Il voto a perdere dei deputati cattolici sulle DAT

Mi sono chiesto come sia possibile che un deputato che si dichiara cattolico voti in parlamento una legge sull’eutanasia. E non sono riuscito a rispondermi.

Un buon gruppo di deputati “cattolici”, soprattutto militanti nel Partito Democratico, ha votato alla Camera a favore della legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento, che è stata approvata ed ora è transitata in Senato. Siccome il testo di legge rende possibile la richiesta di sospensione di idratazione e alimentazione (che non sono terapie) è certissimo che apra all’eutanasia. Il fatto che il testo della legge alla fine abbia previsto l’obiezione di coscienza del medico nulla toglie alla sua profonda ingiustizia e disumanità. Sarà possibile che lo Stato uccida una persona umana, se costei (o il suo tutore) lo vuole. La possibilità dell’obiezione di coscienza non rende giusta una legge ingiusta e, del resto, prima o dopo quel diritto stesso verrà attenuato o tolto. Se farsi dare la morte diventa un diritto, lo Stato dovrà farlo valere anche impedendo l’obiezione di coscienza.

Non è la prima volta che deputati “cattolici” danno il loro sì a leggi contrarie a qualcuno dei dieci comandamenti e, quindi, alla legge morale naturale. Non sarà nemmeno l’ultima. Ma non riesco a non stupirmi ogni volta che accade. Mi do da fare per capire le eventuali motivazioni, ma non ci riesco. E, alla fine dei miei ragionamenti, concludo con la desolata domanda: ma di deputati cattolici così cosa ce ne facciamo?

Poi mi viene in mente che forse la logica di partito finisce per legare loro le mani. Il partito in cui si sono collocati la pensa in questo modo, lo ha scritto anche nei suoi programmai elettorali. Non c’è da stupirsene. Loro sono entrati in un partito che si sapeva pensarla in questo modo. Ma sono entrati – a loro dire – nonostante questo, ossia per contrastare nel partito questi elementi negativi e puntare su altri che essi ritengono positivi. I deputati cattolici nel Partito democratico ci sono per correggere la linea del partito su questi temi. Ma allora perché poi seguono la corrente, non si distinguono, balbettano qualche timida critica e alla fine si adeguano obbedienti? E’ sempre stato così: qualche dichiarazione per salvare la faccia e poi il voto a perdere. Nasce il sospetto, che ormai per me è una certezza, che la cultura del partito abbia il sopravvento e che gli stessi contenuti di ragione e di fede dei cattolici finiscano per essere messi in secondo piano rispetto alla cultura di partito. Non dagli interessi personali, di questo non mi occupo e non mi preoccupo – magari fosse solo così, la situazione sarebbe ancora salvabile -, ma dalla condivisione di una cultura sociale e politica che ha la prevalenza. Voglio essere ancora più chiaro: tra l’essere cattolico ed essere un deputato del Partito democratico è quest’ultimo a prevalere. Per mille motivi di lana caprina: la laicità, la distinzione tra fede e ragione, la secolarizzazione, la distinzione dei piani, l’autonomia del temporale … ma alla fine l’esito è quello e solo quello.

Sono poi andato anche a vedere chi sono quei deputati e ho scoperto che molti di essi vengono dall’associazionismo cattolico e dai movimenti, ove hanno ricoperto anche incarichi molto importanti. E allora mi chiedo: se dal mondo cattolico escono questi frutti, la confusione deve essere più ampia che non solo nella testa dei deputati cattolici pro DAT. Sì, deve essere molto più ampia e profonda



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