| Intervista alla responsabile del Consultorio |
| Scritto da Tiziana Melloni | |
| giovedì 04 febbraio 2010 | |
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Superficiali, disinformati, incoscienti: questa è l’immagine
stereotipata dei giovani del ventunesimo secolo nei riguardi della
responsabilità di fronte al tema dell’apertura alla vita. Per capire
quanto c’è di vero in tale quadro preoccupante, ci siamo rivolti alla
responsabile del Consultorio familiare del distretto n. 2 dell’Azienda
sanitaria triestina, la dottoressa Maria Antonella Vanto. Quali sono i servizi del Consultorio rivolti ad adolescenti e giovani? I consultori di Trieste e Provincia hanno attivato uno “spazio giovani”, per ragazzi dai 14 ai 23 anni. Una volta alla settimana, in orario pomeridiano, senza prenotazione e senza che ci sia bisogno dell’accompagnamento del genitore, anche per i minorenni. Si tratta di un servizio che intende rispondere nel modo più ampio possibile alle richieste tipiche dell’età: dai disagi familiari ai disturbi dell’alimentazione, oltre naturalmente ai temi legati alla sessualità. C’è ancora molta disinformazione in questo campo? Nonostante l’inflazione di notizie e immagini legate alla sessualità su tutti i mezzi di comunicazione, i ragazzi hanno le idee poco chiare sia sulla fisiologia della riproduzione sia sul senso della relazione affettiva. Qui in sede c’è un diario a disposizione dei giovani, in cui possono lasciare le loro domande in forma anonima, a cui noi poi rispondiamo, sempre per scritto. Alcuni dubbi che riportano rivelano la persistenza di credenze che non hanno fondamento scientifico. Poi ci sono le domande di sempre, centrate soprattutto sulla relazione con l’altro: «mi ama davvero o cerca solo un piacere di facile consumo»? Chi viene allo “spazio giovani” e quale tipo di richieste ha? Le ragazze sono la maggioranza, ma bisogna dire che nel corso del tempo è sempre più frequente che i giovani vengano in coppia, specialmente se hanno avuto dei rapporti a rischio: è un dato positivo, che indica una crescita nella condivisione della responsabilità. A volte vengono qui preoccupati e pieni di paura; è spesso l’unica occasione per parlare con una persona adulta, ricevere informazioni corrette e magari riflettere, per la prima volta, sulla sessualità. Il fatto che il numero di ragazzi che si rivolgono a questo servizio sia in costante aumento ci fa pensare che l’opera di divulgazione che facciamo nelle scuole stia dando buoni frutti. Significa che siamo considerati degli adulti di riferimento affidabili. Un preservativo, la pillola e via... è questa l’immagine che a volte si ha del Consultorio? Sicuramente il Consultorio non è un distributore automatico di prestazioni. Ogni situazione viene valutata singolarmente con un lavoro di équipe. Spesso dietro ad un problema legato alla sessualità se ne nascondono altri. Si cerca anzitutto di instaurare una relazione con la persona nel suo complesso: rispondere alla richiesta di un contraccettivo può diventare l’occasione per mettere il ragazzo nelle condizioni di domandarsi il senso di ciò che fa. Una superficialità eccessiva può derivare da un disagio sociale o psicologico o da semplice mancanza di informazione. Il confronto con degli esperti offre la possibilità di fare delle scelte più consapevoli. Veniamo alle interruzioni di gravidanza. Qual è la situazione? Proprio grazie alle azioni di prevenzione, dagli anni ’80 ad oggi il numero di interruzioni di gravidanza è sempre diminuito, a Trieste in particolare siamo a livelli molto bassi (vedi tabella in questa pagina, ndr). Lo sforzo per evitare il ricorso all’interruzione di gravidanza è massimo, poiché si tratta di un grave trauma, sia fisico che psicologico; è sempre un intervento invasivo, che può compromettere fortemente la salute della donna. Per questo informiamo sempre della possibilità di avere un sostegno economico e psicologico da parte di associazioni come il CaV, nel caso in cui ci sia un’apertura ad una scelta orientata a far nascere il figlio. Presso la popolazione italiana la consapevolezza degli effetti negativi di un’interruzione di gravidanza è cresciuta; non è sempre così nel caso delle donne straniere, che provengono da culture e vite diverse. Come servizio pubblico riteniamo che diffondere la contraccezione sia un obiettivo prioritario. Comunque, in caso di interruzione di gravidanza, siamo molto rigorosi nel prescrivere una visita successiva all’intervento, a cui far seguire possibilmente altri incontri, al fine di evitare le recidive, frequenti specie nelle donne immigrate che hanno già dei figli. |