| Il presente della Chiesa e della società |
| Scritto da Fabiana Martini | |
| giovedì 19 febbraio 2009 | |
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«Quando la giovinezza smette di ardere, tutto il mondo batte i denti»
scriveva Georges Bernanos. È un’immagine estremamente efficace e quanto
mai valida che ci aiuta a comprendere anche l’interesse della nostra
Chiesa per il mondo giovanile, per le sue domande e le sue fatiche.
L’indagine sulla religiosità dei giovani triestini e l’appuntamento dello scorso fine settimana alla Stazione marittima, dunque, non sono semplicemente un punto all’ordine del giorno dell’agenda pastorale, un percorso nazionale approvato a Roma e atterrato nella nostra come nelle altre diocesi italiane, ma rappresentano un desiderio autentico di andare incontro alle necessità odierne, usando la medicina della misericordia invece di abbracciare le armi del rigore, esponendo più chiaramente il valore dell’insegnamento piuttosto che condannando, mostrandosi madre amorevolissima di tutti, benigna e paziente, tanto per usare le parole con cui Giovanni XXIII si esprimeva aprendo il Concilio l’11 ottobre 1962. Parole che non risentono affatto del peso degli anni e che esprimono lo stile con cui anche lo scorso fine settimana ci siamo incontrati e abbiamo dialogato. Fiduciosi che l’esperienza di incontro con Cristo non è un programma superato, che la generazione più giovane, quella di cui siamo soliti parlare solo ed esclusivamente in termini problematici e nostalgici, sottolineando di continuo che “ai nostri tempi” le cose andavano meglio, non è una bottiglia da riempire ma una fiaccola da accendere e ha un compito ben preciso nella Chiesa e nella società: quello di sfidare e criticare i governanti, i responsabili e gli insegnanti per farli progredire, come dice il card. Martini richiamando il profeta Gioele quando dice «I vostri figli e le vostre figlie profeteranno». «Il contributo “dei figli e delle figlie” è fondamentale» scrive ancora Martini. «Dove esistono ancora conflitti arde la fiamma, lo Spirito Santo è all’opera». I giovani, dunque, è da qui forse che possiamo ripartire, non sono solo il futuro: sono anche e in primo luogo il nostro presente. |
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 27 febbraio 2009 ) |