Intervista a Don Francesco Giordano sul ddl Cirinnà

La discussione al Senato sul ddl Cirinnà è alle porte; il Direttore di Vita Umana Internazionale, Don Francesco Giordano, spiega in questa intervista i motivi di contrarietà a questa proposta di legge. Don Francesco, il diritto naturale e la Chiesa cattolica sono contrari al riconoscimento giuridico delle cosiddette “unioni civili”, anche omosessuali. Perché? La Chiesa […]

La discussione al Senato sul ddl Cirinnà è alle porte; il Direttore di Vita Umana Internazionale, Don Francesco Giordano, spiega in questa intervista i motivi di contrarietà a questa proposta di legge.

Don Francesco, il diritto naturale e la Chiesa cattolica sono contrari al riconoscimento giuridico delle cosiddette “unioni civili”, anche omosessuali. Perché?

La Chiesa insegna che Dio stesso è l’autore del matrimonio (Gaudium et Spes 48); cioè, il matrimonio è iscritto nella natura stessa dell’uomo. Fa parte della legge naturale, una legge che proviene dalla legge divina ed eterna. Il matrimonio non è il frutto di un’evoluzione sociale più o meno primitiva o di qualche imposizione convenzionale della società e della legge positiva di qualsiasi governo. Né la società lo crea né gli sposi lo istituiscono a loro gradimento.

Cristo rende il matrimonio sacramento, dando alla coppia la grazia speciale di potere vivere secondo la legge divina e naturale perché nella natura ferita dal peccato originale, la concupiscenza rende l’unione difficile da portare avanti fino alla morte. La grazia del sacramento—e di una vita sacramentale che invita Gesù nella coppia—rafforza la coppia a viverlo fino alla morte.

Questo insegnamento si ricapitola in Mt 19, 4-8 quando Cristo si appella al principio per rispondere alla domanda rivoltagli dai farisei sulla causa sufficiente del divorzio: “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina?…per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così.” In tale senso, il Signore fa capire che nello stato di natura originaria (cioè prima del peccato originale) nel Suo disegno, Dio “Li creò maschio e femmina” (Gn 1, 27), e questa unione doveva essere indissolubile. L’unione tra uomo e donna doveva essere stabile al punto che diventassero una sola carne. Infatti, il Signore lo cita nella pericope: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola.” (Gn 2,24) (cit. in Mt 19, 5) L’unione dell’uomo con sua moglie è attribuita a Dio da Gesù stesso: “Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi.” (Mt 19, 6). L’indissolubilità è un tratto essenziale perché nella natura umana è iscritta la ricerca di stabilità.

Il ddl Cirinnà presenta l’unione civile come “una realtà così rilevante socialmente da non poter più essere ignorata dalla legge.” In realtà, una legge come quella ipotizzata, non farà che aumentare l’instabilità sociale, come, d’altronde è già dimostrato dalla legge sul divorzio e dalle numerose pressioni culturali in atto”. Nel suo insieme, in fondo, il disegno di legge rispecchia la volontà di cercare i diritti senza i doveri, una volontà che non può portare alla stabilità tra le coppie e di conseguenza nella società stessa.

Questa instabilità viene confermata in uno degli articoli: “Lo stato di unione civile può cessare tutti i suoi effetti mediante una dichiarazione consensuale di separazione che le parti rendono all’ufficiale di stato civile.” (Art. 6, 1) Come se non fosse abbastanza la dichiarazione di un “divorzio” civile, l’articolo continua seguendo sulla scia di leggi che sono state introdotte negli Stati Uniti in California circa 25 anni fa: “L’unione civile può altresì cessare nel caso di richiesta di cessazione presentata solo da una delle parti e resa nota all’altra parte. In tale ipotesi tutti gli effetti dell’unione civile sono protratti per un anno dalla data di presentazione della domanda di cessazione. Nel corso di tale anno la richiesta di cessazione può essere ritirata e la situazione di unione civile è ripristinata automaticamente.” (Art. 6, 2) Da questo è chiaro che si aumenta l’instabilità dell’unione. A cosa serve l’unione se non è fatta per durare? tutto diventa temporaneo ed instabile, e la Legge che dovrebbe tutelare la stabilità della gente e dello stato diventa strumento di instabilità. L’ultima parte dell’articolo apre le possibilità ai “capricci”. Un giorno uno vuole separarsi dalla compagna, poi due mesi dopo cambia idea, poi un mese dopo cambia idea di nuovo, ecc. Rende tutto veramente ridicolo se si prende sul serio la logica di questo articolo.

