La cultura mitteleuropea vista da Ratzinger

Con il passare dei mesi, a mente più fredda rispetto agli eventi dell’abdicazione, iniziano finalmente a uscire le prime raccolte commentate dei testi più importanti del pontificato di Benedetto XVI. Con riferimento anche alla Mitteleuropa e alla crisi che attraversa – come il resto dell’Occidente – da parte nostra segnaliamo quella appena pubblicata dalle edizioni […]

Con il passare dei mesi, a mente più fredda rispetto agli eventi dell’abdicazione, iniziano finalmente a uscire le prime raccolte commentate dei testi più importanti del pontificato di Benedetto XVI. Con riferimento anche alla Mitteleuropa e alla crisi che attraversa – come il resto dell’Occidente – da parte nostra segnaliamo quella appena pubblicata dalle edizioni Cantagalli a cura del nostro direttore, Stefano Fontana, tutta da leggere (cfr. Il posto di Dio nel mondo. Potere, politica, legge, Pp. 264, Euro 14,00). Si tratta infatti di un’antologia ordinata che offre una panoramica del meglio non solo dei più rilevanti discorsi del Magistero ratzingeriano dal 2005 al 2013 ma anche altri interventi meno noti al grande pubblico, scritti o pronunciati negli ultimi anni del cardinalato. Il risultato è un’opera che, oltre a sintetizzare i grandi leit-motiv della predicazione pontificia rispetto alla politica ‘alta’, alla cosa pubblica e ai fondamenti del diritto, presenta anche al lettore i grandi confronti filosofici e intellettuali che l’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede lungo il tempo ha avuto – in vario modo – con pensatori di primo piano del mondo mitteleuropeo del calibro di Hans Kelsen, Jűrgen Habermas o Hans Maier. Se forse molti ricordano la serrata critica all’impostazione giuspositivista del primo, pronunciata nel corso della celebre visita al Bundestag, il Parlamento federale di Berlino, nel settembre 2011 – a partire da una meditazione veterotestamentaria sul Primo Libro dei Re – non sono probabilmente altrettanti quelli che hanno ancora presente il dialogo con Habermas tenuto poco prima dell’elezione al pontificato e densissimo d’indicazioni su diversi snodi decisivi del complicato rapporto tra fede e modernità, incluse quelle più urgenti – tuttora – sull’avanzamento progressivo del potere tecnocratico e l’amoralità dell’intera biomedicina a livello globale. Si toccano quindi nuovamente i nervi scoperti del pensiero debole moderno e post-moderno (il consenso della maggioranza, fosse anche confermato da referendum, basta a legittimare la forza del diritto?) e tutto il dibattito sul fondamento – reale o meno – dei diritti umani e sul loro rapporto con la legge naturale. Per restare alla storia – antica e recente – del mondo mitteleuropeo ecco quindi scorrere uno dopo l’altro i nomi di Grozio, Pufendorf e ancora Carl Schmitt, Martin Heidegger e Leo Strauss. E scusate se è poco.

            Di postulati e valori della democrazia come sistema politico si torna poi a parlare diffusamente anche più avanti, in un estratto da un confronto Ratzinger-Maier, pure risalente agli anni da cardinale e che muove – guarda un po’ – da una citazione significativa del teologo in assoluto più influente nell’area germanofona europea del secolo scorso, quel Karl Rahner di cui parlavamo qualche tempo fa proprio in questa rubrica. Oltre alla certosina lezione d’annata, l’interesse del testo in questo caso poi ci pare anche nel fatto che Maier – che è indubbiamente un accademico di livello – resta tuttora un punto di riferimento influente del laicato cattolico tedesco, nel bene come nel male, e dunque il confronto con la sua proposta politica (fortemente segnata peraltro dalle istanze della modernità post-illuminista) resta quantomai decisivo. Infine, la raccolta dei testi, oltre a far apprezzare al lettore in un’ideale e originalissima summa theologiae contemporanea il lineare modus operandi della mens del Pontefice permette anche di sviluppare – al contrario – degli inaspettati argomenti apologetici, e dunque di ragione, che provengono proprio dall’altro fronte, come nel caso di questa confessione spassionata del non-credente Habermas in difesa del contributo unico della fede cristiana alla società occidentale come la conosciamo noi oggi: “Per l’autocoscienza normativa del tempo moderno il cristianesimo non è stato soltanto un catalizzatore. L’universalismo ugualitario, dal quale sono scaturite le idee di libertà e di convivenza solidale, è un’eredità immediata della giustizia giudaica e dell’etica cristiana dell’amore. Immutata nella sostanza, questa eredità è stata sempre di nuovo fatta propria in modo critico e nuovamente interpretata. A ciò fino ad oggi non esiste alternativa” (cit. a pag. 222). E se lo dice lui!

Per il resto (tra parentesi si parla anche di Unione Europea, confronto Est-Ovest, globalizzazione e lasciti della ‘cortina di ferro’, vedi il bellissimo intervento tenuto in occasione dell’incontro con le autorità presso il grande santuario mariano di Mariazell, in Austria, in occasione dell’ottocentocinquantesimo anniversario, nel 2007) vi rimandiamo alla lettura del volume intero perché nella storia culturale e spirituale della Mitteleuropa di domani entreranno anche – c’è da scommetterci – i discorsi più importanti di Joseph Ratzinger, sia da Cardinale che da Papa. Se poi avete ancora qualche dubbio ne riparliamo tra qualche anno…vedrete.



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