La Corte Costituzionale apre ufficialmente all’eugenetica

Dal diritto al figlio siamo passati al diritto al figlio sano. La Consulta giustifica l’eliminazione degli embrioni ritenuti non sani e smonta anche su questo punto la legge 40 sulla fecondazione assistita. E’ ora di avviare una seria battaglia culturale per una revisione della Costituzione sui temi della vita, della procreazione e della famiglia.

La Corte Costituzionale, esaminando il ricorso presentato dal Tribunale di Napoli su un articolo della legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, ha inferto un nuovo e pesante colpo all’impianto normativo italiano circa la fecondazione in vitro.

La Consulta, con una serie di pronunciamenti, ha sostanzialmente cancellato la ratio normativa della legge 40; legge di compromesso, non conforme al diritto naturale ma, ciò non di meno, aborrita dai relativisti per i limiti che pone all’arbitrio umano in tema di fecondazione, legge sopravvissuta anche alla prova referendaria e oggetto di accesi dibattiti tra pro-life e liberal-radicali.

Quella legge sopravvissuta all’istanza abrogativa referendaria è stata via via smantellata della giurisprudenza costituzionale. Ora giunge il nuovo affondo che legittima la selezione pre-impianto degli embrioni dichiarando incostituzionale il reato previsto per la pratica di selezionare gli embrioni prodotti così da poter scartare quelli imperfetti. Entra nuovamente nell’ordinamento italiano e per via costituzionale il paradigma eugenetico.

Dopo l’affermazione dell’incostituzionalità del divieto all’eterologa con l’affermazione del “diritto al figlio”, ora si costituzionalizza un presunto diritto “al figlio sano”. I malati, gli imperfetti, i portatori di tare genetiche non hanno diritto a nascere, gli stessi che li hanno “prodotti” in laboratorio si peritano di selezionarli e scartarli. E tutto questo in nome della fedeltà alla Carta costituzionale della Repubblica.

Vertice dell’ipocrisia l’ammettere la selezione e lo scarto mantenendo però il divieto di una diretta eliminazione/soppressione. Così questi poveri esseri umani in fase embrionale, questi figli voluti, “prodotti” e poi scartati saranno consegnati al freddo dell’azoto liquido, congelati e crioconservati in una agonia prolungata che inevitabilmente terminerà nello scarico di qualche lavandino una volta scaduto il tempo di sopravvivenza in frigorifero.

Ancora una volta i giudici costituzionali intervengono per allontanare la legislazione italiana dal diritto naturale, per negare quel diritto fondamentale alla vita che è inalienabilmente proprio di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale. Questa ennesima sentenza della Consulta contro il diritto alla vita pone fortissimo il tema del rapporto tra diritto naturale e diritto costituzionale. Il diritto costituzionale italiano è conforme alla giustizia, all’ordine giuridico naturale?

Stando all’interpretazione che la Corte costituzionale ha dato, nei decenni, della Costituzione repubblicana la risposta non può che essere negativa. È evidente l’abisso che separa il diritto costituzionale italiano (in tema, ad es., di vita) dal diritto naturale.

Affermare la liceità della soppressione di un essere umano concepito (come la sua “produzione” in laboratorio, la sua selezione, la sua crioconservazione, etc.) viola direttamente e gravemente il diritto naturale alla vita, diritto fondamentale e fondativo d’ogni altro diritto (per essere soggetto di diritti bisogna prima essere vivi!).

Dalla giurisprudenza della Consulta emerge ancora una volta una visione ideologica del diritto, indifferente alla giustizia, un’idea di “diritti” tutta interna alla cultura liberal-radicale.

Di fronte all’ennesimo pronunciamento che definisce diritto costituzionale ciò che è palesemente ingiusto, contrario ai principi non negoziabili sorge spontaneo l’interrogarci sull’eventuale necessità di porre a tema il cambiamento della Costituzione per conformare la Carta fondamentale della Repubblica al diritto naturale. Il mondo pro-life si interroghi se non sia proprio questa la priorità: avviare una seria battaglia culturale per una revisione della Costituzione sui temi della vita, della procreazione e della famiglia.



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