La Prima Comunione nell'età della ragione
Scritto da Alessandra Scarino   
giovedì 08 luglio 2010
La Conferenza episcopale del Triveneto ha voluto ricordare il centenario del decreto “Quam Singulari” di S. Pio X con una Nota dal significativo titolo “La Prima Comunione nell’età della ragione”. Rifacendosi alla proposta di S. Pio X di spostare a sette anni l’età per accedere la prima volta all’Eucaristia, la Nota si addentra nel senso profondo di questo sacramento, soprattutto in rapporto ai più piccoli. Nel decreto pontificio l’Eucarestia è definita il centro della vita cristiana da cui irradia una luce che vivifica e feconda l’intera esistenza del credente. Per approfondire questo tema abbiamo parlato con il sacerdote don Lorenzo Maria Vatti, con la famiglia Bertocchi e con Agnese Lorenzon, catechista della sua parrocchia (Santa Maria Maddalena). La catechista

Il decreto di San Pio X è ricordato perché ha spostato l’età per la Comunione dai 14 ai sette anni. Le sembra giusta questa retrocessione e perché?
Ritengo che il problema non sia circoscrivibile solamente all’età dei bambini o dei ragazzi che ricevono il sacramento, sicuramente vi sono diverse forme di consapevolezza che via via maturano seguendo  quella che viene definita “un’età anagrafica”, ma spesso ciò non è sufficiente a rendere questo momento prezioso.
All’inizio del mio percorso di catechesi mi trovai a riflettere molto su questo nodo cruciale.

Come posso trasmettere Dio e il suo Amore infinito, come testimoniarlo a dei bambini?
Non risiede tanto nell’età la mia preoccupazione.
Per mia fortuna e per dono di Dio ho la possibilità di essere catechista all’interno della parrocchia e di insegnare religione cattolica all’interno delle scuole dell’infanzia comunali.
Qui l’età dei bambini è ancora inferiore (3-6 anni), questo non corrisponde proporzionalmente ad una incapacità di sondare i misteri del trascendente e di Dio.
Il linguaggio deve essere calibrato affinché i nostri piccoli o grandi ascoltatori siano in grado di gustarne il contenuto.
La difficoltà che trovo spesso, e che emerge dal confronto con altri catechisti, sta nella possibilità di condividere con gli stessi genitori il prezioso dono che viene offerto nell’accostamento alla Comunione.
I numerosi impegni che attorniano e riempiono la vita di questi bambini e ragazzi sembrano non lasciar spazio all’incontro con il silenzio e con Dio.
Gli incontri di catechismo e le iniziative ad esso connesse, finiscono per essere adempiuti e assolti nel più breve tempo possibile, e nel caso l’orario coincida con altri impegni sportivi o di altro genere, facilmente disertati.
Trovo allora che il messaggio che dovrebbe partire dalle famiglie stesse spesso è contradditorio.
Tra i bambini che mi vengono affidati vi sono mondi meravigliosi e sentimenti profondi.
Essi hanno bisogno di trovare un terreno fertile.
Mi piace usare l’immagine di una piccola piantina che affonda le sue radici nel terreno che gli dona nutrimento, vita che è Dio stesso. Le piantine soprattutto quelle che daranno molto frutto o molti fiori hanno bisogno di essere sostenute da dei bastoni.
Ecco che il sostegno dei genitori, aiuto prezioso e necessario, darà la possibilità a questi bambini di maturare ciò che in germe è già presente.
L’età non diverrà un limite perché in ogni momento della loro crescita il seme gettato nei sacramenti avrà modo di crescere, maturare e fruttificare.
Di solito i ragazzi, quando si arriva a parlare e a spiegare l’Eucarestia, comprendono subito questo mistero?
La possibilità che all’interno dell’Eucarestia vi sia Gesù vivo e presente è fonte di serenità.
I bambini hanno necessità di sentirsi costantemente accompagnati amati e accolti.
Percepire che questo Amico possa essere così vicino a noi tanto da abitarci dona sicurezza e conforto.

Come riesce da catechista a spiegare e a rendere veramente chiaro alla mente dei ragazzi questo mistero così profondo?
Prima di trasmetterlo mi chiedo sempre cosa veramente voglio che rimanga a qesti bambini.
Il tempo che abbiamo a disposizione è veramente poco. Alcuni  dopo aver ricevuto il sacramento si allontanano dalla Chiesa.
Cerco allora l’essenza profonda, affinchè possa rimanere nel loro cuore e possa ancorarsi tra le loro certezze con la speranza che anche una sola parola possa essere ciò che richiama questi bambini all’incontro con Dio.
Presento allora la figura di un Dio Papà.
Un Dio che non è orgoglioso di noi per ciò che facciamo o per come lo facciamo, semplicemente Ama.
Non devo diventare un bravo calciatore o una bellissima fotomodella.
Non devo eccellere nelle gare di sci o danza artistica per essere notato o importante ai suoi occhi.
Posso, se lo voglio, rimanere lì, accogliere l’Eucarestia dentro di me e rimanere abbandonato in un amorevole abbraccio.


