La Resurrezione e la difesa della vita: cosa lega la Pasqua e la prossima Marcia per la Vita

Anche nel mondo cattolico si nota una distrazione su questo grande tema. Se ne parla di meno, lo si denuncia di meno, le manifestazioni pubbliche si diradano, i gruppi pro-life cattolici sono divisi tra loro, chi dovrebbe parlare in modo chiaro balbetta.

C’è un nesso intimo e profondo che collega la Passione e la Pasqua di Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo con la lotta per la difesa della vita nascente, contro l’aborto di Stato. C’è quindi anche un nesso che collega la Pasqua con la Marcia per la Vita che si terrà a Roma sabato 20 maggio 2017.

E’ difficile pensare a qualcosa di più orrendo della passione di un bambino nel ventre della madre, ossia proprio nel luogo che dovrebbe dargli la vita. In quel luogo, di comunicazione e di lancio verso la piena esistenza, egli invece subisce la sua tremenda passione, la tortura e la morte. Difficile pensare a qualcosa di peggio perché il bimbo è innocente e inconsapevole. Egli viene ucciso – e se la gravidanza è inoltrata ciò avviene con metodi che fanno rabbrividire – senza che lo sappia, prima ancora di aprire gli occhi alla vita. C’è stato, ma non c’è stato. E’ passato tra noi solo nella sofferenza.

La Resurrezione è la Vita, e nella speranza pasquale questi bimbi innocenti avranno anch’essi la loro salvezza. Cristo è morto ed è resuscitato anche per loro. Vuole portarseli con Sé. La resurrezione è la vita piena, la vita vera, che ci spinge a difendere anche qui la vita di questi poveri innocenti. La resurrezione è la nuova creazione, e nella nuova creazione non c’è posto per crimini simili. La resurrezione è la natura rigenerata e purificata e in essa non c’è posto per il peccato. La resurrezione ci fa vedere le cose come erano in principio e come dovrebbero essere. E in principio non esisteva che un bimbo fosse ucciso nel ventre della madre. La Pasqua rischiara tutta la nostra vita e ci chiede l’impegno per testimoniare in essa la resurrezione di nostro Signore. In questa testimonianza la prima cosa da fare è combattere contro la piaga dell’aborto.

Su di essa cala un tragico silenzio. In Italia mancano all’appello 6 milioni di bambini. Ma nessuno ne parla. La regione Lazio ha autorizzato i Consultori a distribuire la Pillola RU 486. L’aborto, dopo essere stato inteso come un servizio pubblico per un diritto della donna, ora diventa un fatto privato che la donna consuma da sola. Molti hanno detto che questa disposizione è “sulla pelle delle donne”, certamente ma perché è sulla pelle del bambino. L’aborto colpisce il bambino e, di conseguenza anche la donna: ma prima di tutto colpisce il bambino.

Sull’aborto c’è un tragico silenzio, frutto di una tragica indifferenza. Questa indifferenza è però voluta e organizzata. Lo si fa presentando l’aborto come un normale diritto e come una conquista ormai acquisita, una conquista di civiltà. Se è un diritto, è giusto darlo per scontato, insegnarlo nelle scuole, negare ai medici l’obiezione di coscienza …, perché lo Stato i diritti li deve difendere. I giornali sono altamente conniventi e c’è un generale clima censorio nei confronti di chi pone il problema e lotta contro di esso.

In Italia si fa troppo poco contro l’aborto. Negli Stati Uniti d’America l’opinione pubblica è ormai divisa al 50 per cento, qui da noi siamo molto lontani da queste percentuali. Là l’attivismo delle organizzazioni pro-life si fa sentire, sono per esempio presenti anche dentro le Università. La nuova amministrazione Trump ha dato una ulteriore spinta. Ma in Europa e in Italia le cose, purtroppo, non stanno così. Continuano le informazioni false sui numeri dell’aborto, che non tengono mai conto dell’aborto chimico ma si fermano ancora solo a quello chirurgico.

Anche nel mondo cattolico si nota una distrazione su questo grande tema. Se ne parla di meno, lo si denuncia di meno, le manifestazioni pubbliche si diradano, i gruppi pro-life cattolici sono divisi tra loro, chi dovrebbe parlare in modo chiaro balbetta, si fanno mille distinguo, quando non accade che la lotta all’aborto da parte di organizzazioni cattoliche non si riduca alla distribuzione di contraccettivi. Il caso dell’Università cattolica di Lovanio, in Belgio, e dei vescovi cattolici di quella nazione, che hanno sanzionato e rimproverato il professore che diceva essere l’aborto l’omicidio di un innocente la dice lunga sulla situazione.

Da tutti questi argomenti deriva l’importanza della Marcia nazionale per la Vita del 20 maggio prossimo. L’appuntamento è alle ore 15,00 in Piazza della Repubblica: www.marciaperlavita.it



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