La dimensione comunitaria e solidale del lavoro

Alla Messa per il mondo del lavoro il Vescovo richiama la visione del lavoro proposta dalla Dottrina sociale della Chiesa e torna sui tre temi centrali della Nota Pastorale dei Vescovi del Triveneto

Venerdì 1 maggio 2015, nella chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo, il Vescovo mons. Crepaldi, ha celebrato la Santa Eucarestia per il mondo del lavoro nella ricorrenza della memoria liturgica di San Giuseppe Lavoratore.

Nella sua omelia, il Vescovo ha dapprima ricordato la visione del lavoro insegnata dalla Chiesa:

“la Chiesa custodisce e offre a tutti una visione alta del lavoro umano. Con la sua dottrina sociale, infatti, la Chiesa ci invita a promuovere i diritti fondamentali dei lavoratori, pur nella necessità di adattarne le forme giuridiche; a coltivare la dimensione comunitaria e solidale del lavoro e della stessa impresa, argine all’individualismo e alla frammentazione; ad avvertire costantemente la consapevolezza che il lavoro ha il primato sul capitale e che l’uomo ha il primato sul lavoro; a confermare la convinzione (espressa tra l’altro nella Costituzione italiana) che il lavoro deve servire anche al mantenimento della famiglia; ad armonizzare il lavoro e la vita complessiva della persona che lavora, rispettando il riposo e il tempo della festa; a far procedere di pari passo e in feconda connessione le politiche del lavoro e quelle della famiglia; ad affinare la sensibilità per la custodia del creato, elemento imprescindibile per la vita stessa dell’uomo; a garantire la possibilità reale e concreta di strumenti di previdenza sociale; a incrementare la stima assegnata alla capacità di fare impresa; a valorizzare l’economia civile e solidale e l’apprezzamento per quelle imprese che non hanno come unico obiettivo la massimizzazione del profitto. Si tratta di punti assai importanti che, purtroppo, vengono sempre più disattesi”.

Ha quindi ricordato i tre punti principali della recente Nota Pastorale dei Vescovi del Triveneto per la Festa del Lavoro dal titolo Il lavoro in tempo di cambiamenti. La Chiesa vicina: 

  • Ogni lavoro fatto secondo gli accordi va pagato, e va pagato in tempi ragionevoli. Scrivano i Vescovi a questo proposito: “Sembra una banalità, ma il contatto quotidiano con tante persone ci fa percepire come questo meccanismo normale abbia subito una grande deformazione. Dobbiamo tutti ripartire ripristinando un’etica nei rapporti economici, onorando la fiducia accordataci e dandola a nostra volta” (n. 10).
  • Verificare sempre l’intenzione con la quale si investe il proprio denaro, lo si presta, lo si utilizza. Su questo punto scrivono i Vescovi: “Si può investire per generare profitto veloce per se stessi oppure per produrre un insieme di beni – lavoro, processi, prodotti – durevole nel tempo e a beneficio di tanti… Dobbiamo tenere sempre a mente che solo una delle due modalità di investire e prestare denaro creerà lavoro vero e dignitoso” (n. 11).
  • Combattere la corruzione. Dure e inequivocabili le parole dei Vescovi: “La corruzione compromette e distrugge il lavoro buono e favorisce quello di scarsa qualità; penalizza gli onesti, non promuove i talenti, non libera energie, mette a repentaglio la fiducia e il patto democratico e a rischio intere generazioni, impoverisce il tessuto economico: tutti fenomeni che si scaricano impietosamente sui più deboli, incolpevoli. Il nostro appello qui è accorato: convertiamoci tutti, anche da quelle scorciatoie che a volte sembrano innocue, ma che sono il terreno di coltura della corruzione più eclatante. La corruzione è un danno troppo grande; chi apparentemente se ne avvantaggia, deve ricordare che il vantaggio è solo temporaneo, solo materiale, e distrugge l’anima” (n. 12)”.

Il Vescovo ha concluso con una affidamento mariano: “Affidiamo tutti i lavoratori, i senza lavoro, i giovani alla materna protezione di Maria, che di San Giuseppe Lavoratore fu sposa castissima e di Gesù – il Divino Operaio – fu Madre piena di amore”.

 

 

 

 

 



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