Il sacerdote


Riflettendo sul titolo della nota dei vescovi “La prima Comunione all’età dell’uso della ragione”, personalmente quando crede che una persona cominci veramente ad adoperare la ragione? E qual’è il segno di questa presenza attiva di una ratio autocosciente?
Molto difficile appare oggi parlare di età della ragione perché i criteri di valutazione dovrebbero tenere conto di varianti molto particolari: i bambini piccoli di oggi sono costretti dalla vita per diversissimi motivi a parlare come adulti e gli adulti sembrano non essere altrimenti capaci di parlare coi bambini. Questo sconvolgimento poi porta ad un improvviso rinsecchimento di volontà e di maturazione proprio quando ci si aspetterebbero cambiamenti in positivo verso la fine dell’adolescenza. Poi nell’età genitoriale, sembra che la maturazione sia nel suo apice negativo: si fanno figli perché se ne ha voglia, perché è un diritto perché si deve fare, o altri motivi, ma non perché si è creato un angolo di vita, una famiglia.
Si può dire dunque che nell’età infantile si deve imparare a badare a se stessi, ma che una vera e propria autocoscienza sia una cosa sempre più rara.

Si può comprendere con il solo uso della ragione, specie quando si è nell’infanzia, il grande mistero dell’Eucaristia?
Benigni in una delle sue prime performance su Dante (mi pare proprio la prima televisiva) parlava della facilità di capire il concetto di Trinità nei bambini. Concetto che, diceva, diventato adulto gli stonava e lo metteva in crisi. I bambini vivono di istinto e non di ragione, ma quell’istinto li porta a vette di spiritualità molto più alte e più vere delle nostre. No, non con la ragione, ma con il cuore loro comprendono l’Eucaristia.
Come valuta la retrocessione voluta da Pio X dell’età per fare la Comunione dai 14 anni ai sette anni?
Coraggiosa ed interessante, ma io oggi sono per il ritorno al catecumenato... Si è infatti perso il senso della fede e solo attraverso un cammino esperienziale di Cristo lo possiamo ritrovare. Per fare questo ho chiesto alle mamme dei miei figlioli di comunione di non fargliela fare a maggio come di tradizione, ma in questi giorni al termine di un campo scuola: è stata un’esperienza mistica in cui i bimbi hanno compreso fisicamente il senso dell’incontro con Gesù.

Nel documento dei vescovi si ricorda una pratica della Chiesa primitiva che somministrava il sacramento dell’Eucaristia già ai neonati, subito dopo il Battesimo, con qualche goccia di vino consacrato. Come valuta questa pratica?
So che è ancora in vigore presso i Copti. Se i genitori sono persone di grande fede, perché no? Sennò, come accennavo, torniamo al catecumenato.

Secondo lei è vero, come dice Pio X, che solo l’Eucaristia consente una trasformazione radicale della vita cristiana?
Sì certo, ma resta comunque il fatto che è un sacramento che va ispirato al proprio cuore altrimenti non è nulla!
In cosa consiste questa trasformazione? Spesso, nel sentire comune, non si avvertono doni speciali, l’inquietudine e il dolore della vita persistono e sopraffanno il dono del corpo di Cristo: si sbaglia forse l’attitudine interiore con cui ci si accosta a questo sacramento? Come dovrebbe un vero cristiano accedere all’Eucaristia per sentirne in pienezza tutta la meraviglia e il potere trasformante di questo lascito straordinario del Cristo?
Nella nostra vita manca la meditazione, eppure Gesù stesso ce l’insegna, spesso si legge nel Vangelo che i discepoli lo trovavano solo a pregare e secondo la tradizione, proprio sopra il luogo del primato di Pietro sul lago di Tiberiade. Meditazione e adorazione rendono coscienti della vera forza del sacramento.


Una famiglia

Nella vostra vita quotidiana familiare che posizione ha l’Eucaristia?
La partecipazione alla Santa Messa giornaliera è un momento importante.

Ai vostri figli come rinnovate ogni giorno il senso di questa presenza?
Certamente al giorno d’oggi è più complicato trasmettere le proprie certezze ai figli specie se già grandi, ma se la comunicazione c’è tra genitore e figli, anche Gesù è tra loro.

Quali frutti positivi secondo voi la centralità di Cristo che si dona e ci nutre porta all’interno della vostra famiglia?
Gesù ci porta innanzi tutto amore con la A maiuscola e poi unione, positività e gioia.

Vivete pienamente e consapevolmente la presenza nella vostra vita di questo mistero o l’essere cresciuti in una cultura permeata di valori e di educazione cristiane ne ha un po’ appannato il carattere eccezionale?
Non ci può essere abitudine nel ricevere Gesù eucaristico. Il solo pensiero che Egli è dentro a noi ci trasforma.

Come continuate a casa il lavoro di catechesi dei vostri figli? E potete dire di vedere in loro una reale comprensione e partecipazione a questo sacramento?
Si parla nei momenti di intimità con i figli dell’importanza che Gesù ha nella nostra vita, Mentre sono piccoli non comprendono interamente questo grande mistero, ma con il tempo si rendono consapevoli che Gesù li accompagna lungo il loro cammino. Sì, partecipano consapevoli che lì c’è veramente Gesù, in corpo e sangue.



Ultimo aggiornamento ( giovedì 08 luglio 2010 )