La Milleteleuropa che vogliamo

Come cristiani che vivono nel mondo, lo sappiamo, dobbiamo affrontare parecchi problemi, oggi più di ieri. Perchè a mancare ormai non è un aspetto o un altro della presenza cristiana in pubblico, ma proprio la stessa presenza, con i suoi obiettivi, le sue ragioni e la sua vocazione specifica. Il processo è talmente avanzato che […]

Come cristiani che vivono nel mondo, lo sappiamo, dobbiamo affrontare parecchi problemi, oggi più di ieri. Perchè a mancare ormai non è un aspetto o un altro della presenza cristiana in pubblico, ma proprio la stessa presenza, con i suoi obiettivi, le sue ragioni e la sua vocazione specifica. Il processo è talmente avanzato che gli ultimi Pontefici hanno coniato non a caso un’espressione specifica che riguarda tutta l’Europa, un apposito programma di lavoro e già un corposo Magistero: ‘nuova evangelizzazione’. ‘Nuova’ appunto perchè siamo alla fine di un mondo e occorre ripartire praticamente da zero, dai fondamenti che, anche solo a livello antropologico, non possono più essere dati per scontati e condivisi come un tempo. Tuttavia, una delle urgenze più pressanti (perchè presuppone e fa da sfondo a tutto il resto) è obiettivamente il campo culturale e a Vita Nuova cerchiamo di presidiarlo come si può, ciascuno per le sue competenze. Vorremmo chiedere, perchè, ad esempio, senza entrare in polemiche, un libro scettico e offensivo come l’ultimo di Corrado Augias su Nostra Signora deve fare sfoggio nelle vetrine delle librerie d”ispirazione cattolica’ e persino su  parte della stampa esplicitamente cattolica?Sappiamo benissimo dove si vuole andare a parare e conosciamo molto bene anche la visione del mondo dell’autore, che un giorno sì e l’altro pure su un noto quotidiano nazionale auspica la distruzione della legge 40, l’introduzione dell’eutanasia e una maggiore disponibilità delle strutture pubbliche per accedere  all’aborto. Perchè mai dovremmo acquistare, leggere o anche discutere su un libro scritto da un tipo del genere?che cosa potrà mai scrivere sulla Madre di Dio un non credente che professa queste idee?E, ancora prima, scansando per un momento tutto il resto e restando solo sul campo delle competenze, per quale assurdo motivo un giornalista e conduttore televisivo privo di un qualsiasi titolo di studio in materia dovrebbe avere credito per parlare con cognizione di causa nientepopodimenoche….della Madonna?Forse che quando voi vi fate delle domande sulla creazione dell’universo andate dal tabaccaio?Misteri seri, questi, davvero. Invece, uno dei (già pochi) libri di letteratura in difesa della Fede che potrebbero vendere anche bene (perchè scritti obiettivamente bene, oltre che accattivante nei contenuti), per emergere deve pubblicamente deve scalare l’Everest, diventare il ‘caso dell’anno’, fare un clamore esagerato, altrimenti non se lo fila nessuno, credenti inclusi.

            Prendiamo Luce delle montagne, ad esempio, il più famoso romanzo di un gesuita austriaco tra i più colti – e ovviamente dimenticati – del secolo scorso, con due dottorati alle spalle, Franz Xavier Weiser (1901-1986). Tradotto in trenta lingue ma ancora inedito in Italia, viene finalmente pubblicato dalle edizioni Fede & Cultura di Verona nella “Collana Letteraria”, a oltre sessant’anni dalla sua prima uscita. Si narra, con ambientazioni decisamente riuscite e linguaggio felice, della crescita di due adolescenti austriaci: uno, Fritz, che vive nella metropoli di Vienna, e l’altro, Hans, che viene dalle alte e selvagge montagne del Tirolo. Due mondi non solo geografici ma anche culturali e religiosi agli antipodi descritti con fine realismo, a tratti con poesia e senza retorica. La vicenda (che non riportiamo per intero per invogliarvi alla lettura) ha per sfondo un anno di scuola liceale, la vita studentesca, ma anche il confronto generazionale figli-genitori e studenti-professori. In mezzo, molto chiaramente, c’è la lotta per la conquista delle anime, perchè una lezione di religione non è mai solo una lezione di religione e una gita in montagna non è mai semplicemente una gita. In poco più di cento pagine, condensate nella narrazione in sette vivaci capitoli, il lettore viene condotto in un mondo che potrebbe essere benissimo quello attuale, con i suoi conformismi e i suoi pregiudizi. Hans che giunge a Vienna dalla montagna all’inizio è guardato dai coetanei (e dallo stesso Fritz) come il solito montanaro ignorante, legato ancora  alla vita di campagna e non al passo con il mondo della modernità. Ma le cose cambieranno molto in fretta e in un modo inaspettato cosicché alla fine sarà proprio quel disprezzato montanaro, che ha mantenuto nonostante tutto la Fede, a ‘salvare’, letteralmente, molti dei suoi compagni. Si potrebbe forse leggere tra i due giovani protagonisti in filigrana anche la lotta perenne tra le due anime storiche della Mitteleuropa: quella più religiosa e tradizionale, legata sempre – in un modo o nell’altro – al mito asburgico e a tutto quello che esso ha rappresentato nel corso dei secoli, e quella più agnostica e cosiddetta ‘moderna’ affascinata da tutti ciò che invece é altro e opposizione rispetto alle proprie radici e al proprio passato. E la conclusione, come nei migliori romanzi, sarà un finale ovviamente a sorpresa, tutto da leggere, in un crescendo di commozione e partecipazione che cattura il lettore anche emotivamente. Oltretutto, segnaliamo che questa sarebbe una lettura particolarmente indovinata anche e soprattutto per i nostri ragazzi perchè i temi che vengono trattati sono quelli più sentiti e discussi alla loro età. Solo che – ovviamente – qui non è il credente a fare lo figura dello scemo del villaggio, ma tutto il resto dei compagni di classe più ‘adulti’ e che diremmo ‘alla moda’ secondo i canoni del mondo. Ecco, anche solo per questo, siamo certi, anzi potremmo quasi metterci la mano sul fuoco, nessuna libreria laica pubblicizzerà mai quest’opera. Ci mancherebbe!non sia mai contagi qualcuno. Per carità. E allora dovremmo farlo noi, che ci lamentiamo spesso del fatto che non esistono più intrattenimenti consoni ai cristiani. Se poi nonostante le pur rare occasioni che abbiamo non lo facciamo, sarà il caso forse di chiederci il perchè e trarne le dovute conseguenze. Così, giusto per dare a ognuno le sue responsabilità. Senza polemiche, tutto qui.



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