La risposta del Messico alla politica omossessualista del Presidente Peña Nieto. Centinaia di migliaia di messicani manifestano in tutto il Paese e nella Capitale

La politica istituzionale messicana è quasi da sempre caratterizzata da una estrema distanza e rottura rispetto all’identità cattolica della società di quel paese la quale subisce quasi costantemente e senza alternativa un ordinamento costituzionale e legislativo laicista. La più importante reazione della società messicana allo Stato ateo fu la Guerra Cristera combattuta alla fine degli […]

La politica istituzionale messicana è quasi da sempre caratterizzata da una estrema distanza e rottura rispetto all’identità cattolica della società di quel paese la quale subisce quasi costantemente e senza alternativa un ordinamento costituzionale e legislativo laicista. La più importante reazione della società messicana allo Stato ateo fu la Guerra Cristera combattuta alla fine degli Anni Venti del secolo passato. La nostra lettrice, Jolanda Bañez, in un precedente intervento (vedi qui) ha descritto l’attuale situazione in Messico dove, ancora una volta, le famiglie e la società si stanno organizzando per opporsi al tentativo governativo di conformare questa grande nazione cattolica alle politiche omosessualiste globali. Dopo l’indiscusso successo della manifestazione del 24 settembre 2016 a Città del Messico, che ha visto un milione e duecentomila messicani scendere in piazza, il movimento del Frente Nacional por la Familia si orienta a diventare un soggetto politico in grado di confrontarsi con i partiti laici e di cambiare il paesaggio politico e istituzionale messicano. In Italia, dove i partiti per la vita e per la famiglia hanno regolarmente fallito, si può comprensibilmente guardare con scetticismo a questa evoluzione del movimento cattolico messicano, e tuttavia si può anche credere che la più radicale e tragica contrapposizione “amico-nemico”, che caratterizza lo scontro in Messico, finirà per fare la differenza e favorire il concretizzarsi di una importante novità nel contesto dell’America di lingua spagnola. Qui di seguito alcune riflessioni di  Jolanda Bañez sulla situazione all’indomani del 24 settembre.

Dopo le manifestazioni che, nei primi giorni di settembre, hanno visto quasi un milione e duecentomila persone scendere nelle piazze e sulle strade di centotrenta città messicane per opporsi alla legislazione omosessualista, e in seguito alla marcia che ha avuto luogo il 24 settembre a Città del Messico e alla quale hanno partecipato quasi 500.000 cittadini messicani, si può parlare di un risveglio del Messico e di una reazione generale contro l’imposizione dell’ideologia gender da parte del governo messicano e contro il suo tentativo in atto di dissolvere la tradizione, ancora così profondamente radicata, della famiglia messicana.

La società messicana negli ultimi tempi non si è particolarmente caratterizzata per la propria partecipazione. Il Messico ha vissuto un’epoca di apatia civica, che è stata l’occasione per i politici di fare e disfare le leggi a proprio gusto e tornaconto di fronte allo sguardo per lo più silenzioso di gran parte della popolazione. I pochi che hanno protestato contro le ingiustizie perpetrate dal governo sono stati spesso o ignorati o puniti.

Manifestazioni tanto vaste non si sono mai viste durante la storia messicana. Le marce svoltesi in centotrenta città sono state travolgenti, ma quella del 24 settembre è andata al di là di tutte le aspettative, anche di quelle degli organizzatori. Circa mezzo milione di persone provenienti da quasi tutti gli Stati della Federazione messicana hanno manifestato la loro contrarietà alle politiche del governo in materia di sessualità e famiglia. Uomini e donne hanno manifestato con decisione ai politici e ai leader del paese ciò che realmente vuole la società ovvero che sia bandita l’ideologia gender dal Messico e, soprattutto, che sia cancellata dai programmi scolastici nei quali, pur non essendo stati ancora approvati i progetti di legge del Presidente Peña Nieto a favore dell’ideologia di genere, si stanno già introducendo disposizioni in tal senso da applicarsi persino negli istituti pubblici prescolari. Con l’ideologia di genere lo Stato, ben lungi dal proteggere la cellula fondamentale della società, sembra volere farla rovinare a partire dalle sue stesse basi conculcando i diritti dei genitori e dei fanciulli.

Le marce hanno lo scopo di scuotere i politici e di far sì che guardino alla società messicana, che vedano e si rendano che conto delle molte persone disposte a lottare per il matrimonio tra un uomo e una donna, per impedire che l’ideologia di genere sia imposta ai fanciulli, che ai padri di famiglia messicani sia tolto il diritto di difendere la famiglia tradizionale, e per ottenere che l’educazione nelle scuole sia conforme alle loro stesse convinzioni e principi.

La creazione di una formazione autenticamente sociale come il Frente Nacional por la Familia è stata di importanza vitale per il Messico, giacché si tratta di un movimento nato e cresciuto grazie all’interesse e alla partecipazione dei messicani, lontano da ogni interesse particolare. Il Messico aveva bisogno di un movimento capace di rappresentare autenticamente le necessità dei messicani e di promuovere lo sviluppo della società – a partire dalla famiglia come fondamento – e della persona. Un movimento come questo è salutare per una nazione tanto piagata da problemi sociali e da crisi istituzionali. Questo movimento promuove un’autentica democrazia: una democrazia di famiglie.

É evidente che, benché alla marcia abbiano partecipato persone di diverse fedi, la maggioranza dei manifestanti era composta da cattolici. Il ruolo della gerarchia cattolica é stato quello di garantire un appoggio. Per il resto i vescovi, dopo la valanga di attacchi pubblici subiti da parte degli organi di stampa e dei social media che hanno puntualmente risollevato il caso di Padre Marcial Maciel e di altri casi di pederastia tra il clero, hanno preferito tenere un basso profilo.

Dopo la marcia dello scorso 24 settembre il Frente Nacional por la Familia ha annunciato di volersi convertire in un movimento civico permanente in difesa della famiglia e del matrimonio naturale. Scopo di questo movimento sarà quello di spingere il Governo a formulare politiche che pongano la famiglia al centro dell’agenda nazionale, politiche finalizzate alla protezione dei soggetti più vulnerabili e al reale sviluppo del paese. Si auspica inoltre che il Governo assuma le proprie decisioni in base a criteri oggettivi, imparziali e di giustizia. Il Frente Nacional por la Familia ha anche chiesto che i suoi rappresentanti siano ricevuti dal Presidente Peña Nieto al quale faranno presente l’urgenza di discutere l’iniziativa legislativa popolare per la tutela della famiglia e di promuovere la creazione di un Istituto Nazionale della Famiglia.

Fonte: http://vigiliaealexandrinae.blogspot.it



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