«Imporre il gender è un crimine contro l’umanità»

Pubblichiamo ampi stralci della prefazione al saggio di Marguerite A. Peeters – Il Gender, Una questione politica e culturale, edito da San Paolo – scritta dal cardinale Robert Sarah, nominato lo scorso 24 novembre prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Se il libro è importante, lo sono anche le […]

Pubblichiamo ampi stralci della prefazione al saggio di Marguerite A. Peeters – Il Gender, Una questione politica e culturale, edito da San Paolo – scritta dal cardinale Robert Sarah, nominato lo scorso 24 novembre prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Se il libro è importante, lo sono anche le parole del cardinale Sarah, che riescono con la loro chiarezza a squarciare il velo di ambiguità e ipocrisia che avvolge, purtroppo, anche settori del mondo cattolico. Proprio per questo meritano di essere riportate.

(…) Secondo l’ideologia gender non esiste una differenza ontologica tra uomo e donna. L’identità maschile o femminile non sarebbe insita nella natura, nella realtà, ma sarebbe unicamente da attribuire alla cultura: sarebbe il risultato di una costruzione sociale, un ruolo che gli individui interpretano mediante doveri e funzioni sociali. Secondo i suoi teorici, il gender è performativo e le differenze uomo-donna sono soltanto oppressioni normative, stereotipi culturali e costruzioni sociali che bisogna decostruire per raggiungere la parità tra uomo e donna.

In nome della libertà e della parità, le battaglie ideologiche gender obbediscono a esigenze individualistiche e soggettivistiche che mirano a organizzare la società senza rispettare la differenza sessuale. Anche i tecnici di questa teoria e le potenti lobby che si rifanno ad essa si battono in favore di una indifferenziazione dei sessi che chiamano “neutralità sessuale”: un fluido magmatico che mischia confusamente cose astratte ed è messo in movimento come fosse una nuova utopia di “liberazione del desiderio”, falsamente portatrice di una felicità universale. Lavorano allo smantellamento di quello che chiamano il “sistema binario” uomo-donna.

Come potete osservare, siamo di fronte a una rivoluzione che cerca di ribaltare l’ordine della creazione dell’uomo e della donna come Dio l’ha concepito sin dalle origini nel suo disegno di amore eterno. Portata avanti dall’Occidente, questa rivoluzione si sviluppa in maniera subdola, nell’assenza quasi totale di dibattito pubblico. Le conseguenze sono di una gravità estrema. Non riguardano soltanto le scienze mediche, umane e sociali: le ricadute distruttrici potrebbero diventare sempre più evidenti nella vita concreta delle persone individuali e delle società, ovunque viviamo.

Il gender consolida oggi le sue fondamenta e guadagna sempre più terreno. Un modo diverso di considerare il matrimonio, la famiglia, l’amore, la dignità umana, i diritti e la sessualità in una prospettiva essenzialmente soggettivistica si radica progressivamente e solidamente in Occidente, e tende a espandersi nel resto del mondo. La teoria gender sta passando a un livello superiore, decisivo, trasformandosi in teoria queer.

Passa cioè a una volontà di «destabilizzazione identitaria e istituzionale generalizzata» perché la teoria queer, spiega Marguerite A. Peeters, «non si ferma alla decostruzione del soggetto: si interessa soprattutto alla decostruzione dell’ordine sociale. […] Si tratta di seminare il dubbio sulle tendenze normative dell’ordine sessuale, di introdurre il sospetto circa le “restrizioni dell’eterosessualità”, di cambiare la cultura», di demolire le regole convenzionali.

(…) Se i cambiamenti sovversivi promossi dal gender non smettono di espandersi, le nostre civiltà potrebbero in effetti perdere il senso di ciò che l’umanità è e infine «scomparire, non a vantaggio di un mondo perfetto, ma in una caduta verso la barbarie» e il totalitarismo.

Ciò che rende la battaglia ancora più ardua e difficile è che la rivoluzione culturale arriva oggi, in modo significativo, a disattivare il legame vitale che deve esistere tra diritto e verità, diritto e bene, diritto e centralità della persona umana nella società. I diritti dell’uomo sono oramai sottomessi a interpretazioni procedurali e al diktat dei falsi consensi. Una volta conclamati, questi consensi possono essere evocati per far adottare convenzioni internazionali che diventano leggi negli Stati che li hanno ratificati.

Sono le procedure politiche derivanti dalla governance mondiale che decidono per preteso consenso che, per esempio, l’accesso universale alla contraccezione deve essere la priorità dello sviluppo, la maternità è uno stereotipo da decostruire, certa manipolazione genetica giustifica il sacrificio degli embrioni, l’aborto e l’eutanasia devono essere liberalizzati, le unioni omosessuali devono godere degli stessi diritti del matrimonio. Questa stessa governance mondiale esercita forti pressioni sugli Stati affinché si allineino a queste sue folli priorità ideologiche con lampante e scandaloso disprezzo del benessere dei poveri di Paesi e culture non occidentali.

I poveri non hanno diritti? Sono essi e il loro sviluppo umano che dovrebbero essere al centro della cooperazione internazionale! Al contrario, la frase: «I diritti gay sono diritti umani e i diritti umani sono diritti dei gay» [Hillary Clinton] sembra essere diventata il leit motiv di un discorso attuale della governance mondiale che, grazie ad esso, vuole cambiare le culture dei popoli in favore della libera scelta, da parte degli individui, dei loro “orientamenti sessuali”. Peggio ancora: nel momento stesso in cui i diritti dell’uomo sono utilizzati per imporre questo genere di progetto ideologico, il segretario dell’Onu, in maniera sorprendente, dichiara che «nessun costume o tradizione, nessun valore culturale o credenza religiosa può giustificare il fatto che un essere umano venga privato dei suoi diritti umani». [Ban Ki-moon].