Bisogna riconoscere che la stabilità viene dalla verità, e l’errore non ha gli stessi diritti della verità. C’è una Verità, ed è la Legge eterna e divina dalla quale proviene la legge naturale e dalla quale dovrebbe provenire la legge positiva dello stato. La legge positiva dovrebbe rispecchiare e rispettare la legge naturale. Quando ciò non avviene—e oggi succede in tantissime leggi—si vedono i risultati sulle persone. Tanti problemi psichici e spirituali provengono dai problemi familiari dovuti al divorzio, e non c’è nemmeno bisogno più di tanti studi per capire questo; è evidente. Le persone che vivono in famiglie unite sono molto più forti e stabili rispetto alle persone che soffrono divisioni ed instabilità familiari. Non si può volere l’instabilità. Non ha senso. Tutte le persone che conosco cercano stabilità, anche se spesso non sanno come fare per ottenerla. Oserei dire che la stabilità sta scritta sul cuore dell’uomo. Ciascuno cerca la propria pace interiore, e dato che l’uomo non è fatto per stare solo (perché creato ad immagine e somiglianza di Dio Trino ed Uno, un Dio relazionale) tale pace proviene spesso da rapporti sani e stabili che hanno delle garanzie naturali e soprannaturali di rimanere tali.

Quali sono secondo lei gli errori principali del ddl Cirinnà? e quali sarebbero le conseguenze sulla società se venisse approvato?

Principalmente è il non avere chiaro il fatto che il matrimonio è un’istituzione che aiuta l’uomo come essere sociale a trovare la sua stabilità in un’altra persona. Non si può iniziare sanamente un rapporto con una persona che sia fin dal principio provvisorio ed instabile. Si costruisce tale rapporto sulla menzogna, e questo chiaramente non si può fare. Vorrebbe dire basare tutto sul sentimento, sul soggetto come si sente al momento. Non sto dicendo che il sentimento non ci debba essere, però deve mirare ad un rapporto vero e stabile. Per questo, il matrimonio cristiano è un modello per tutti. La Chiesa non può promuovere tale instabilità perché non solo offenderebbe Dio Creatore e Salvatore ma farebbe male all’uomo stesso. Abbiamo bisogno di impegno e dedizione nella vita.

Infine, vediamo come la legge proposta pone il matrimonio allo stesso livello giuridico dell’unione civile: “I figli delle parti dell’unione civile…hanno i medesimi diritti spettanti ai figli nati in costanza di matrimonio.” (Art. 14, 1) Poi, aggiunge: “Le parti dell’unione civile possono chiedere l’adozione…” (Art. 14, 2) Vediamo dove conduce tutto questo. All’inizio della legge si definisce l’unione civile: “Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, di seguito denominate “parti dell’unione civile”, possono contrarre tra loro un’unione civile per organizzare la loro vita in comune.” (Art. 1, 1). Se questa è la definizione, si capisce che qui si intende l’adozione delle coppie omosessuali. Quando ci sono tante coppie eterosessuali che hanno difficoltà ad adottare i figli, quando tanti bambini sono abortiti, ecc., ora si vogliono dare in affidamento alle coppie omosessuali. Personalmente, non posso che essere rattristato quando vedo che omosessuali ricchi come Elton John non hanno problemi ad adottare i figli, mentre coppie molto meno ricche che conosco stanno aspettando da anni la possibilità di avere un figlio o una figlia in adozione. Che messaggio si dà? i soldi possono comprare tutto in questa società consumistica?

