La legge sul cyberbullismo: inutile e dannosa

Non è con l’interventismo burocratico e istituzionale che si educano i ragazzi a non fare i bulli. Per onorare la legge sul cyberbullismo, si faranno corsi scolastici di sdoganamento dell’omosessualità.

Il 18 giugno scorso è entrata in vigore la legge cosiddetta sul cyberbullismo che lascia molto perplessi per molti motivi di ordine educativo. Nel prossimo numero di Vita Nuova verrà pubblicata una analisi del giurista Paolo Pittaro e un commento di Amedeo Rossetti. Qui alcune osservazioni generali

Innanzitutto si nota che essa risponde alla logica elefantiaca oggi prevalente. Davanti ad un problema si creano nuove figure, si formano comitati e commissioni, si stabiliscono procedure, si coinvolgono le istituzioni. Si crea, quindi, una mega-macchina che, proprio perché mega, si sa già che produrrà poco o nulla. Per esempio, nelle scuole di figure incaricate di particolari settori educativi ce ne sono già tante. C’è l’educazione alla salute, l’educazione stradale, l’educazione ambientale, l’educazione alla prevenzione dal tabagismo, quella per la legalità e contro le mafie e per ognuno di questi settori c’è un insegnante referente. A tutte queste figure si aggiungerà ora quella per la lotta al cyberbullismo che, tra l’altro, avrà sulle spalle una serie di incombenze non da poco, indice che non le potrà condurre a termine. Così pure ci si chiede come potrà operare una commissione nazionale formata da rappresentanti di mille sigle diverse e costituita da decine e decine di componenti.

Per insegnare la morale ai ragazzi bisogna credere che una morale ci sia

Questo elefantismo delle istituzioni si contrappone al depotenziamento delle agenzie educative elementari e naturali, come per esempio la famiglia, che vengono sostituite da un apparato istituzionale di scarsa qualità educativa perché impossibilitato a fare riferimento ai valori della persona, in un’epoca nella quale le istituzioni stesse perdono il contatto con i valori naturali un tempo condivisi ed oggi non più. Si vuole fare la morale ai nostri ragazzi, ma interrogati se una morale esista si sostiene di no. I ragazzi vengono formati ai principi morali dentro una comunità che quei principi viva, condivida e testimoni e non mediante interventi disposti per legge e affidati a meccanismi burocratici. Le politiche pubbliche lavorano per indebolire le agenzie educative naturali e più vicine ai ragazzi, per poi pretendere di correggerne i danni con gli interventi istituzionali e finanziati dallo Stato. Si tollera la propaganda della violenza in tutti i media e poi si vuole arginare il bullismo con interventi sporadici dall’alto. Non sarà l’esperto della polizia postale a convincere gli studenti dell’immoralità del cyberbullismo, se prima, genitori e insegnanti insieme, non avranno formato in lui una vera caratura morale.

La legge, insomma, mette in piedi una grandiosa macchina da guerra che nessuno riuscirà a gestire e che servirà a far vedere che si fa la lotta al bullismo, senza però farla veramente. Forse sarebbe meglio togliere dalla scuola tutte queste attività e queste figure-obiettivo e ridare agli insegnanti un maggiore ruolo educativo in stretta collaborazione con le famiglie.

Avremo anche i corsi contro il cyberbullismo omofobico?

C’è poi un altro aspetto della legge che fa problema. Il bullismo è un fenomeno reale, non inventato, però è certamente anche un fenomeno gonfiato. E questo è negativo perché finisce per celebrare il bullo, ponendolo al centro dell’attenzione. Se ne parla fin troppo. Uno dei motivi per cui se ne parla fin troppo è che la lotta al bullismo – e quindi anche al cyberbullismo – viene adoperata dalle agenzie del gender per stigmatizzare ogni forma di discriminazione, anche quella – a loro dire – che si basa sulle cosiddette differenze sessuali. Spesso certi fenomeni di bullismo vengono presentati come diretti a ragazzi con tendenze omosessuali. Il “bullismo omofobico” diventa così la scusa per condannare chi pretende di continuare a distinguere tra gli orientamenti sessuali. Capiterà allora che, anche per onorare la legge sul cyberbullismo, si faranno corsi scolastici di sdoganamento dell’omosessualità



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