La fallimentare strategia politica del male minore

Il politico che ragiona con il criterio del male minore, finisce per accettare tutto, solo un po’ alla volta.

Quello del male minore è il solito argomento che i politici, soprattutto i politici cattolici, tirano in ballo per giustificare il loro voto a leggi ingiuste. Se non avessimo fatto così sarebbe passata una legge peggiore. Con la nostra trattativa abbiamo evitato il peggio. E’ accaduto così anche per il voto in Senato sul disegno di legge Cirinnà. I deputati cattolici che lo hanno votato dicono che, grazie a loro, dal testo di legge è stata stralciata l’adozione per i minori: il male minore per evitare il male peggiore.
Succede anche che siano gli stessi politici cattolici a presentare una mozione contraria ai principi non negoziabili, per esempio sul fine vita, per evitare in anticipo che altri gruppi ne propongano altre di peggiori. In questo caso si tratterebbe di un male minore preventivo.
Questa teoria del male minore in politica, però, non tiene per nulla. Prima di tutto per un motivo che appartiene da sempre alla morale naturale (si pensi a Socrate) e alla morale cattolica in particolare: non si può fare il bene attraverso il male.
Ma non tiene anche per altri motivi. Ci sono ambiti in cui il male è assoluto, nei quali non si può parlare di male minore. Nell’abito dell’assolutezza non c’è il più o il meno. Se invece di uccidere tre persone innocenti ne uccido due non faccio un male minore, il male commesso rimane assoluto. Una legge sulla fecondazione eterologa che ammettesse la produzione fino a tre embrioni sarebbe inaccettabile così come una legge che ne prevedesse dieci o che non ponesse limiti alla loro produzione. Sacrificare un solo embrione o alla distruzione o alla crioconservazione è assolutamente sbagliato così come sacrificarne cento. E’ assurdo pensare di mettersi la coscienza a posto perché, in una trattativa sul numero degli embrioni prodotti e distrutti siamo riusciti ad abbassare la soglia del danno. Il danno rimane assolutamente intollerabile.
C’è poi un altro motivo. Il cosiddetto male minore è destinato ad essere scavalcato in seguito e diventare male maggiore. Uno Senatore è contento perché, votando la Cirinnà ha evitato l’adozione alle coppie gay. Domani, però, il governo presenterà una legge di revisione della legge sulla adozioni che contemplerà l’adozione gay. Questa legge potrà avere una estensione larga oppure limitata. Per la teoria del male minore, quel Senatore contratterà perché sia approvata nella forma limitata, per evitare il male maggiore di una sua approvazione nella forma estesa. Ecco che per scegliere il male minore, approverà quello che nella precedente fase aveva cercato di evitare in quanto considerato male maggiore, ossia l’adozione gay.
La stessa cosa si riproporrebbe quando il governo dovesse proporre una legge per l’utero in affitto: davanti ad una legge molto permissiva che liberalizzi questa ignobile pratica senza restrizioni ci sarà sempre la possibilità di tendere al male minore trattando per una legge più restrittiva. Ecco quindi che il nostro Senatore voterà a favore di una legge che, quando aveva votato per la Cirinnà, era arcisicuro di voler evitare assolutamente.
Il politico che ragiona in termini di male minore finisce per accettare tutto, solo un po’ alla volta. Siccome però di questo abbiamo avuto molte esperienze, chi ci crede ancora non è in buona fede.



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