Intervista al Vescovo sulla violenta aggressione al previsto incontro con Clini e Tondo

Aggredita la Cattedra di San Giusto, che ha retto e continuerà A Trieste prevarrà la giusta reazione morale _____ Intervista al Vescovo sulla violenta aggressione al previsto incontro con Clini e Tondo Eccellenza, lunedì scorso, alla Cattedra di San Giusto, un numeroso gruppo di militanti politici ha invaso l’aula della Centrale idrodinamica in Porto Vecchio […]

Aggredita la Cattedra di San Giusto, che ha retto e continuerà
A Trieste prevarrà la giusta reazione morale

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Intervista al Vescovo sulla violenta aggressione al previsto incontro con Clini e Tondo

Eccellenza, lunedì scorso, alla Cattedra di San Giusto, un numeroso gruppo di militanti politici ha invaso l’aula della Centrale idrodinamica in Porto Vecchio dove avrebbero dovuto parlare il ministro Clini e il presidente Tondo, e hanno impedito la manifestazione. Basta vedere i numerosi video che si trovano in rete per rendersi conto della violenza dell’aggressione, che avrebbe potuto sfociare anche in qualcosa di peggio. Qual era il suo stato d’animo in quei momenti?

Quando ci si trova davanti alla violenza e all’intimidazione e si comprende che le ragioni e le parole non servono perché il violento le considera inutili si prova un senso di sgomento. Davanti a chi urla, spinge, provoca, offende, minaccia, impreca e bestemmia si capisce che le parole non servono più, si rimane pacificamente disarmati ed anche profondamente sconcertati.

Dai video risulta che lei ha tentato a lungo di parlare e di cercare una soluzione.
È vero. Ho cercato a lungo di convincere alla calma e al dialogo. Del resto l’incontro previsto dalla Cattedra di San Giusto era proprio destinato a questo. Ho letto sulla stampa che il Vescovo si sarebbe dato alla fuga. Non è vero. Me ne sono dovuto andare dopo aver accertato che l’intenzione era la violenza e la provocazione, ma solo dopo che i miei tentativi di parlare sono stati a lungo impediti. Vorrei anche dire, a questo proposito, che come non sono fuggito io, non sono fuggiti nemmeno altri sacerdoti e collaboratori della diocesi, alcuni dei quali sono stati colpiti, che si sono dati da fare per fronteggiare l’emergenza.

Secondo qualcuno la Diocesi si sarebbe dimostrata poco prudente ad organizzare un incontro su un tema così caldo, come il “disinquinamento” di Trieste.
Direi che la Diocesi ha avuto coraggio nel sottoporre a pubblico dibattito un tema così importante e ha mantenuto fede al suo ruolo di interpretare i bisogni e le attese della città. Proprio perché il tema è oggetto di diverse valutazioni, ed anche sul rigassificatore ci sono idee diversificate e un iter tuttora in corso, la serata alla Cattedra poteva e doveva essere un momento di dialogo, di cui la città è stata derubata.

Ritiene che ci siano delle responsabilità che vanno oltre i diretti protagonisti dell’aggressione?
A questo proposito devo solo dire che il gruppo di violenti che è entrato in sala non si era aggregato solo qualche tempo prima, ma dimostrava una intesa e un coordinamento che denota una organizzazione che viene da lontano. Non si trattava di cittadini pacifici che improvvisamente si sono eccitati, ma di un progetto premeditato e organizzato. Credo che questi gruppi non debbano essere coccolati e, ancora meno, adoperati per scopi politici particolari.

Secondo lei questi fenomeni di violenza politica sono in relazione con la crisi economica?
Direi di no, non quelli di questo tipo. La crisi può produrre senz’altro tensioni sociali ed anche a Trieste bisogna vegliare molto su questo, affrontando i problemi prima che la situazione degeneri, ma in questo caso ho avuto l’impressione che si sia trattato di un progetto ideologico ampio, che ha preso Trieste e la Cattedra come occasione. Come ripeto, non si è trattato di una fiammata improvvisa, ma di una dettagliata premeditazione.

Pensa che si sia trattato di un fatto che si ripeterà?
In questi giorni ho ricevuto molti messaggi di solidarietà, anche da uomini delle istituzioni, primo fra tutti quello della Presidente dell’Autorità portuale che in quella serata faceva da padrone di casa. Mi hanno scritto e telefonato anche semplici cittadini. È importante che la città prenda una netta posizione morale contro questi fenomeni che nulla hanno a che fare con la democrazia e con la laica e civile convivenza. Anzi, introducono a forza elementi di aggressione e violenza tipici dell’assolutezza ideologica, che impedisce l’ascolto dell’altro e blocca la collaborazione tra i gruppi e i cittadini. Credo che la reazione morale prevarrà e che Trieste troverà la forza di lasciarsi alle spalle questo triste episodio.

E la Cattedra di San Giusto?
È stata aggredita, ma ha retto e non è stata rovesciata. È salda e continuerà.

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(foto di Massimo Silvano)



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