La notte e la pace di Arisa

“Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare” La giovane cantante Arisa, all’anagrafe Rosalba Pippa, il cui nome d’arte è un acronimo delle iniziali dei componenti della sua famiglia di origine lucana, è stata poco più che ventenne la vincitrice della sezione “Nuove Proposte” al Festival di Sanremo del 2009. […]

“Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare”

La giovane cantante Arisa, all’anagrafe Rosalba Pippa, il cui nome d’arte è un acronimo delle iniziali dei componenti della sua famiglia di origine lucana, è stata poco più che ventenne la vincitrice della sezione “Nuove Proposte” al Festival di Sanremo del 2009. In quel brano accattivante, “Sincerità”, da cui scaturì un LP omonimo e un videoclip interessante, la cantante nativa di Genova poi cresciuta a Potenza, mostrava il suo look ammiccante con grandi occhiali neri e rossetto copioso sulle labbra. I testi delle sue canzoni sono stati in gran parte scritti da Giuseppe Anastasai, paroliere siciliano, legato alla cantante anche sentimentalmente. Nel grande successo di quel brano del 2009, Arisa cantava: «Sincerità, adesso è tutto così semplice, con te che sei l’unico complice di questa storia magica (…). Sincerità, un elemento imprescindibile per una relazione stabile che punti all’eternità». L’anno successivo, sempre al Festival di Sanremo, Arisa portava una canzone proiettata nel futuro, “Malamaoreno’”, con gli incubi e le paure di un mondo che potrebbe finire, anche con la scomparsa definitiva di Dio: «Può scoppiare in un attimo il sole, tutto quanto potrebbe finire, malamoreno’. Marzo del 2087, nuvole pesanti dentro un cielo assente (…). Resta la speranza di cambiare, come la paura di dover restare. Mio marito è sempre qui vicino, dice che ritornerà di nuovo il cielo, poi la notte prega per paura che anche Dio scappi e lasci tutto quanto nell’oblio».
Nel brano “La notte”, classificatosi alla seconda piazza a Sanremo nel 2012, Arisa proponeva tutte le inquietudini di un’epoca travagliata e confusa come la nostra, con la speranza, caratteristica di quasi tutti i suoi pezzi, che l’amore alla fine vincerà: «Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare, perché mi porto un dolore che sale (…). Quando arriva la notte e resto sola con me, la testa parte e va in giro, in cerca dei suoi perché. Né vincitori né vinti, si esce sconfitti a metà. La vita può allontanarci, l’amore continuerà». Con quella sua voce dolce e melodica, spesso tratteggiata da un pianoforte e da una musica soft, Arisa ha saputo esprimere nel brano “Pace” tutta la tavolozza cromatica dei sentimenti umani, dall’orgoglio alla rabbia, dalla tristezza alla gioia, dalla noia alla paura, per approdare infine alla vera pace: «L’orgoglio disse: “Guarda non mi sbaglio, non ho torto e non mi pento”. La rabbia gli rispose: “Tu sei un pazzo, ma stai attento che ti ammazzo”. La tristezza stava in un angolo vestita del suo pianto. L’amore diede fiato alla sua voce e disse solamente: “Pace” (…) cercare solamente un po’ di pace per chi non parla e per chi troppo dice, così che ogni momento sia felice».
La cantante, apparsa in TV come giudice nel programma talent scout “X Factor”, ha percorso una carriera anche come attrice e doppiatrice in diversi film, arrivando persino a condurre, assieme ad altri, il 65° Festival di Sanremo nel 2015. L’anno precedente aveva vinto, nella categoria “Campioni”, sempre a Sanremo, con la canzone “Controvento”: «Questa vita lascia i lividi (…) certe volte è un combattimento, c’è quel vuoto che non sai, il mondo è contro te e tu non sai il perché. Accanto a te, viaggiando controvento risolverò magari poco o niente, ma ci sarò e questo è l’importante». La prospettiva attraverso cui osservare e interpretare le canzoni di Arrisa è quella del “cielo aperto”, laddove nonostante le fatiche, i dolori e le paure, la presenza di Dio può essere rassicurante, come nell’interessante ed emblematico brano “Guardando verso il cielo”. Cantando si impara con Arisa a provare a vivere come se Dio esistesse: «Viviamo tempi troppo austeri, siamo animali di città, eppure sai che ogni notte, prima di dormire, io che ho preso tutto da mia nonna, faccio una preghiera a Dio. Potrà sembrarti rituale, però a me dà serenità, con la certezza che ci sia una realtà che va aldilà di questa comprensione mia (…) potrai chiamarla anche utopia, per me adesso è solo universo». Parole molto belle e suggestive, racchiuse in quel “Guardando il cielo” nell’attesa di coglierne il valore e poterne assaporare il profumo, anche nel grigiore della vita quotidiana che pone interrogativi: «Se tu mi chiedi cosa faccio in questa vita amore mio, la sola cosa che so dirti è: “Non lo so nemmeno io”». Arisa, nella brillantezza dei testi, quasi mai banali, delle sue canzoni, ha proposto una visione del mondo in cui la ricerca di Dio e il suo auspicabile posto nel mondo possa rispondere al bisogno di un’umanità ferita, scoraggiata, delusa dagli avvenimenti mondani. La notte, seppur angosciata, vissuta da Arisa nelle sue canzoni, trova così l’approdo nella vera pace e nell’amore.



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