La “celebrazione” dei matrimoni tra persone omosessuali e il dovere di obiezione di coscienza

Secondo Mauro Cozzoli su “Avvenire” è giusto che la legge Cirinnà non preveda l’obiezione di coscienza. I Sindaci e gli ufficiali di stato civile devono applicare la legge. Non siamo d’accordo.

Un sindaco che non intendesse “celebrare” e registrare i matrimoni tra persone omosessuali potrebbe chiamare in causa il diritto all’obiezione di coscienza e rifiutarsi? Un ufficiale dello stato civile di un Comune che si rifiutasse di registrare l’atto potrebbe farlo appellandosi alla sua coscienza? La domanda non riguarda solo cosa dice la legge. La legge Cirinnà sulle unioni civili appena approvata non prevede l’obiezione di coscienza. La domanda è di ordine morale: sarebbe giusto che lo prevedesse? L’obiezione di coscienza in questo caso è un diritto/dovere della persona?
La tesi di “Avvenire”
Il 13 maggio scorso, su “Avvenire”, il teologo moralista don Mauro Cozzoli ha scritto che in questo caso l’appello all’obiezione di coscienza non sussiste. La morale – e non solo la legge – dice che la cosa non ha fondamento: il Sindaco o l’ufficiale di stato civile devono applicare la legge senza fare obiezione.
Il ragionamento di don Cozzoli è il seguente. Ci si può appellare all’obiezione di coscienza quando si coopera direttamente o indirettamente al male. Ciò accade per esempio per un medico o un operatore sanitario che collabori per effettuare un aborto. Ma nel caso – continua Cozzoli – della celebrazione e registrazione di un matrimonio gay non ci si trova in questa situazione. Ci si trova piuttosto nella situazione di un giudice che deve emettere una sentenza di divorzio, pur essendo personalmente contrario al divorzio. Sul quotidiano cattolico italiano, quindi, si procede ad intimidire chiunque nei Comuni pensi di fare obiezione di coscienza. Molti Sindaci stanno dichiarando che non intendono fare queste celebrazioni. Dall’articolo di Cozzoli si deduce che stanno sbagliando.
Prima di esaminare nel merito questa tesi, sottolineo che don Cozzoli sostiene che il Sindaco registra e non “celebra” il matrimonio. Siamo d’accordo. Ma per l’opinione pubblica si tratterà di una vera celebrazione. Infatti è previsto un rito civile paragonabile a quello religioso. Sarà un rito pubblico, ove si pronunceranno delle formule solenni e si compiranno dei gesti. Il matrimonio gay si “celebrerà” e non solo si registrerà.
La legge e la coscienza
Torniamo al contenuto, ossia all’obiezione di coscienza in questi casi. L’omosessualità è un atteggiamento disordinato e contro natura, ossia immorale, che può essere tollerato ma non convalidato giuridicamente né tantomeno considerato come il matrimonio tra due persone di sesso diverso la cui unione è aperta alla vita. Per di più la legge Cirinnà apre ad altre possibilità profondamente ingiuste e distruttive delle persone e della società, come per esempio l’adozione di minori da parte di coppie gay, la fecondazione eterologa, l’utero in affitto. E’ evidente quindi la gravità e inaccettabilità morale della legge Cirinnà. Essa è radicalmente contraria alla legge morale naturale e rappresenta un’apertura gravissima a disordini di vasta portata, molti dei quali disumani. Non si comprende perché, davanti ad un simile quadro, non si possa reclamare il diritto all’obiezione di coscienza.
Un rifiuto così motivato si giustifica non solo se si opera attivamente a compiere il male, ma anche quando lo si attesta con un atto formale o burocratico e, così facendo, lo si fa procedere. Molti consultori cattolici tedeschi si rifiutavano di consegnare alla donna la dichiarazione che apriva l’iter dell’aborto, altri invece lo facevano. Papa Giovanni Paolo II diede ragione ai primi e torto ai secondi. Non era certo il consultorio a praticare l’aborto, ma rilasciando alla donna quella dichiarazione, di fatto aiutava l’aborto anziché contrastarlo. E’ notizia di questi giorni di atteggiamenti simili da parte di impiegati comunali che hanno rifiutato di effettuare la registrazione, andando incontro a notevoli conseguenze negative.
San Tommaso Moro
San Tommaso Moro, proclamata da Giovanni Paolo II patrono dei politici, ha fatto obiezione di coscienza a proposito del divorzio e del secondo matrimonio del re d’Inghilterra Carlo VIII. Anche in questo caso non si trattava di aborto, ossia di uccisione di una persona umana, ma di divorzio e seconde nozze. Ma San Tommaso Moro vi aveva visto una assoluta incompatibilità con la legge di natura e con la legge di Dio ed è andato incontro alla morte per questo.
La gravità del riconoscimento giuridico dell’omosessualità, prima ancora della sua parificazione o non parificazione con il matrimonio e la famiglia, è tanto forte da richiedere l’obiezione di coscienza. Se tale richiesta non verrà presa in considerazione dalla legge dovrà esserlo dalla coscienza dei Sindaci.



Un commento su “La “celebrazione” dei matrimoni tra persone omosessuali e il dovere di obiezione di coscienza

  1. Vito Sasso ha detto:

    Assolutamente d’accordo sull’ obiezione di coscienza.
    Non si può scendere a compromessi con il male, sotto qualunque abito si presenti.

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