Il Vescovo nella solennità dell’Assunta invita a tornare al Magnificat

Solo se Dio è grande anche l’uomo è grande. Omelia del Vescovo per la solennità dell’Assunta: un invito a tornare al Magnificat.

(Nella foto immagine della Madonna assunta nella volta del santuario di Monrupino-Repentabor)

DIOCESI DI TRIESTE

SOLENNITA’ DI MARIA ASSUNTA IN CIELO

REPENTABOR-MONRUPINO / MUGGIA VECCHIA

15 agosto 2015

+Giampaolo Crepaldi

 

Carissimi fratelli e sorelle,

  1. Il 1° novembre 1950, Papa Pio XII proclamò che la Vergine Maria «terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Con questa proclamazione, il grande Pontefice diede un profilo dogmatico a una verità di fede che era ben conosciuta dalla Tradizione, affermata dai Padri della Chiesa ed era soprattutto un aspetto rilevante del culto che, lungo i secoli, il popolo cristiano aveva reso alla Madre di Cristo. L’aspetto del culto popolare ci consente di comprendere la proclamazione dell’Assunta come una liturgia della fede. Nel brano del Vangelo di Luca che è stato proclamato, infatti, Maria stessa pronuncia profeticamente alcune parole che danno valore a questa prospettiva. Afferma: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). Questa espressione del Magnificat è una profezia che tocca il passato, il presente e il futuro della Chiesa: la lode alla Vergine Santa, Madre di Dio, intimamente unita a Cristo suo figlio, riguarda la Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Le parole di Maria ci dicono che è un dovere della Chiesa ricordare la grandezza della Madonna. Questa solennità è un invito quindi a lodare Dio, e a guardare alla grandezza della Madonna, perché chi è Dio lo conosciamo nel volto dei suoi.
  2. Carissimi fratelli e sorelle, ritorniamo al Magnificat, a questa mirabile composizione poetica nata dal cuore della Madonna, soffermandoci proprio sul significato di questa prima parola pronunciata dalle sue labbra. Con la parola Megnificat Maria ha inteso magnificare il Signore, cioè “proclamare grande” il Signore. Maria volle e continua a magnificare Dio, volle cioè che Dio sia grande nel mondo, sia grande nella sua vita, sia grande nella storia degli uomini e nelle storie delle persone. Non considera Dio come un “concorrente” che possa togliere qualcosa alla libertà. Ella sa che, se Dio è grande, anche noi siamo grandi. Adamo ed Eva, nostri progenitori, fecero un altro ragionamento: era meglio accantonare Dio per far spazio alla loro libertà e ai loro piani. E’ questo il nucleo del peccato originale. E’ stato questo modo di ragionare alla base della tragica esperienza del figliol prodigo che abbandonò il Padre e la casa. E’ stata ed è anche la grande tentazione di noi figli dell’era moderna e postmoderna che ci siamo sbarazzati di Dio, convinti che Dio non ci lascia liberi, che rende opprimente la nostra vita. Riteniamo che per essere autonomi, indipendenti Dio deve scomparire. E’ questo, in definitiva, il dramma dell’umanesimo moderno. Dramma, perché dove scompare Dio, l’uomo non diventa più grande; perde anzi la dignità divina, perde lo splendore di Dio sul suo volto. Alla fine risulta solo il prodotto di un’evoluzione cieca e, come tale, può essere usato e abusato.
  3. Carissimi fratelli e sorelle, riflettendo sul canto del Magnificat della Madonna, come cristiani dobbiamo essere fermamente convinti chesolo se Dio è grande, anche l’uomo è grande. Maria ci fa capire questa mirabile verità e ci invita, con la dolcezza della Madre, a non allontanarci da Dio, ma a vivere costantemente alla sua presenza. Senza Dio siamo piccoli. Ecco allora il programma di vita che Maria, colei che canta che solo Dio è grande, ci indica per essere grandi: amare Dio sopra ogni cosa e far sì che Egli sia grande nella nostra vita; così anche noi diventiamo divini; tutto lo splendore della dignità divina è allora nostro. Fare spazio ogni giorno a Dio nella nostra vita, cominciando dal mattino con la preghiera, dando la domenica a Dio e poi dando tutto il tempo necessario a Dio. Inoltre, Dio deve ritornare ad essere grande anche nella nostra vita pubblica. Come? Onorandolo e riconoscendo la sua suprema regalità di amore e di misericordia, che si è rivelata nella croce gloriosa del suo Figlio Unigenito, Gesù Cristo. Osservando i suoi comandamenti, quel Decalogo, tanto bistrattato al giorno d’oggi, che fa salvi la vita umana dal suo concepimento fino alla sua fine, la famiglia fondata sul matrimonio indissolubile fedele e fecondo tra un uomo e una donna e i rapporti di comunità che ci rendono capaci di amore civile e di solidarietà verso i poveri e i bisognosi.
  4. Carissimi fratelli e sorelle, Maria, nell’Assunzione, è la creatura che ha raggiunto la pienezza della salvezza, fino alla trasfigurazione del corpo. E’ la donna vestita di sole e coronata di dodici stelle. E’ la madre che ci aspetta e ci invita a camminare verso il regno di Dio. E con Lei anche Dio ci aspetta. Dio ci aspetta e troviamo, andando all’altro mondo, la bontà della Madre, troviamo i nostri, troviamo l’Amore eterno. Dio ci aspetta: questa è la nostra grande gioia e la grande speranza che nasce proprio da questa festa. Cosa dirvi, fratelli e sorelle? Maria assunta in cielo è l’aurora e lo splendore della Chiesa trionfante. Lei è la consolazione e la speranza per tutti noi popolo credente ancora in cammino. Invochiamo allora la sua materna intercessione, affinché ci ottenga dal Signore di rendere forte e certa la nostra fede nella vita eterna; ci aiuti a vivere bene il tempo che Dio ci offre con sicura speranza: una speranza cristiana, che non intende essere solo nostalgia del Cielo, ma vivo e operoso desiderio di Dio qui nel mondo, desiderio di Dio che ci rende pellegrini infaticabili, alimentando in noi il coraggio della fede che, nello stesso tempo, è il coraggio dell’amore.


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