La regalità del Bambino Gesù

Il Vescovo ha inaugurato l’anno accademico dell’Istituto di Scienze religiose con una lezione sulla Dottrina sociale della Chiesa ne “L’infanzia di Gesù” di Benedetto XVI. Qui anticipiamo alcuni punti, mentre Vita Nuova pubblicherà l’intero testo nel numero del 1 marzo.

Venerdì 22 febbraio il Vescovo Mons. Giampaolo Crepaldi ha tenuto la prolusione di inaugurazione dell’anno accademico dell’Istituto di Scienze Religiose di Trieste. Egli ha parlato sul tema “L’infanzia di Gesù” di Joseph Ratzinger e la Dottrina sociale della Chiesa.

Il Vescovo ha sviluppato tre punti del testo di Benedetto XVI. Il primo è stato il rapporto di Gesù con il Nuovo Testamento: “Non è possibile eliminare la Legge antica: essa permane, inverata e superata, nella Legge Nuova, che è Gesù stesso. La dimensione sociale delle norme sul sabato non viene negata dal divieto di anteporre il sabato all’uomo, ma ripresa e confermata in una Nuova Alleanza, a dimostrazione che Gesù si pone come Dio”.

Il secondo punto è stato la regalità di Gesù: “La regalità divina del Bambino è presente in tutti i racconti evangelici dell’infanzia di Gesù e il libro di Benedetto XVI in ogni luogo lo ricorda. Il Figlio dell’Altissimo è Re nel senso pieno del termine e proprio per questo non può essere ristretto a qualsiasi regno di questo mondo. Ma la regalità salvifica del Figlio dell’Altissimo, che “salverà il suo popolo dai peccati” non esclude che questo abbia delle salutari, anche se non salvifiche, conseguenze anche sulla realtà del regno di questo mondo, senza tuttavia rinchiudersi in esso. Si può dire che la messianicità di Gesù sollevi tutti i problemi, anche quelli politici e legati alla convivenza umana, al loro nucleo fondamentale, senza del quale degradano”.

Il terzo punto è la visita dei Magi: “Il senso del racconto della visita dei Magi, secondo Ratzinger, è proprio questo: rispondere alla domanda di “come persone fuori di Israele potessero vedere proprio nel ‘re dei Giudei’ il portatore di una salvezza che li riguardava” (108). E’ evidente l’importanza di questa domanda per la Dottrina sociale della Chiesa, che non è un positivismo per i cattolici ma un discorso rivolto a tutti gli uomini”.

Il Relatore ha concluso soffermandosi sul metodo adoperato da Benedetto XVI: “il suo punto di vista non è mai solo storico, ma presuppone sempre la verità della fede. In questo modo egli mostra come la luce della fede permetta di comprendere fino in fondo anche i fatti della storia e che non è tanto Gesù a mostrare il Messia quanto il Messia a mostrare Gesù. I fatti rimarrebbero incomprensibili senza la luce della fede. Soprattutto essi rimarrebbero solo dei fatti ormai trascorsi e non avrebbero più nulla da dirci oggi”.

Vita Nuova pubblicherà il testo integrale della lezione nel prossimo numero del 1 marzo 2013.

 



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *