La Germania vota l’eutanasia, dimenticando le 200 mila persone uccise «per compassione» dai nazisti

Il Bundestag oggi dovrà scegliere tra quattro diverse proposte di legge. Gli ebrei protestano, ricordando il passato: «Il suicidio assistito non deve diventare un servizio fornito dai dottori»

Non esiste paese al mondo dove non sia difficile parlare di eutanasia. Stabilire infatti per legge che non tutte le vite hanno lo stesso valore e che qualcuna, quando è malata e sofferente, ha il diritto di essere eliminata è un passo delicato per ogni società. Ma in Germania è diverso.

EUTANASIA NAZISTA. In Germania l’eutanasia non è una novità, un’innovazione per la dignità delle persone, ma un ritorno al passato. Tutti sanno qual è questo passato. Come scriveva Hannah Arendt, l’eutanasia fu praticata originariamente dai nazisti per fare le prove generali dei campi di sterminio. Una delle prime persone ad essere uccise, nel 1939, fu un bambino con gravi handicap e fu fatto «per compassione». Alla fine della Seconda guerra mondiale, la sua sorte fu condivisa da altri cinquemila bambini malati. In tutto, furono uccise così 200 mila persone. A Berlino, nel 2014, è stato costruito un memoriale per ricordarle.

DA HITLER AL BUNDESTAG. In Germania si è tornati a parlare di «compassione» e suicidio assistito (o eutanasia passiva) l’anno scorso, a 75 anni dal primo utilizzo dell’eutanasia nel paese. Questa volta non è il regime di Adolf Hitler a proporla ma un gruppo trasversale di politici al Bundestag. Tra questi c’è Carola Reimann, socialdemocratica, il cui padre è morto per un cancro incurabile l’anno scorso e per il quale lei avrebbe desiderato la “buona morte”.

QUATTRO PROPOSTE. Oggi alla Camera bassa del Parlamento verranno discusse quattro diverse proposte di legge: tutte tranne una autorizzano i pazienti a morire, ma secondo criteri diversi. Alcune restringono di più il campo, altre di meno. Quella più restrittiva, che sembra anche essere la preferita dalla maggioranza dei parlamentari, prevede che solo un maggiorenne in grado di intendere e di volere, affetto da malattia terminale che causi dolori insopportabili, possa richiedere di morire. Quanti medici debbano approvare la richiesta e come questa debba essere presentata sono tutti punti da chiarire, ma il testo piace perché vieterebbe ad associazioni come Exit international di aprire centri in Germania per sponsorizzare il suicidio.

IL SONDAGGIO. Secondo un sondaggio di Infratest dimap, il 12 per cento della popolazione è del tutto opposto a ogni forma di eutanasia, il 38 per cento è invece favorevole al suicidio assistito, mentre il 43 per cento accoglierebbe anche l’iniezione letale. Quest’ultima possibilità trova la ferma opposizione dei medici. I dottori insistono anche sul fatto di non «consegnare a un paziente una pillola con cui possa uccidersi». Il paziente dovrà prenderla da sola, ma saranno comunque i medici a prescriverla.

TESTAMENTO BIOLOGICO. La Germania dispone già di una legislazione piuttosto liberale: il testamento biologico è legale e anche il suicidio non è del tutto proibito grazie a un cavillo. Una persona che aiuti un paziente gravemente malato a morire viene condannata solo se, nel momento in cui fornisce un farmaco letale, non chiama anche l’ambulanza. In ogni caso, la condanna è ad appena un anno di carcere. Anche la sedazione terminale su richiesta, in alcuni casi, è legale.

EBREI PREOCCUPATI. I più preoccupati dall’introduzione dell’eutanasia, manco a dirlo, sono i cittadini di origine ebraica. Il Consiglio centrale degli ebrei in Germania ha infatti rilasciato un comunicato chiedendo che non ci sia alcuna liberalizzazione dell’eutanasia nel paese. Che differenza ci sarebbe infatti con il nazismo? Anche loro consideravano delle vite «non degne di essere vissute». «Le persone anziane e gravemente malate non dovrebbero essere spinte a commettere suicidio», ha scritto il presidente Josef Schuster. «Il suicidio assistito non deve diventare un servizio fornito dai dottori come alternativa alle cure per chi sta morendo».

di Leone Grotti

Fonte: http://www.tempi.it



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