La conversione a Gesù Maestro

Omelia del Vescovo alla celebrazioni per il Mercoledì delle Ceneri e l’inizio della Quaresima

DIOCESI DI TRIESTE

Mercoledì delle Ceneri

+ Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 18 febbraio 2015

 Carissimi fratelli e sorelle,

  1. inizia con il Mercoledì delle Ceneri il tempo santo della Quaresima, che la Chiesa ci offre, rivolgendoci un continuo e pressante invito alla conversione e ricordandoci spesso le parole che Giovanni Battista prima e Gesù poi rivolsero agli abitanti di Israele: “Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 3,2; 4,17). La parola del Nuovo Testamento, che traduciamo con conversione, in greco è metànoia, che significa cambio di mente. Non si tratta solo di un cambiamento mentale, perché nella Bibbia la mente non riguarda solo la nostra capacità di ragionare, ma, in generale, tutto quello che avviene dentro di noi: ciò che non si vede, ma si manifesta attraverso le nostre parole e le nostre azioni. Per questo preciso motivo, Gesù ha espressamente indicato la necessità che la conversione porti frutto: “Fate dunque un frutto degno di conversione” (Mt 3,8).

 

  1. Cari fratelli e sorelle,se ci decidiamo di intraprendere seriamenteun cammino di conversione, la prima cosa da fare è iniziare a coltivare la coscienza di essere peccatori. Quando viene a mancare questa coscienza, vi è il rischio di ritenere illusoriamente di non aver bisogno di conversione, con l’esito scontato di restare sempre tiepidi e mediocri nel nostro cristianesimo e nell’esperienza della fede. Per questo motivo, è necessario disporsi a ricevere, spesso e con buone disposizioni d’animo, il sacramento della confessione. Ricordiamo le prime parole che dice il pubblicano quando raggiunge il tempio: “O Dio, abbi pietà di me peccatore” (Lc 18,13). Il pubblicano se ne va a casa santificato. È la stessa supplica del ladrone crocifisso accanto a Gesù sul Calvario. È un peccatore, lo ammette e Gesù risponde: “Oggi con me sarai in paradiso” (Lc 23,43). Il ladrone è il primo uomo ammesso in paradiso da Gesù proprio grazie alla sua consapevolezza di essere peccatore.

 

  1. Cari fratelli e sorelle,se percorriamo la strada della conversione, dobbiamo essere ben consapevoli che si tratta di una strada che ci porta verso un cambiamento di mentalità e di vita. Soprattutto, dobbiamo sapere che non possiamo essere cristiani con la mentalità del mondo. San Paolo ci ammonisce: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2). Al giorno d’oggi, la parola cambiamento è parola di moda e sulla bocca di tutti, qualche volta a proposito e, per la maggior parte dei casi, a sproposito. Si invoca il cambiamento su tutto e da parte di tutti. E lo si invoca con un’intonazione peculiare che ha poco a vedere con la visione cristiana della conversione e del conseguente cambiamento: a cambiare devono sempre essere gli altri o le strutture politiche, economiche, sociali, culturali… Per il cristianesimo i veri e profondi cambiamenti avvengono quando a convertirsi e a cambiare è il cuore dell’uomo. Si hanno un mondo e una società più giusti solo se ognuno si impegna a cambiare se stesso in meglio. Lev Tolstoi scrisse: “Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso”. Si deve partire quindi da se stessi! Cambiare dentro per cambiare ciò che è fuori di noi. Dobbiamo, prima di tutto, essere noi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo!

 

  1. Cari fratelli e sorelle,un cammino di conversione è tale perché all’inizio c’è la stupefacente scoperta dell’amore di Dio. Ci mettiamo seriamente e veramente in cammino, quando scopriamo che Dio è misericordioso. San Giovanni Paolo II scrisse: “La conversione a Dio consiste sempre nello scoprire la sua misericordia, cioè quell’amore che è paziente e benigno… fedele… fino alla croce, alla morte e risurrezione del Figlio” (Dives in misericordian.13). Dio è fedele al suo amore. Per questo il cammino di conversione comincia con il riconoscere il dono divino della misericordia.

Il cammino poi deve essere sostenuto e impreziosito da penitenze, dal digiuno, dalla preghiera, dalle opere di carità, da un’amicizia costante con il Signore nella Parola e nel Pane eucaristico. Tutto questo ci consente un’autentica conoscenza del Dio della misericordia e costituisce una costante e inesauribile fonte di conversione… Scrisse San Giovanni Paolo II “che coloro che in tal modo arrivano a conoscere Dio, che in tal modo vedono, non possono vivere altrimenti che convertendosi continuamente a Lui. Vivono dunque in stato di conversione: ed è questo stato che traccia la più profonda componente del pellegrinaggio di ogni uomo sulla terra in stato di viandante (Dives in misericordia, n.13). Il cammino di conversione sfocia nella coerenza di vita: non si tratta di evitare il male, ma di fare il bene. Per questo occorre cambiare dentro, occorre lacerare il cuore e non le vesti (cfr. Gl 2,13). La vita cristiana è un continuo camminare e ricominciare, un rinnovarsi ogni giorno, facendo frutti degni di conversione (cfr. Mt 3,8).

Affidiamo questi nostri propositi alla Vergine Maria: Lei che è la Madre della divina grazia saprà accompagnarci lungo le strade della conversione a Cristo, il suo diletto Figlio e il nostro Redentore e Salvatore.



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