Gli effetti per la società sarebbero devastanti, e si vedono già gli effetti in altri paesi dove sono passate queste leggi. Si vedono già gli effetti sui poveri figli cresciuti in seno a formazioni del genere. Se vogliamo questi risultati in Italia, allora possiamo semplicemente portare avanti questa legge. Francamente, vedo già abbastanza difficoltà nelle famiglie per desiderare di vederne di più con questa confusione legalizzata. Molti parlano dell’articolo 17: “La mancanza di precedente volontà manifestata per iscritto dalla parte dell’unione civile, nell’ipotesi di sua incapacità di intendere e di volere, anche temporanea, o di decesso…tutte le decisioni relative allo stato di salute, o riguardanti l’eventuale donazione di organi…sono prese dall’altra parte dell’unione civile.” Non capisco perché non si possa semplicemente scrivere un testamento o un documento legale simile che dà autorizzazione ad un amico o un amica di prendere tali decisioni per la persona. Perché dover portare avanti tutta questa legge solo per questioni di eredità o fiscalità (cfr. art. 20)?

Molte persone con tendenza omosessuale ripetono spesso che nessuno può impedire loro di avere il “diritto” di “amarsi” e che l’approvazione delle unioni civili non recherebbe nessun danno all’istituzione matrimoniale. Secondo lei è proprio così?

No. Se basiamo tutto sul sentimento, e non sul rapporto tra il bene ed il male, tra il vero ed il falso, a che punto arriviamo?

È vero che questa legge ora si limita agli adulti, però chi definisce la maturità? chi definisce l’età? se fra cinque anni si decidesse che maggiorenni sono bambini di 10 anni per decreto di legge, cosa facciamo a quel punto?

La legge dovrebbe tutelare il bene delle persone. Dovrebbe aiutare a creare contesti che favoriscono rapporti reali e stabili per le persone in modo che le persone non siano Peter Pan ma persone capaci a volere ed intendere in maniera tale che il bene comune della società sia tutelato.

In poche parole, vedo tale legge come un attacco alla famiglia naturale. Non si può ammettere tutto nella vita. Se si dà spazio ad una cosa, si toglie lo spazio ad un’altra. In questo caso, se si dà spazio a questa legge, si toglie spazio ai diritti del matrimonio tradizionale.

Uno dei punti critici della legge è la Step Child Adoption che prevede la possibilità di adozione, o di affido, del figlio del convivente. Secondo uno slogan utilizzato dai sostenitori del ddl Cirinnà, per un bambino sarebbe meglio vivere in una “famiglia” omosessuale piuttosto che orfano di un genitore. Pensa che in questo modo siano tutelati i diritti dei bambini?

Se venisse approvato il cosiddetto “matrimonio” omosessuale, esso risulterebbe una caricatura del matrimonio. Già oggi il modello vigente di matrimonio è basato unicamente sul rapporto di coppia che evita accuratamente la genitorialità. Se il matrimonio è solo una questione di rapporti di coppia, e non viene connesso intrinsecamente alla genitorialità, perché non dare spazio agli omosessuali? Se il matrimonio è ridefinito per assecondare le “coppie” omosessuali, non si fa altro che rafforzare l’irrilevanza del matrimonio nella sua vocazione alla genitorialità.

Chiaramente questo non tutela i diritti dei figli. Il volto del figlio, ricordiamo, ha il volto del padre e della madre. Dove sta la madre in tale rapporto artificiale tra uomo e uomo? dove sta il padre in un rapporto tra donna e donna? con l’idea dell’adozione, l’inseminazione artificiale o dell’utero in affitto, il bambino non vede il padre o la madre, dipendendo sul caso. Non si può togliere questo diritto al bambino; nel caso della morte di uno dei genitori, e la presenza di un padre o una madre putativa, il bambino non perde i suoi diritti naturali che vanno tutelati contro operazioni forzate e artificiali come quelle previste dal ddl Cirinnà.

Bisogna ricordare in genere che la conoscenza delle proprie origini aiuta la persona a vivere meglio. Se si conoscono le proprie origini, si rafforza la propria identità. Le crisi d’identità possono anche portare al suicidio. Certamente, portano alla depressione, e aumentano la possibilità di far uso di droghe. Questo aumenta il guadagno per le compagnie farmaceutiche. Come con la contraccezione, l’aborto, e anche il divorzio bisogna ricordare che ci sono molti interessi economici di mezzo.

