Il vicolo cieco dell’Europa, tra jihad e nichilismo. Un problema di identità spirituale

L’Europa rischia di implodere per il vuoto identitario che la logora dall’interno e sotto il peso degli assalti islamici. La testimonianza controcorrente di padre Martinelli.

L’Isis espande il suo dominio e i territori sotto il suo diretto controllo contemporaneamente agli attentati più o meno mortiferi e stragisti che si succedono sul territorio europeo, paventando, addirittura, come in attesa, quello che colpisca l’Italia.

Con la conquista della Libia può davvero dirsi che l’Isis sia alle porte dell’Europa, posto che, come si sta vedendo, utilizza le masse migratorie come vera e propria arma anti-europea in genere ed anti-italiana in particolare.

Ma come si è giunti a questa situazione? Le analisi acute, doviziose, spesso capziose di analisti, geo-politologi, scienziati della politica, militari, esperti di intelligence, economisti, politici, si sprecano sui canali di stampa di ogni ordine e grado, lasciando, tuttavia, un senso di insoddisfazione che deriva dal disperdersi nel dettaglio con una mancanza della visione d’insieme.

Intanto in Europa, soprattutto in Francia, si acuiscono, incredibilmente, i sentimenti anti-semiti che si aggiungono agli ormai consolidati sentimenti anti-cristiani.

Insomma, l’Europa sembra prossima al crollo per la convergenza di due fattori: la mancanza di strutturarazione identitaria culturale che ne sostenga dall’interno le istituzioni e l’operato e, dall’esterno, la pressione del jihad islamico che si può dire oramai davvero alle porte del Vecchio Continente.

Per quanto riguarda il primo elemento sembra potersi individuare la causa del medesimo nella dimenticanza da parte dell’Europa delle proprie radici cristiane, la cui riscoperta non servirebbe per riassaporare quel vago gusto d’antico tanto caro al più cieco tradizionalismo conservatore, ma, semmai, a fronteggiare quella inarrestabile secolarizzazione, o meglio, installazione dello spirito del laicismo nel cuore di molte popolazioni europee che maggiormente rende gli europei distanti, incompresi ed incomprensibili al resto delle altre culture e civiltà, come nota in proposito Joseph Ratzinger: «Per le culture del mondo la profanità assoluta che si è andata formando in Occidente è qualcosa di profondamente estraneo» (Joseph Ratzinger, Europa. I suoi fondamenti oggi e domani, Cinisello Balsamo, 2004, pag. 28-29).

L’Europa dei trattati e dei patti di stabilità dovrebbe riscoprire la propria identità spirituale per potersi confrontare in pace o scontrare in guerra con altre civiltà.

Proprio per questo si dovrebbe cominciare a riconoscere che se è vero che non tutti i musulmani sono jihadisti, è anche pur vero che tutti i jihadisti sono musulmani, osservazione di per sé lapalissiana, ma che si deve intendere nel senso per cui occorre chiamare le cose con il loro nome, per cui oltre l’ecumenismo religioso, il multiculturalismo e l’integrazionismo occorre riconoscere che non si assiste ad un semplice exploit del terrorismo, bensì ad una vera e propria guerra di conquista religiosa, appunto ad un jihad contro l’Occidente in genere e l’Europa in particolare, che l’islam conduce oramai apertamente su scala globale.

Sul punto, nota giustamente Bat Ye’or che «l’Europa oggi si trova nel vicolo cieco creato dal divieto ufficioso di esaminare il jihad secondo criteri occidentali per non offendere le numerose comunità di immigrati musulmani, tradendo non solo i fondamenti e i principi del pensiero critico, base della sua cultura, ma, attraverso la cancellazione del passato, proibisce a se stessa di comprendere i fenomeni attuali» (Bat Ye’or, Verso il califfato universale. Come l’Europa è diventata complice dell’espansionismo musulmano, Torino, 2008, pag. 12).

L’Europa rischia di implodere per il vuoto identitario che la logora dall’interno e sotto il peso degli assalti islamici.

Parafrasando Bernanos il quale riteneva che non si dovesse abolire il mondo delle macchine, ma rispiritualizzarlo, così, per evitare che venga abolita, la cultura europea necessita di essere rispiritualizzata, cioè di ritornare alle origini, alla riscoperta della fede cristiana.

Del resto, mentre l’entità statale, dinnanzi a simili eventi, sembra evaporare, dissolversi (sich auflost) per utilizzare una locuzione tanto cara a Friedrich Engels, solo la Chiesa, come dimostra il caso del vescovo di Tripoli padre Giovanni Martinelli che rifacendosi a San Francesco ha deciso – mentre tutti fuggono – di rimanere tra i saraceni anche a rischio del martirio, con il suo bagaglio culturale e più ancora spirituale può costituire l’unico antibiotico contro questa tendenza implosiva dell’Europa, rappresentando così l’unico punto fermo per la ricostruzione della smarrita identità europea.

In fondo, la storia insegna proprio che l’Europa si è costituita grazie all’opera della Chiesa e del Cristianesimo, come ricorda Maurice Lombard, uno storico di certo non filo-ecclesiastico: «La civiltà romana sarebbe stata cancellata più radicalmente se la Chiesa non si fosse imposta come custode della tradizione e della lingua latina».

Lo sbigottimento degli europei dinnanzi a tanta violenza, l’inerzia degli Stati europei dinnanzi al rischio corso dai propri cittadini, l’impotente indecisione che sembra attanagliare le istituzioni europee, sono causati, all’un tempo, dalla mancanza di consapevolezza circa il passato dell’Europa, specialmente nel suo rapporto di lotta continua per la propria libertà contro gli assalti islamici che nei secoli si sono virulentemente succeduti; in conclusione, insomma, sembrano riecheggiare le parole di Marc Bloch per il quale, appunto, «l’incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall’ignoranza del passato».

di Aldo Vitale

Fonte: http://www.tempi.it

 



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