La nuova “resistenza” croata

La Croazia continua sorprendere. Dopo l’impressionante mobilitazione della società civile sull’unicità del matrimonio naturale dell’anno passato – che ha dato luogo a un referendum popolare poi vinto e di cui abbiamo dato conto su Vita Nuova – qualche settimana fa a rilanciare la battaglia è stata la Conferenza Episcopale riunita al gran completo in sessione […]

La Croazia continua sorprendere. Dopo l’impressionante mobilitazione della società civile sull’unicità del matrimonio naturale dell’anno passato – che ha dato luogo a un referendum popolare poi vinto e di cui abbiamo dato conto su Vita Nuova – qualche settimana fa a rilanciare la battaglia è stata la Conferenza Episcopale riunita al gran completo in sessione plenaria. I Vescovi, che in questi mesi sono impegnati nella preparazione del II° Incontro Nazionale delle Famiglie (aprile 2015), hanno infatti licenziato un documento significativo che, mentre riflette sulle emergenze pastorali e pratiche del Paese, non dimentica tuttavia l’importanza del fronte etico e culturale delineando con parole quanto mai chiare il quadro umano e sociale che si profila all’orizzonte. Si tratta della dichiarazione “Maschio e femmina li creò!” che, muovendo dal celebre passo della Genesi e quindi dal piano della Creazione confermato e redento in Cristo, arriva a mettere a tema lucidamente senza indulgere in retorica l’impressionante allontanamento dalla Parola di Dio che la società europea ha potuto realizzare negli ultimi decenni, a partire – se si vuole una data – dall’esplosione della rivoluzione sessuale del 1968 ma poi con passi sempre più rapidi dopo il 1989 e nei primi anni 2000. La negazione del dato di natura e delle comuni differenze bio e antropologiche – per i Vescovi croati – è infatti l’ultima tappa della rivoluzione sessuale sessantottina che porta così coerentemente a definitivo compimento le sue premesse nichilistiche. Una rivoluzione, cioè uno sconvolgimento di un ordine, che arriva ad essere – così si legge – letteralmente “disumana”  e ben “più ampia” di quella ‘cultura della morte’ che era stata, secondo Giovanni Paolo II, uno dei tratti caratteristici della società occidentale della seconda metà del XX secolo. Qui siamo ancora più oltre, per quanto impossibile o assurdo possa sembrare. Le ideologie che negano la differenza sessuale di natura – l’ultima differenza rimasta in una società che ha ormai abolito ogni altro tipo di differenza – mirano infatti in ultima analisi a ri-fare il mondo ex novo, da capo, cominciando – non a caso – proprio da una nuova idea di generazione sessuale che viene appaltata ora pressoché in toto al dominio manipolatore e faustiano della mera tecnica ingegneristica biomedica. La cultura ateistica moderna – da elitaria diventata ormai di massa – arriva quindi al suo esito (come dalle nostre parti l’aveva già predetto Del Noce) radicale e insieme suicidario dimostrando finalmente il suo disprezzo per il creato e le sue radici filosofiche apertamente gnostiche. Diversamente da alcuni ritornelli che ancora si sentono in giro, quindi, la Dichiarazione episcopale dice anche questo: la cultura europea della modernità oggi diventata egemone a livello di intellighentsia, nel costume come nella prassi, è un problema per i cristiani. Un grande, gigantesco problema. Certamente la necessità del dialogo in quanto tale non viene meno ma diventa ormai oggettivamente sempre più complicato parlare la stessa lingua e quindi intendersi. Anche perché – altra osservazione dell’Episcopato slavo – la presenza della legge naturale che di per sé costituirebbe un sicuro argine contro questo sconvolgimento totale del creato viene anch’essa emarginata e tendenzialmente privata di ogni pretesa veritativa.

Che fare? Siamo alle solite: senza riconoscere espressamente un primato a Dio o a una legge universale vincolante non scritta dal rebus non se ne esce. Ma già che un Documento del genere venisse letto, approfondito e commentato il più possibile sarebbe già qualcosa. Perché si accusa spesso la Chiesa di non produrre una cultura e di essere intellettualmente acritica, come se la meditazione della Storia Sacra e della Parola Divina non producessero concretamente nulla che non sia valido al di fuori di una vita religiosa consacrata o eremitica. Poi quando qualcosa – non si sa come – finalmente esce o lo si ignora senza averlo letto o lo si giudica superato, o tutte e due le cose insieme. Così tutto diventa possibile: che un giornalista da strapazzo venga seguito con più interesse di un Santo, che la mentalità pagana appassioni più del Vangelo, persino che le seduzioni del demonio vengano giudicate più attraenti di Cristo. Per carità, ogni riferimento a fatti e/o persone è assolutamente casuale. Ci mancherebbe. Solo, guardatevi intorno e fate un po’ voi.



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