La banalità del male e la serietà della Croce risorta di Cristo

Riflessione nei giorni di questa dolorosa Settimana Santa.

Proprio in queste ore si è consumato l’ennesimo attentato terroristico nel cuore dell’Europa, a Bruxelles… notizie che ci colpiscono perché avvengono vicine a noi, negli ambienti che noi occidentali abitualmente frequentiamo come aeroporti e metro.

Certamente ogni giorno avvengono altre stragi in Siria e nel Medioriente e non hanno altrettanta eco nei mass-media occidentali. Eppure riguardano altri uomini, donne e bambini come quelli di Parigi e di Bruxelles, spesso inermi e innocenti… ma sembra che non ci importi più di tanto.

Non voglio qui scrivere un articolo di geopolitica né fare analisi della situazione mondiale in atto.

Parto da quello che è successo in questi giorni perché ho pensato al Male che si è manifestato evidente anche in questa occasione.

Male che nel corso della storia prende il volto e il cuore di persone, situazioni… Male che abbiamo visto in tutto il suo orrore nei campi di concentramento, negli anni di piombo della nostra povera Patria… nelle stragi di mafia e di camorra.

La banalità del male! Il male è banale perché in certi momenti della storia viene pianificato a tavolino e gestito come un affare burocratico. Pensiamo appunto al nazismo, in cui ogni giorno decine di comandanti eseguivano ordini di morte come se si stesse gestendo un ufficio di collocamento. Il male si insinua nelle banali azioni di uomini che lo pianificano come stile di vita. E’ devastante nel fatto che si serve di azioni banali di uomini per manifestarsi in tutta la sua violenza.

Vedo l’evidenza di questo male proprio sulla croce di Gesù.

La violenza dell’uomo che gode a far soffrire un altro uomo appendendolo vivo a un pezzo di legno con tre chiodi nella carne e dandogli le frustate che gli hanno sfigurato il corpo… eppure… che male aveva fatto? Perché accanirsi su quel Maestro che aveva fatto solo del bene?
Oppure la perversità del male di chi è andato a vederlo crocifiggere… per godersi lo “spettacolo” di un uomo tormentato e sfinito dal dolore.

La croce ci manifesta che la storia è piena di violenza. Violenza che nemmeno gli animali sono capaci di imitare… diciamo che loro, gli animali, sono bestie… noi lo diventiamo e siamo peggio di loro quando lasciamo spazio al Divisore, al Satana.

Ma in questi giorni della settimana Santa il mio cuore, dopo queste considerazioni, va di nuovo e subito alla Croce di Gesù. E mi sento lavato, perdonato, salvato .
Sento che anche se il male è forte, non ha l’ultima parola sulla storia, perché Dio si è messo all’ultimo posto e ha pagato con la sua vita un amore che diventasse più forte della morte.

Allora il mio cuore si apre alla speranza della Risurrezione. Il profumo della domenica di Pasqua che sconvolge da duemila anni il cuore di chi crede davvero in Gesù.

Quella domenica avevano tutti messo una pietra sopra il sepolcro: la vicenda di Gesù sembrava definitivamente conclusa, finita… gli stessi apostoli si erano rassegnati a una vita fatta di sensi di colpa e di disillusioni… Nessuno pensava che dopo il venerdì santo ci sarebbe stata una risposta di Dio.

Siamo fatti così anche noi credenti… magari andiamo in chiesa tutti i giorni, facciamo la comunione, ma fatichiamo a non rimanere impantanati in un eterno venerdì santo.

Come tutti gli altri uomini guardiamo al Male che ci circonda nel mondo e nella storia e spesso i nostri occhi sono ciechi come i due viandanti di Emmaus che, mentre scendono da Gerusalemme al loro villaggio, non vedono che il loro dolore, la loro disillusione… non hanno occhi per il viandante che, muto ma presente, fa la strada con loro.

Siamo fatti così e abbiamo bisogno anche oggi, anche in questa Pasqua, che “Gesù in persona” si accosti e cammini con noi.

Lui ci ascolterà… ascolterà le nostre parole ferite… ascolterà senza giudicarci, ma poi, se vorremo, ci dirà la sua Parola che ci purifica, e ci dà Speranza, quella Speranza che è la certezza di non essere soli in questa storia a combattere il Male, perché Lui l’ha già vinto.

Dopo aver ascoltato queste parole di Vita starà a noi dirgli “Resta con noi, perché si fa sera, e il giorno già volge al declino”. Lui si fermerà da noi solo se noi lo vorremo con noi. La sua presenza è discreta, il suo amore chiede di essere accolto, non diventa un fardello ingombrante di chi si auto-propone.

Anche noi in questa Pasqua avremo bisogno di nutrirci di Lui. Ne abbiamo bisogno tanto, dopo che i nostri occhi e il nostro cuore si sono nutriti delle ennesime immagini di morte e di violenza, di Male appunto.

Abbiamo bisogno di stare con Gesù, perché da Lui “niente e nessuno può strapparci”, neanche il Male e la morte.

Come San Paolo diremo allora che “ne morte né vita, né presente né avvenire, né alcun altra creatura, potrà separarci dall’amore di Dio in Cristo”.

Questo dobbiamo testimoniare al mondo come credenti. Non con le parole, ma con gli occhi nuovi e il cuore rinnovato.

Un cuore che non cede alla violenza, alla cattiveria. Ma occhi e mani che si aprono per essere crocifisse e sanguinare d’amore per questa nostra drammatica e meravigliosa storia di cui Dio non si è dimenticato.

Buona Pasqua a tutti!



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