In questo nuovo scenario internazionale in cui il matrimonio, come istituzione, sembra essere in crisi profonda, quali risposte pensa debba dare la Chiesa per rilanciare il ruolo e la bellezza della famiglia?

La Chiesa deve promuovere la famiglia. Deve spiegare che la famiglia è modello della società. Basta ricordare quando Benedetto XV ha inaugurato la Festa della Sacra Famiglia nel 1921, poco dopo la Rivoluzione Bolscevica che aveva fra i suoi obiettivi proprio la distruzione della famiglia tradizionale perché vista come portatrice di valori borghesi. La famiglia è il nucleo della società, ne è l’origine perché è la prima società. È il primo luogo nel quale l’uomo sociale esercita la sua natura.

La Sacra Famiglia, ossia Cristo, la Vergine Maria e S. Giuseppe ne è il modello perfetto. La Chiesa deve continuamente puntare su tale ideale perché la Chiesa è stata creata per la salus animarum, la salvezza delle anime. Quando il Signore vede che le persone sono perse, Egli comincia ad insegnare. Questo deve essere lo stesso ruolo della Chiesa. Non si deve stancare di insegnare e di mostrare quanto sia meglio la strada verso la santità che quella verso la perdizione. L’attrattiva del male oggi è forte, però il bene è molto più forte.

Il 30 gennaio prossimo si svolgerà a Roma il Family Day. Il card. Bagnasco, Presidente della Cei, l’ha definita una “manifestazione condivisibile e dalle finalità assolutamente necessarie”. Pensa che una manifestazione di piazza sia davvero utile per sostenere le ragioni della famiglia e possa realmente influire sulle scelte politiche?

Quando penso alle manifestazioni, mi vengono in mente i pellegrinaggi e le processioni religiose. Sono espressioni di Fede, di identità che dimostrano la socialità dell’uomo e che non solo aiutano l’uomo psicologicamente, ma sono addirittura atti morali che l’uomo porta a compimento. Come ci insegna S. Tommaso in ST I-II q. 20 e in altre questioni, l’atto morale deve avere la dimensione esteriore perché l’intenzione dell’atto resta nell’interiorità mentre l’esecuzione dell’atto resta nell’esteriorità. La religiosità stessa non può restare chiusa e privata. Deve in qualche modo esternarsi. La santità—e la chiamata universale alla santità alla quale ci richiama la LG 38-41—si attua in contesti sociali, contesti definiti dalla sociologia come le istituzioni sociali della Famiglia, l’Educazione, la Religione, la Politica, e l’Economia. Quello che il Papa Pio XI ci richiama a fare nella Quas Primas del 1925 è ancora valido oggi. Noi cristiani dobbiamo portare la santità di Cristo Re in piazza. La regalità sociale di Cristo è sempre valida e richiede la forza della famiglia. Se crediamo in Cristo, e crediamo ch’Egli realmente regni nella nostra società, allora abbiamo l’obbligo di andare in piazza e di manifestare la Fede che abbiamo.

Con questo pensiero, mi viene in mente l’importanza della Marcia per la Vita. Lì, vediamo scopi simili. Non possiamo tacere sui principi non negoziabili quando essi vengono attaccati. Vediamo, però, dalle esperienze simili in Francia che le manifestazioni non hanno influenzato le menti dei politici che erano determinate a portare avanti le loro ideologie. Cosa pensare? sono fallite? non sono servite a nulla? no, non direi, perché si vede come questi avvenimenti abbiano unito molti cattolici che prima non erano uniti o non si conoscevano. Vediamo come la Marcia per la Vita a Washington—e ora anche a San Francisco—sia cresciuta lungo gli anni. Vediamo soprattutto come queste marcie hanno aiutato a formare una cultura “pro vita” in tanti centri culturali, come le università.

Insomma, questa manifestazione il 30 gennaio ci aiuterà a far crescere la cultura per la vita e per la famiglia che S. Giovanni Paolo II ci chiamava spesso a portare avanti.

Fonte: http://lnx.vitaumanainternazionale.org



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