Imbrattati i muri della Mensa Caritas. Parla il direttore don Sandro Amodeo

L’accesso alla Mensa della Caritas in via dell’Istria è stato imbrattato con scritte contro gli immigrati. Ecco come vede la cosa il direttore della Caritas.

Come si vede nella fotografia, l’accesso alla Mensa della Caritas in via dell’Istria è stato imbrattato con scritte contro gli immigrati. Ecco come vede la cosa il direttore della Caritas, don Sandro Amodeo.

 

Che idea si è fatto sull’origine delle scritte anti-immigrati che hanno imbrattato la sede della Caritas?

Purtroppo è un segnale molto forte del malcontento che si sta manifestando fra la gente. Certamente non tutta la gente, non tutta la città. Direi piuttosto delle fazioni forse neppure politiche che cercano di fomentare una mentalità avversa all’accoglienza verso chi è straniero.

Le scritte erano contrarie all’attuale politica governativa sull’immigrazione. Ma la Caritas fa carità e non politica. Obiettivo sbagliato, quindi?

L’ obbiettivo è sbagliato in pieno. E’ stata attaccata la mensa, luogo simbolo della carità verso tutte le persone bisognose. Alla mensa vengono triestini, famiglie, persone sole, senza lavoro. Certamente vengono anche immigrati ma posso dire che coloro che usufruiscono di questo servizio sono assolutamente ben integrati fra loro. Mi capita molto spesso di essere presente sia a pranzo che a cena ed il clima è buono, socievole, molte persone si conoscono e comunque tutti sono rispettosi gli uni degli altri

Quali sono i criteri che orientano l’azione della Caritas nei confronti degli immigrati?

La Caritas accoglie qualsiasi persona di qualsiasi nazionalità, etnia, religione e provenienza. Accoglie italiani e stranieri senza alcuna differenza né tantomeno discriminazione. Più che di immigrati qui dovremmo parlare di richiedenti asilo e rifugiati. In questo caso, la Caritas è uno dei due enti gestori ai quali il comune di Trieste ha affidato il compito dell’ accoglienza. Per questo settore la Caritas risponde alle esigenze che sono dettate dall’aver aderito ad una convenzione che lo Stato italiano, attraverso le Prefetture, ha presentato ai comuni, in modo uguale in tutta Italia.

Dal suo punto di osservazione, i triestini come si collocano nei confronti degli immigrati che arrivano qui nelle vostre strutture?

I triestini sono persone abituate ad una città multietnica, non hanno timore degli stranieri e sono sempre stati accoglienti verso tutti. Certo accogliere è impegnativo e oggi, complice anche una situazione di forte crisi nella quale versano molte persone, l’accoglienza diventa un tema scottante anche perché lo Stato italiano mostra di non avere alcun programma certo per il futuro.

Ritiene possibile in futuro un acutizzarsi di fenomeni di intolleranza?

Purtroppo ho paura di si. Dobbiamo impegnarci non soltanto ad informare ma anche ad educare all’accoglienza. Ogni cristiano, in nome del Vangelo e chiamato ad accogliere il fratello più piccolo. Nello stesso tempo però ogni uomo, anche non credente, ha il dovere di rispettare dei principi e dei valori che stanno alla base di ogni società umana primo fra tutti il valore della vita, seguito a ruota da quello della pacifica convivenza.

 



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