Il tempo della responsabilità

Chi giovedì mattina è passato in Piazza Unità d’Italia a Trieste si è trovato di fronte un’immagine angosciante, come di un cimitero di guerra. Al posto delle croci vi erano cinquemila caschi sulle tombe del lavoro nelle costruzioni in FVG.

Chi giovedì mattina è passato in Piazza Unità d’Italia a Trieste si è trovato di fronte un’immagine angosciante, come di un cimitero di guerra. Al posto delle croci poste sopra alle tombe, vi erano cinquemila caschi di protezione dei lavoratori appoggiati a coppie in lunghe file che hanno riempito la piazza. Sono i caschi sopra la tomba del lavoro nelle costruzioni in Friuli Venezia Giulia a rappresentare, dopo cinque anni di crisi, la situazione di crollo dell’attività del settore.

A fare questa denuncia sono stati gli Stati Generali delle Costruzioni del Friuli Venezia Giulia che hanno promosso alla Stazione Marittima un dibattito pubblico con i candidati Presidenti alle, ormai, prossime elezioni regionali.

In questa regione, un lavoratore su 10 trova lavoro nel settore delle costruzioni che conta 44.000 addetti diretti che diventano 140.000 includendo tutta la filiera delle costruzioni. Dal 2008 il settore in Friuli Venezia Giulia ha perso 5.000 lavoratori di cui oltre 800 solo nella provincia di Trieste. A Trieste, su circa 19.000 addetti nell’industria in generale, oltre 5.000 sono occupati nel settore delle costruzioni.

La preoccupazione più alta è il continuo trend negativo dei dati occupazionali e del numero di aziende del settore che continuano a chiudere. Dobbiamo ricordare che questo è un comparto dove per ogni miliardo di euro investito si determina una ricaduta di 3,374 miliardi con un incremento di 17 mila unità di lavoro, è il più alto coefficiente di attivazione diretto e indiretto tra i diversi settori dell’economia italiana.

Questa di Trieste era la terza iniziativa regionale, dopo quella di Pordenone e di Udine dell’anno scorso, tenuta dagli Stati Generali delle Costruzioni in regione per cercare un rilancio di un settore industriale che per sua natura è definito dagli economisti e dagli addetti ai lavori un comparto anticiclico rispetto all’andamento recessivo impresso alla nostra economia dalla crisi.

Gli Stati Generali delle Costruzioni sono il frutto di un protocollo di intesa sottoscritto, ancora nel 2009 dopo il terremoto dell’Aquila, tra i soggetti nazionali della filiera delle costruzioni per un confronto chiaro con tutti i livelli istituzionali sulla necessità, allora come oggi, di prendere decisioni importanti ed urgenti per affermare criteri di efficienza, legalità e qualità in tutte le attività di costruzione del Paese che necessariamente vogliono qualità, sicurezza ed integrità di chi quelle opere le realizza.

In Friuli Venezia Giulia gli Stati Generali raccolgono le adesioni di 16 associazioni: le imprese ( ANCE, API, CNA, Confartigianato, Confindustria, Lega Coop), i professionisti ( i Collegi dei Geometri e dei Periti, le Federazioni degli Architetti e degli Ingegneri), le Agenzie Immobiliari (FIAIP E FIMAA), le Organizzazioni Sindacali del settore (FENEAL UIL, FILCA CISL, FILLEA CGIL, INARSIND).

In Stazione Marittima a Trieste tutte queste Associazioni hanno chiesto con una sola voce, in questo caso la voce di Valerio Pontarollo Presidente dell’ANCE FVG, al futuro Presidente della regione, ma anche a chi andrà all’opposizione, di prendersi l’impegno pubblico di dire oggi cosà farà per il settore dopo le elezioni del 21 aprile, a fronte di specifiche richieste da attuarsi nei primi cento giorni di governo della nuova Giunta, per dare concreta attuazione a provvedimenti già chiesti da oltre un anno e mai attuati.

Le richieste, raccolte in dieci punti già presentati nel 2012, riguardano provvedimenti e atteggiamenti capaci di dare da subito un’iniezione di energia al settore, non con grandi opere, ma a partire proprio da ciò che si può fare da subito.

Tra le richieste fatte vi è la modifica del Patto di stabilità e da subito lo sblocco di 100 milioni di euro a favore della pubblica amministrazione perché effettui i pagamenti arretrati vantati dalle imprese. E’ stata sollecitata la Regione a dichiarare lo stato di crisi del settore delle costruzioni per adottare provvedimenti urgenti e straordinari a sostegno dell’occupazione e dell’attività delle aziende. Vanno snelliti gli iter autorizzativi per ottenere una drastica riduzione dei tempi e dei costi della burocrazia e vanno standardizzate su tutto il territorio regionale le procedure e la modulistica. Gli Stati Generali insistono nel domandare soprattutto progetti per piccole opere immediatamente cantierabili, che sono facilmente acquisibili da imprese che operano sul territorio, che comprendano il recupero del patrimonio edilizio esistente con annessa la riqualificazione energetica, l’istituzione di un fondo per chi è rimasto senza occupazione in quanto i lavoratori del settore non hanno ammortizzatori sociali di lungo periodo.

Da questa iniziativa emerge che il settore delle costruzioni ha compreso come la crisi vada affrontata tutti assieme. Questo metodo, esempio da seguire e da coltivare, va valutato molto positivamente. Si affronta la crisi avendo tutti chiaro l’obiettivo, avendo fatto tutti la propria parte anteponendo i propri interessi particolari all’obiettivo comune, al bene di tutti. Non è tempo del conflitto ma della responsabilità.

E’ un esempio anche a questa politica. Il settore delle costruzioni, attraverso la sua rappresentanza, ha chiesto alla politica regionale di essere ascoltato, di avere un confronto un dialogo per una presa di consapevolezza della necessità di un percorso, anche comune come sul partenariato per i fondi dell’Unione Europea e sul credito, che recepisca le istanze, vere e concrete, per passare dalle parole dalle promesse ai fatti.

E’ bene non dimenticare mai che dietro ai numeri dell’economia di crisi vi sono donne e uomini, famiglie, comunità fatti di carne e ossa.

I candidati hanno aderito alle richieste fatte, a noi tutti spetta dopo le elezioni verificare, pungolare, ricordare loro questa adesione.



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