| In vetta |
| Scritto da Marzio Serbo | |
| giovedì 26 marzo 2009 | |
Siamo giunti quasi al termine del nostro cammino quaresimale. Saliamo sull’alto monte e contempliamo il deserto che si stende ai nostri piedi. Un senso di vertigine ci coglie, fino a toglierci il respiro. Lo stomaco si stringe e cresce una pessima sensazione di vuoto che non riusciamo a controllare. Sul ciglio del precipizio respiriamo raffiche di vento che sembrano invitare a volare, ma non osiamo guardare in basso tanto è profondo il crinale. Eppure il desiderio di altezza vince le reticenze. Il nostro spirito desidera profondamente immergersi in quella sensazione e cerca con lo sguardo nubi che possano parlargli di Dio con la voce del loro tuono. Si abbandona al bagno caldo della luce di raggi di sole che si infilano certi fra le forme grigie del cielo. Lo spirito intuisce di potersi abbandonare completamente a quell’abbraccio mistico. E si lascia cadere, come corpo morto cade, all’indietro, senza vedere dietro chi lo possa sostenere. Soltanto sulla fiducia, si abbandona. Confida in braccia amiche che lo sorreggano, in mani sicure che non gli permettano di precipitare. E vola, il nostro spirito, assaporando le altezze della felicità che solo Dio sa offrire. Abbagliato da tanta luce, senza necessità di vedere quale sia la direzione, si fida, lasciandosi stringere in quell’abbraccio infinito. Non può più cadere. È con il tentativo di una riflessione profonda che tocchi le corde della nostra vita spirituale che giungiamo alla quinta settimana del nostro percorso quaresimale. Ed è proprio sui toni e sulle forme della vita di fede e della spiritualità che ci soffermeremo, perché se il cristianesimo è piena realizzazione del nostro essere umani, esso passa per forza attraverso l’emozione, il sentimento, la corporeità, l’intuizione, la logica, la quotidianità… in definitiva attraverso tutto ciò che forse con troppa semplicità possiamo definire vita. |
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| Ultimo aggiornamento ( giovedì 09 aprile 2009 ) |