La banale risposta al male di un’Europa codarda

Non c’è solo la “banalità del male”, c’è anche la banalità della risposta al male, come si è visto e sentito in questi giorni, in risposta alla ennesima strage dei terroristi islamici dell’ISIS. Abbiamo sentito le stesse banalità già udite dopo le stragi di Madrid, Londra, Parigi, Tunisi e di molti altri tragici luoghi. Tutti […]

Non c’è solo la “banalità del male”, c’è anche la banalità della risposta al male, come si è visto e sentito in questi giorni, in risposta alla ennesima strage dei terroristi islamici dell’ISIS. Abbiamo sentito le stesse banalità già udite dopo le stragi di Madrid, Londra, Parigi, Tunisi e di molti altri tragici luoghi.

Tutti a ripetere che si devono unificare i servizi segreti (ma il summit dei ministri di questi giorni non ha deciso nulla), che le nostre abitudini non devono cambiare (ma Bruxelles è militarizzata), che siamo in guerra ma non troppo, che i terroristi non sono veri islamici, e così via banalizzando. C’è, poi, l’ineffabile D’Alema che chiede di rispondere al terrorismo aumentando il numero delle moschee con l’8 per mille, ci sono le piazze che rispondono alle micidiali bombe con i gessetti e con sentimentalate musicali, ci sono quelli che fanno finta di non avere paura per non darla vinta ai criminali.

Quasi tutti rimangono alla superficie del fenomeno in atto, come sono rimasti alla superficie i servizi segreti del Belgio e di Francia, il che non è avvenuto a caso, essendo il frutto diretto di uno stupido buonismo, che rende Belgio e Francia più preoccupati di non apparire “islamofobi” che di assumere forti decisioni a tutela della sicurezza e della libertà dei propri popoli. Dentro questa imbelle banalità generale, si intravedono alcuni segni di resipiscenza da parte di Ferrara (che chiede decisioni e non analisi), di Berlusconi (che, inascoltato, chiede che si formi un’alleanza mondiale per fermare definitivamente l’Isis) di Galli della Loggia (che sul Corriere chiede una cosa ovvia e cioè che si applichino le leggi anche nei confronti dei munsulmani!).

Ma la banale e codarda superficialità domina, malgrado i continui bla bla.

Anche i cristiani hanno gravi responsabilità su questo fronte, perché si stanno arrendendo al pensiero unico dominante, venendo meno alla responsabilità di essere una presenza originale, che scaturisca dall’appartenenza alla vita attiva delle loro comunità, che abbia al centro la persona ed il pensiero di Cristo.

Cito, a titolo di esempio, quanto avvenuto all’Università Cattolica di Lovanio, la quale, per ricordare i morti causati dalle bombe islamiche, ha fatto suonare anch’essa la canzone di John Lennon Imagine, le cui parole sognano un mondo senza religioni e senza paradisi. Forse i responsabili di quella università non si erano resi conto di tali parole; ma forse è più probabile che sapessero tutto e che abbiano scelto un canto palesemente massonico, invece che riproporre una delle tante stupende musiche della tradizione cristiana che fanno memoria dei morti e delle ingiustizie commesse in questo povero mondo. Quanto accaduto a Lovanio costituisce una sintesi fedele di quanto sta avvenendo all’interno della cultura e della esperienza dei cristiani oggi in Europa (e non solo).

Siamo alle solite. I cristiani stanno dimenticando che Cristo ci invita a vivere l’appartenenza a Lui, con la carità, con la cultura e con la missione. I cristiani pensano di esaurire il proprio compito con la dimensione della carità (di cui, peraltro, vediamo esempi eroici e straordinari), dimenticando che quando accogliamo l’ospite non possiamo e non dobbiamo nascondere il motivo profondo per cui lo facciamo. In altre parole, siamo colpevoli se non comunichiamo il giudizio di Cristo e se rinunciamo ad annunciare la bellezza ed il fascino di Gesù.

I ghetti si formano anche perché mettiamo insieme delle persone, a cui non abbiamo il coraggio di annunciare i criteri di una vita nuova, scaturita dall’appartenenza a Cristo. Appariamo, così, gente senza fede e finiamo anche con l’essere disprezzati da parte di coloro che hanno una fede integralista, che poi strumentalizzano, uccidendo in nome del loro Dio.

Ma nessuno ha mai osato dire loro che il Dio dell’Amore ci può far vivere in modo diverso. In questo senso, la passività dei cristiani costituisce una grave responsabilità circa quanto sta accadendo in Europa. Certo è che questa passività è favorita da un clima generale, per il quale, Belgio e Francia in testa, si è voluto fare a meno di Dio nella costruzione del bene comune, tradendo l’origine stessa dell’Unione Europea: i tre fondatori erano cattolici credenti e praticanti e per questo erano autorevoli e creativi. Senza Dio si diventa banali e aridi.

Nella liturgia ambrosiana del Venerdì Santo, ho letto parole durissime di Isaia a proposito di chi vuole fare a meno del Signore: «Si ubriacheranno del proprio sangue». E’ quello che sta accadendo: la banale Europa si sta esaurendo correndo dietro ai propri idoli ed al proprio saccente ed autonomo pensiero. In questi giorni particolari, preghiamo per i morti innocenti, ma anche per gli insensati europei che stanno distruggendo i loro popoli, affinché abbiano a ravvedersi in tempi rapidi. “Signore, vieni presto in mio aiuto”.

Rimane, comunque, una certezza: Cristo continua a risorgere e le tenebre non prevarranno.

di Peppino Zola

Fonte: http://www.lanuovabq.it



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