Con quale diritto si sacrificano le culture e la fede dei poveri in nome dell’omosessualità, o in nome degli idoli della decadenza morale dell’Occidente? Diventa necessario, oggi, sforzarsi con una certa urgenza di riconciliare il diritto con il matrimonio e con la famiglia che sono un bene comune dell’umanità. Il matrimonio e la famiglia precedono il potere politico, che ha l’obbligo di rispettarli nella loro struttura umana universale.

Quando cercano di smontarli in maniera sistematica, quando li snaturano rimpiazzandoli con le unioni civili, quando, in nome dell’ideologia gender, ridefiniscono le coppie, il matrimonio, la famiglia, i discendenti per privilegiare l’omosessualità e la transessualità fanno perdere all’umanità il senso della realtà e la ragione delle cose e contribuiscono alla creazione di una cultura suicida. È semanticamente improprio assegnare alle coppie omosessuali i termini “matrimonio” e “famiglia”, che implicano sempre e soltanto il rispetto della differenza sessuale e l’apertura alla procreazione. L’omosessualità altera la vita coniugale e familiare. Non può essere un riferimento educativo per i bambini. Li danneggia e li rovina in profondità e in maniera irreversibile. E privare un bambino di un padre e una madre è una violenza inaccettabile.

In questo libro Marguerite A. Peeters mette in luce la gravità dell’errore che i Paesi occidentali commettono quando passano dal rispetto dovuto alla dignità e ai diritti inalienabili di ciascun individuo, qualunque sia la sua condizione, all’istituzionalizzazione di politiche e costumi antinomici rispetto al matrimonio e alla famiglia. L’omosessualità è un non-senso nei confronti della vita coniugale e familiare. E quanto meno nocivo raccomandarla in nome dei diritti dell’uomo. E imporla è un crimine contro l’umanità.

È inammissibile che Paesi occidentali e agenzie Onu impongano ai Paesi non occidentali l’omosessualità e tutte le sue devianze morali, utilizzando argomenti economici affinché rivedano la loro legislazione in materia e per di più condizionino l’aiuto allo sviluppo con l’applicazione di norme assurde, sovversive, inumane e contrarie alla ragione e al senso delle realtà che maggiormente caratterizzano l’umanità. Promuovere la diversità degli “orientamenti sessuali” fin nelle terre africane, asiatiche, oceaniche, sudamericane significa condurre il mondo a una totale deriva antropologica e morale: verso la decadenza e la distruzione dell’umanità!

I Paesi occidentali ci hanno abituato all’instabilità delle loro idee e alla costruzione di ideologie alienanti e passeggere come furono il marxismo e il nazismo. L’esportazione delle loro ideologie nel corso della storia ha da sempre causato gravi danni all’umanità. Il pensiero africano non può lasciarsi colonizzare di nuovo. Dopo la schiavitù e la colonizzazione si sta cercando ancora una volta di umiliare e distruggere l’Africa imponendole il gender. È fondamentale che gli africani non si facciano privare della loro saggezza e della loro prospettiva antropologica che basano il matrimonio e la famiglia esclusivamente sulla relazione tra un uomo e una donna. La filosofia africana proclama senza indugi: l’uomo non è nulla senza la donna, la donna non è nulla senza l’uomo, ed entrambi non sono nulla senza un terzo elemento che è un figlio. Un figlio è il dono più grande e più prezioso di Dio. È l’espressione più sublime della generosa fecondità dell’amore e del dono reciproco degli sposi.

Una grande battaglia è iniziata, davanti ai nostri occhi, con potenti mezzi sovversivi che impiegano ciò che Monique Wittig ha chiamato «macchine da guerra», in quanto colpiscono dritte la dignità della persona, il matrimonio, la famiglia, mettendo in pericolo il futuro stesso dell’umanità. L’azione corrosiva del gender, spiega Marguerite A. Peeters, è così efficace nel perseguire i suoi obiettivi che si potrebbe essere presi da un sentimento di impotenza e anche soccombere davanti alla tentazione di adottare un atteggiamento disfattista e dire: in ogni caso la catastrofe è assicurata, lasciamo che le cose vadano come vanno. Ma volendoci impegnare in favore della vocazione eterna all’amore dell’uomo e della donna, alla comunione e alla loro complementarità, Peeters ci incoraggia a non arrenderci e a ricordare la vittoria del piccolo Davide contro il gigante Golia.

(…) Il discernimento è decisivo. Inizia dal realismo. Si tratta di vedere le cose con distacco, di mettere le realtà attuali nella giusta prospettiva, nella prospettiva più ampia possibile. Da un lato, dobbiamo essere capaci di aprire gli occhi davanti alle realtà difficili e negative del nostro tempo, dall’altro mantenere il nostro sguardo fisso su quelle che recano il segno del mistero di Dio. Anziché rinchiuderci in atteggiamenti superficiali di accettazione o di rifiuto, ammettiamo che Dio venga a risvegliarci con le scosse che subiamo e apriamoci alla luce trascendente della sua grazia. Dobbiamo «tornare alla fonte, tornare alla casa del Padre» e mantenere la fiducia nella presenza efficace di Dio nella storia, una presenza che passa dalla nostra attiva collaborazione e dal risveglio delle coscienze. (…)

Card. Robert Sarah  Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti



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