via dolorosa, per quanto amara possa essere, c’è sempre la luce. E quella, per l’eternità, non avrà mai fine. Auguri di una buona Pasqua di Risurrezione a tutti.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *