La confessione del senatore Lo Giudice

Sergio Lo Giudice e il compagno proclamano risoluti di non credere in Dio nell’intervista a Le Iene che però suona davvero come una confessione. Di mezzo c’è anche un peccato di superbia del senatore che ha fatto scrivere il ddl Cirinnà per legittimare la pratica di utero in affitto con cui per centomila euro si […]

Sergio Lo Giudice e il compagno proclamano risoluti di non credere in Dio nell’intervista a Le Iene che però suona davvero come una confessione. Di mezzo c’è anche un peccato di superbia del senatore che ha fatto scrivere il ddl Cirinnà per legittimare la pratica di utero in affitto con cui per centomila euro si è comprato un figlio all’estero, pratica come è noto vietata in Italia. E sì perché bisogna essere parecchio superbi per andare in tv, in un programma di massimo ascolto e affermare quello che poche ore prima la sua collega Monica Cirinnà aveva solennemente negato parlando nell’aula del Senato: “La legge in discussione non ha niente a che fare con l’utero in affitto, che resta vietato”. Ma Lo Giudice è superbo, vuole far sapere. È stato il presidente dell’Arcigay, ne è ancora il presidente onorario. E allora che si sappia chi è il padre e principale beneficiario della legge, ma quali compagni da visitare in ospedale, ma quali partner carcerati da poter incontrare ai colloqui, non c’è una riga nel ddl Cirinnà su quei supposti negati diritti. Il ddl Cirinnà serve a Lo Giudice e al compagno per affermare che il bambino che hanno in casa è figlio di due papà e di nessuna mamma. Lo dicono chiaramente, la stepchild adoption serve a loro: gli altri lo hanno negato per due anni, Monica Cirinnà lo ha appena negato in aula al Senato. Ma Lo Giudice è superbo, è lui il padre vero della legge, a lui serve. E a Sabrina Nobile de Le Iene racconta tutto, con candore e violenza insieme. In una dichiarazione di paternità sostanziale del ddl Cirinnà che è in realtà la prova regina che mancava: l’impronta digitale su una legge criminale. L’intervista è agghiacciante nella sua durezza e nelle quasi ingenue reticenze del compagno del senatore, meno smaliziato. I due seraficamente spiegano: che il bambino viene staccato dalla madre, non allattato dalla madre perché non deve mai costruire un rapporto con lei, che loro decidono che questo per un bambino non è un trauma. No, infatti. È solo la violenza più atroce e vile che puoi compiere contro l’essere più indifeso: un bimbo appena nato. In altre parti dell’intervista spiegano che il bambino costa centomila euro e quando Le Iene chiedono se hanno pagato la madre il coraggioso giovanotto dice: “Preferirei non rispondere”. Ovviamente il senatore Lo Giudice ci informa che è “volgare” dire “utero in affitto”. Bene. Il ddl Cirinnà si fa per rendere legale questa violenza qua. Solo per questo. E i due lo dicono con chiarezza: oggi il bambino ha un papà, quello naturale. Dopo l’approvazione della legge Cirinnà potranno dichiarare che è figlio di due papà e di nessuna mamma. In meno di sette minuti d’intervista è resa confessione piena su tutto: sul prezzo del bambino, sulla violenza che subisce, sull’allattamento al seno che gli viene negato “perché da subito deve essere evitato qualsiasi contatto con la madre”, sul fatto che sono consapevoli che il figlio potrebbe accusarli di avergli negato il diritto alla mamma (“lo abbiamo messo in conto”). È una confessione in cui i diritti del bambino sono esplicitamente e violentemente negati: il latte materno lo può avere, ma non dal seno materno; le “figure femminili di riferimento” ci saranno, ma non deve essere la madre. Tutto evidenzia come siamo davanti ad un sommo atto egoistico di due adulti borghesi, che spendono i loro ingenti guadagni (derivanti dalla carica pubblica, Lo Giudice prima di fare il senatore faceva l’insegnante di scuola superiore) per compiere un atto non solo violento e vile verso il più debole degli esseri umani, ma anche platealmente illegale, pubblicizzandolo. Questi sette minuti di intervista televisiva sono la prova provata della meschinità dei senatori proponenti il ddl Cirinnà, che hanno mentito agli italiani sulle ragioni della legge e lo stanno continuando a fare in aula al Senato negando la natura criminale e gli effetti evidentemente criminogeni di questa legge. Senatrice Cirinnà, non puoi alzarti in Senato e dire che il tuo ddl non riguarda l’utero in affitto e poi guardarti questa intervista senza vergognarti per l’inganno che stai propinando agli italiani. Dite la verità come l’ha detta Lo Giudice e poi vediamo se il Senato della Repubblica avrà il coraggio di votare una legge che consente la compravendita dei bambini, la violazione del corpo della donna, la trasformazione della maternità in un bene di consumo commerciabile, mentre contemporaneamente a Parigi il femminismo internazionale si riunisce e firma una Carta per l’abolizione planetaria della pratica dell’utero in affitto. Vi dovete solo vergognare, come rappresentanti della Nazione, di aver potuto pensare che avreste fatto approvare questa legge senza che il popolo si accorgesse degli imbrogli che avete provato a coprire con le vostre espressioni anglofone. A Matteo Renzi, ai parlamentari cattolici, a tutti i senatori che oggi avranno certamente modo di guardare questa confessione resa dal senatore Lo Giudice (qui c’è il link integrale ai sette minuti di intervista

http:// www.iene.mediaset.it/…/nobile-il-senatore- il-marito-… http://www.iene.mediaset.it/puntate/2016/02/02/nobile-il-senatore-il-marito-e-il-figlio_9922.shtml

con i complimenti a Sabrina Nobile che, pur nel solito packaging de Le Iene, ha posto tutte le domande senza fare sconti) non si può che ripetere quel che il popolo del Circo Massimo ha gridato con i suoi striscioni: non approvate questa oscena e criminale legge, lasciate soli gli imbroglioni ora che hanno pure deciso di lasciare lì in bella evidenza le impronte digitali. Se approverete il ddl Cirinnà che viola così platealmente i diritti dei più deboli e i bisogni dei bambini, ce ne ricorderemo. Voi avete il potere. Quando il potere si fa prepotente verso il popolo, al popolo resta una sola arma. La memoria.

di Mario Adinolfi

La Croce, giovedì 4 febbraio 2016

Fonte:  http://www.radiomaria.it/archivio4me.aspx?itemID=8eebb5b4-2839-4f74-acf0-c00494d37fd7



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