La devozione a Maria che scioglie i nodi

Che cosa può esserci in comune tra la tipica spiritualità bavarese e quella argentina? Apparentemente nulla, verrebbe da rispondere d’istinto. Difficile trovare qualcosa in comune tra le lontane e fredde terre teutoniche e le passionali comunità latinoamericane. E invece qualcosa c’è. Un filo mariano, per la precisione, che lega la terra d’origine di Benedetto XVI […]

Che cosa può esserci in comune tra la tipica spiritualità bavarese e quella argentina? Apparentemente nulla, verrebbe da rispondere d’istinto. Difficile trovare qualcosa in comune tra le lontane e fredde terre teutoniche e le passionali comunità latinoamericane. E invece qualcosa c’è. Un filo mariano, per la precisione, che lega la terra d’origine di Benedetto XVI all’arcidiocesi di Buenos Aires che fu di Bergoglio. Non è una forzatura giornalistica ma una singolare storia dei nostri tempi che merita di essere raccontata per intero. La Baviera infatti non è soltanto tradizionalmente la roccaforte del cattolicesimo tedesco che da ultimo ha dato i natali a Joseph Ratzinger ma anche il luogo in cui da sempre la devozione popolare mariana registra la concentrazione più forte. Tra le altre, proprio qui nacque a inizio del Settecento la devozione alla Virgen Maria Knotenlöserin come la chiamano da queste parti, cioè alla Beata Vergine “che scioglie i nodi”, ovvero le questioni che umanamente appaiono più intricate e a volte semplicemente irrisolvibili. Origine dell’inedito (allora) titolo mariano fu un quadro dipinto a olio dall’omonimo titolo che un pittore barocco tedesco (Johann Georg Melchior Schmidtner (1625-1705)) disegnò – su commissione di un nobile prelato – come ex voto per la chiesa romanica di St. Peter (intitolata quindi al primo Papa, si tenga a mente questo dettaglio) am Perlach ad Augsburg. La Vergine è ritratta in Cielo, con la luna sotto i suoi piedi (riferimento all’Apocalisse), mentre calpesta un serpente (riferimento alla Genesi), tra due angeli – uno a destra e uno a sinistra – che le offrono appunto i nodi da sciogliere che affliggono i suoi devoti. Per l’esattezza l’angelo di destra le porge la corda annodata mentre quello di sinistra ne raccoglie i nodi slegati. Come mai questa strana raffigurazione? La tradizione racconta che il nonno del committente – in crisi matrimoniale – anni prima rischiò seriamente di separarsi dalla moglie (da qui il simbolo del nastro, che nell’iconografia del tempo indicava l’unione coniugale) finché a salvare tutto per intercessione della Madonna non intervenne un sacerdote gesuita, appartenente cioè alla storica famiglia religiosa che – ancora oggi – regge la chiesa bavarese. Ma non è tutto perché, come noto, anche il Papa è un gesuita e quando era in Germania per motivi di studio negli anni Ottanta venne pellegrino proprio in questa chiesa, rimanendo folgorato da quel quadro che non conosceva e di cui volle sapere la storia. Morale della favola: si portò un’immaginetta della Vergine “che scioglie i nodi” a casa e ne diffuse attivamente il culto nell’attività pastorale. Poi, da arcivescovo della metropoli, fu proprio lui a benedire l’effige tedesca incoraggiandone la devozione (firmando un’apposita preghiera con suo imprimatur) tra il popolo argentino. E oggi la devozione è molto sentita un po’ in tutta l’America Latina, non solo in Argentina, ma anche nel vicino Brasile, dove i devoti sono numerosissimi. Incredibile, no?

Ora che l’arcivescovo di Buenos Aires è diventato Pontefice qualche vaticanista ha ri-scoperto questa storia che a suo modo spiega bene uno dei tratti più immediatamente caratteristici della spiritualità di Papa Francesco: l’amore mariano frutto di una radicata devozione popolare dalle radici antiche. Eppure, a pensarci bene, non dovremmo stupirci affatto. Cattolicesimo, letteralmente, vuole dire proprio questo: ‘universalità’, quindi che dalla nordica Baviera una devozione arrivi fino a Buenos Aires dovrebbe essere dopotutto nell’ordine delle cose, il cattolicesimo non ha confini. Per qualche ragione, però, non è così. E in questo forse siamo portati a mutuare atteggiamenti mentali dal mondo, che invece solitamente tende più a distinguere o a dividere che a unire. Chiaramente non basta una devozione per azzerare tutte le altre le differenze naturali che comunque ci sono e resteranno, com’è anche giusto che sia. Ci pare però che questa strana storia (come non pensare qui anche al Sinodo sulla famiglia, visto che il quadro nacque proprio come segno di ringraziamento per quel matrimonio salvato all’ultimo dal naufragio?) dica parecchio anche sull’intero mistero del Governo della Provvidenza divina che regge il mondo. Noi non abbiamo sempre – anzi, quasi mai, se siamo sinceri – una visione d’insieme della vicenda umana. Solo Dio ce l’ha, ed è a questa fede che dobbiamo restare. Nessuno pensava che Benedetto XVI avrebbe interrotto il pontificato e nessuno pensava che sarebbe stato sostituito da Francesco. Oggi scopriamo che mentre il cardinale Ratzinger aveva lasciato la sua terra per venire a Roma al servizio di Giovanni Paolo II quella terra accolse uno sconosciuto prete argentino che non parlava la lingua ma possedeva una fervente – e contagiosa – spiritualità mariana. E che riportò così sulla scena un’antica devozione popolare bavarese che rischiava di scomparire facendole addirittura varcare l’Oceano e impiantandola in Argentina. Prima che, per suo tramite, quella devozione non arrivasse infine proprio a Roma e quindi al mondo intero. “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le vostre vie”, si legge nella Sacra Scrittura. E’ il profeta Isaia al capitolo 55. Non sono parole gratuite e non sono nemmeno considerazioni passate: valevano ieri, valgono oggi e varranno domani. Nient’altro da aggiungere.



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